Oltre il PilRallenta la crescita del mercato del lavoro

I dati Istat di dicembre 2021 registrano solo mille occupati in più in un mese. Continuano ad aumentare solo i contratti a termine, soprattutto nelle fasce più giovani e tra le donne. Dai dati non si evince il boom delle dimissioni né l’effetto dello sblocco dei licenziamenti

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Il mercato del lavoro italiano non va a braccetto con il Pil. Anzi. Mentre l’economia nel 2021 è rimbalzata del 6,5% più della media europea, con un +0,6% tra ottobre e dicembre, la crescita dell’occupazione nell’ultima parte dell’anno ha rallentato. E a dicembre si contano solo mille occupati in più. Con il tasso di occupazione stabile al 59%.

Gli ultimi dati Istat registrano una «sostanziale stabilità» degli occupati e degli inattivi, con una diminuzione dei disoccupati. Tra gli uomini, nell’ultimo mese dell’anno, si contano 52mila posti di lavoro in meno, con un aumento degli inattivi (+33mila). Nella componente femminile, invece, si registrano 54mila occupate in più, 40mila disoccupate in meno e una riduzione delle inattive (-29mila). Le donne occupate sono 377mila in più in un anno (+4,1%). Con il tasso di occupazione femminile che tocca il 50,5%, il più alto di sempre in Italia. Ma, come fa notare Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione Adapt, i motivi vanno ricercati anche nei cambiamenti demografici, con meno giovani e più anziani.

La media, a conti fatti, è di soli mille occupati in più in un mese. «Il lieve calo dell’occupazione neI mese di novembre e la sostanziale stabilità registrata a dicembre rallentano la crescita dell’occupazione osservata a partire dal mese di febbraio 2021 (con l’unica eccezione del mese di agosto)», dicono dall’Istat.

La ripresa del mercato del lavoro ha rallentato, quindi, tra l’arrivo della nuova variante Omicron, il caro energia e l’inflazione crescente. E, in linea con i mesi precedenti, a crescere sono solo i contratti a termine, che sono 59mila in più in un mese. Calano di 7mila unità i contratti a tempo indeterminato, tra lo sblocco dei licenziamenti e l’aumento delle dimissioni volontarie. Ma senza numeri da record, confermando quindi il fatto che in Italia non si può parlare ancora di Great Resignation né di addio al posto fisso.

Tornano a calare anche gli autonomi di 51mila unità, dopo che a novembre avevano invece registrato un aumento di 66mila unità.

Seppur con questi piccoli numeri, a far muovere il mercato – secondo i dati Istat – sono soprattutto le fasce più giovani. E molto probabilmente con contratti a tempo. Tra i 15 e i 24 anni a dicembre ci sono 18mila occupati in più, tra i 25 e i 34 anni 29mila in più. Segno meno per gli over 50, con 53mila unità in meno. Dato, questo, che si allinea anche alle prime informazioni sull’aumento delle dimissioni volontarie, secondo cui al primo posto tra chi lascia il lavoro ci sono over 50. Ma non pensionati, bensì avviati all’uscita dal mercato del lavoro, quindi senza ricollocamento.

Al netto della componente demografica, in un anno gli occupati crescono del 9,4% tra gli under 35 e del 2,6% tra i 35 e i 49 anni, confermando quindi la ripresa della componente giovanile del mercato. Tra i più anziani si osserva invece un calo dell’occupazione, che si associa alla crescita della disoccupazione e dell’inattività.

Confrontando il trimestre ottobre-dicembre 2021 con quello precedente, si osserva un livello di occupazione più alto dello 0,3%, con un aumento di 70mila occupati. Rispetto al dicembre del 2020, gli occupati sono 540mila in più (+2,4%). Solo per i lavoratori tra i 35 e i 49 anni il dato resta stabile, ma per effetto della componente demografica. E la crescita è trainata dai contratti a tempo, che sono sono 434mila in più, a fronte di una crescita dei rapporti a tempo indeterminato di 157mila unità. Mentre tra gli autonomi se ne contano 50mila in meno in un anno.

Rispetto a dicembre 2020, diminuisce sia il numero di disoccupati in cerca di lavoro (-184mila), sia l’ammontare degli inattivi (-653mila). Da gennaio 2021, il numero di occupati è cresciuto di oltre 650mila unità e il tasso di occupazione è più elevato di 2,2 punti percentuali. Se confrontato con il periodo pre-pandemia (febbraio 2020), il tasso di occupazione è tornato allo stesso livello (59%), mentre il tasso di disoccupazione, al 9%, è ancora inferiore di 0,6 punti e quello di inattività è salito dal 34,6% al 35,1%.

A conti fatti, mancano all’appello ancora 286mila posti di lavoro persi nella crisi Covid, che ancora non sono stati recuperati nonostante il tasso di occupazione sia fermo al 59%, lo stesso di febbraio 2020. Questo perché nel frattempo la popolazione italiana 15-64 anni è diminuita di 492mila unità. Così il fattore demografico comincia a farsi sentire chiaramente sul mercato del lavoro.

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