x The Adecco Group

Contro gli squilibri di genereDalla politica allo spazio, una rete per promuovere l’empowerment femminile

Phyd, piattaforma phygital del Gruppo Adecco, ha deciso di dedicare all’argomento un ciclo di sette incontri dal titolo “Women on Wednesday” (Wow), per arrivare alla fine a un white paper con un elenco di azioni da mettere in pratica per concretizzare il cambiamento

(Unsplash)

L’empowerment femminile è un tema complesso, con diverse sfaccettature. E il rischio, spesso, è di cadere in generalizzazioni, banalizzazioni o rappresentazioni parziali. Ecco perché Phyd, piattaforma phygital del Gruppo Adecco, ha deciso di dedicare all’argomento un ciclo di sette incontri per arrivare alla fine a un white paper con un elenco di azioni da mettere in pratica per concretizzare il cambiamento. Gli appuntamenti, da gennaio a luglio, si terranno di mercoledì – da qui l’acronimo Wow, Women on Wednesday – moderati dalla giornalista Elisa Serafini.

«Esiste ancora uno squilibrio di genere evidente che ha base storico-culturali. Ha senso parlare di empowerment femminile con l’obiettivo di raggiungere risultati concreti», ha spiegato Monica Magri, Group HR & Organization Director di The Adecco Group nel corso del primo incontro, a cui hanno partecipato anche Gaia Romani, Assessora ai Servizi civici, Partecipazione e Trasparenza, Politiche del decentramento del Comune di Milano, Martina Rogato, consulente e attivista, e Ilaria Cinelli, Space Healthcare and Business Developer di Aiko.

L’empowerment femminile è anzitutto un «processo progressivo e trasformativo che deve generare cambiamenti concreti anche misurabili, in grado di impattare sulla individualità ma anche sulla collettività», ha spiegato Magri. Il processo prevede diverse fasi, che vanno dall’analisi del contesto di partenza, in cui si prende consapevolezza degli ostacoli presenti, passando poi all’individuazione di obiettivi a medio e lungo termine e infine alla fase trasformativa in cui si raggiungono obiettivi misurabili. Che possono essere legati a piccole organizzazioni, novità legislative e normative, cambiamenti di abitudini e consumi, fino al cambiamento culturale. «E i cambiamenti culturali sono i più difficili da portare avanti e soprattutto i più lunghi», ha aggiunto Magri.

Negli incontri di “Women on Wednesday”, saranno analizzati diversi temi: competitività nel mondo del lavoro, personal branding, competenze Stem, autoimprenditorialità, assertività, conciliazione lavoro-famiglia e welfare. Alla fine del ciclo, ha spiegato Magri, «sarà realizzato un documento che sintetizza gli incontri e che darà suggerimenti sulle best practice, permettendo di arrivare a una sintesi in grado di aiutare nel concreto».

Uno dei nodi riguarda le posizioni apicali ricoperte dalle donne. «In politica, come nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria, noi donne siamo di più, ma siamo ancora troppo poche ad avere posizioni di leadership e di potere vero», ha spiegato Gaia Romani. «In Italia solo il 6% di sindaci è donna. Solo 20 Paesi sono guidati da una donna nel mondo. La chiave, però, sta nella leadership. E alla leadership si arriva con l’empowerment, che ci dà la consapevolezza di noi stesse, il coraggio di capire che la nostra diversità è un valore di cui non dobbiamo vergognarci ma, anzi, affermare. Bisogna ritrovare il valore della diversità, non avere paura di essere ambiziose, non vergognarci di avere voglia di crescere e raggiungere risultati. Ma dettando noi le regole nel mondo del lavoro e della politica».

Martina Rogato, appartenente al team Young Women Network, ha citato l’esperienza del mentoring come best practice del processo di empowerment. «È uno strumento di doppio arricchimento», ha spiegato, «per chi lo riceve e per chi lo fa». Ma, ha aggiunto, «sono anche importanti le soft skill come strumento di empowerment, sviluppando capacità come il saper parlare in pubblico e la negoziazione». E poi bisogna fare un salto individuale, «avendo il coraggio di osare», ha ribadito.

Una storia esemplare è quella di Ilaria Cinelli, ingegnera con una grande esperienza internazionale, esperta nel settore spaziale e biomedicale. «Sono partita con il desiderio di volermi occupare dello spazio e mi sono aperta tutte le possibilità semplicemente volendolo», ha raccontato. «Non mi sono mai detta che non potevo fare qualcosa perché ero donna». E ora Ilaria Cinelli si sta dedicando all’empowerment femminile per lo spazio. «Se nello spazio abbiamo solo l’11% di donne al momento, le persone che sulla Terra beneficeranno della ricerca sulla salute umana che si fa nello spazio saranno per la maggior parte uomini», ha spiegato. «Non solo c’è disparità nella selezione degli astronauti, ma questa scarsa presenza comporta una minore attenzione nella ricerca sulla salute della donna nello spazio. Basti pensare che i tanti strumenti che si usano nello spazio, a partire dalla tuta spaziale, sono disegnati su uno standard maschile».

Dallo spazio alla Terra, insomma, quello che serve è un cambio di passo. «Dobbiamo unire le forze su più fronti», ha detto Cinelli, «favorendo una collaborazione tra donne di culture ed etnie diverse. Senza dimenticare però di coinvolgere anche gli uomini».