Pistacchio Day Freniamo l’amore per il pistacchio prima che diventi una relazione tossica

Arriva la Giornata Mondiale di uno dei frutti secchi più amati e consumati (e probabilmente anche abusati) degli ultimi anni. Lo vediamo ovunque, ormai. Ma questa sovraesposizione non fa bene al prodotto di qualità

L’albero del pistacchio ha uno sviluppo estremamente lento, tanto che impiega fino a dieci anni per entrare nel suo massimo vigore produttivo, che mantiene poi fino a quarant’anni, producendo dai dieci ai trenta chili di frutti per ogni stagione di raccolta.

Nel mondo si produce oltre un milione di tonnellate di pistacchio all’anno. Iran, USA e Turchia sono i principali produttori. L’Italia è al settimo posto con 3.600 tonnellate, e la nostra punta di diamante è il pistacchio di Bronte, che rappresenta l’1% della produzione mondiale. A giudicare dalla produttività della pianta e della richiesta sempre crescente, gli ettari coltivati a pistacchio in giro per il mondo sono aumentati parecchio e lo faranno ancora. Sarà per via di questa abbondanza che ci troviamo pistacchi infilati in ogni piatto e in ogni momento di consumo?

Sia chiaro: il pistacchio – quello buono – è davvero un frutto molto valido dal punto di vista nutrizionale e arricchisce il nostro patrimonio gastronomico, tanto da diventare iconico in certi casi (vedi alla voce mortadella). Tuttavia, negli ultimi anni sembra che la mania verso questo frutto stia spopolando in derive bizzarre, fatte di cucina kitsch e industrie alimentari che si sentono costrette a fare la versione al pistacchio di ogni cosa. Ma c’è davvero bisogno di spargere granella o versare pesto di pistacchio ovunque? No! Anche perché l’uso spropositato delle materie prime ha un impatto negativo sull’ambiente. E non viene meno la frutta secca, proprio come scriveva pochi giorni fa Carlo Petrini su Il Gusto.

Forse è il caso di limitare il nostro amore per i pistacchi in pochi incontri occasionali, magari al naturale, come spuntino o tritati sul cannolo. Insomma, nei modi in cui possiamo veramente viverne la passione pura. E, invece, il pistacchio si è insediato ovunque e sembra essere diventato irrinunciabile nelle cucine professionali come in quelle casalinghe. Ricordiamoci però che non sarà mai una granella di pistacchio a rendere speciale un piatto, come non lo è stata la glassa di aceto balsamico o il tocco di panna.

Ecco perché dovremmo prometterci, nel giorno della Giornata Mondiale del Pistacchio, di portare rispetto verso un frutto così buono, smettendo di consumare piatti come questi:

L’arrosto di carne con granella di pistacchio
Involtini, arrotolati, panature. Smettiamola con l’uso di pistacchio in granella per cercare di darsi un tono in cucina, è davvero imbarazzante. È un vizio di molti ristoranti, compresi quelli che in Sicilia ci vogliono convincere che si tratta di “una crosta al pistacchio di Bronte”. Ma chi ci crede più? Non contenti poi, lo replichiamo anche a casa. Spendiamo 6 euro per 100 grammi di pistacchi tritati, ci rivestiamo l’arrosto e non ci accorgiamo che la crosta, con tanto di pistacchi bruciati, rimarrà tutta nella teglia, per poi finire nell’umido.

La pasta con pesto di pistacchi, panna e cose a caso
Qui non vogliamo demonizzare niente e nessuno. Però, benedetto il cielo, vogliamo riconoscere che è il momento di andare oltre e provare a proporre qualcosa più contemporaneo? La pasta con panna e pistacchio è ancora presente in troppi ristoranti. Ridateci le pappardelle al ragù, piuttosto.


La pizza con pistacchi macinati
Non importa cosa c’è sotto, l’importante è che sopra ci sia del pistacchio. Il risultato è un cornicione con al centro una distesa di polveri sottili di colore verde, così sottili che contribuiranno all’aumento dei valori dell’inquinamento urbano. La verità è che sotto quel pistacchio c’era una pizza che poteva essere buona, ma abbiamo sprecato l’occasione.

La brioche con crema di pistacchio
Ci affrettiamo il sabato mattina a metterci in coda nell’ultima pasticceria aperta in zona. Tutto super instagrammabile, cappuccini con disegnini e brioche farcite in tutti i modi. Ma quale scegliamo? Ovviamente quella con crema di pistacchio, perché se è pistacchio è meglio! Crema che poi ha la stessa viscosità della pasta per dentiere. Finiremo a farci un selfie senza sorriso perché le labbra sono incollate, la sete ci perseguiterà tutta la mattina insieme al tormento di non aver optato per la brioche con la crema pasticcera.