Watchdog delle istituzioniL’anno molto impegnato del mediatore europeo

Commissione, Consiglio, banche e agenzie sono finite nel 2020 sotto la lente d’ingrandimento dell’Ombudsman Emily O’Reilly, che è in sostanza un garante della trasparenza e delle norme etiche nell’amministrazione comunitaria

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Assicurare la trasparenza nelle attività delle istituzioni è la missione del mediatore europeo, un ruolo che esiste in ambito comunitario da 25 anni, ma non a livello nazionale in tutti gli Stati membri. La figura dell’Ombudsman deriva dalla tradizione giuridica dei Paesi nordici, che prevedono un ente in grado di vigilare sull’apparato statale nell’interesse dei cittadini, accogliendo istanze e segnalazioni.

Cosa fa il mediatore europeo
Il mediatore è in sostanza un garante della trasparenza e delle norme etiche nell’amministrazione comunitaria: svolge indagini sulle istituzioni e gli organismi dell’Unione europea, agendo di sua iniziativa oppure a seguito di denunce, che possono essere presentate da organizzazioni, enti o anche semplici cittadini residenti in uno dei 27 Paesi membri.

Se da un’indagine risulta un caso di «cattiva amministrazione», il mediatore lo rende noto formulando «soluzioni», «raccomandazioni» o «suggerimenti»: decisioni che però non hanno effetto giuridico vincolante. L’esito prodotto è una sorta di avvertimento, che nella maggior parte dei casi si traduce comunque in un cambio di rotta: nel 2019, le istituzioni dell’Unione hanno reagito positivamente alle proposte della mediatrice nel 79% dei casi, secondo i dati forniti dal suo ufficio.

A eleggere il mediatore è il Parlamento europeo, che può anche confermare la stessa figura a capo dell’organo di controllo, come successo nel dicembre 2021 con l’ex giornalista e Ombudsman nazionale irlandese Emily O’Reilly. Ogni anno, il mediatore presenta un resoconto della sua attività, che l’Eurocamera deve approvare formalmente.

L’ultimo di questi rapporti riguarda il 2020, un anno piuttosto denso di indagini per l’Ombudsman, soprattutto a causa della pandemia da Covid-19. Ad aprile di quell’anno l’ufficio del mediatore ha aperto un caso relativo alle iniziative prese dalla Commissione per fronteggiare la crisi sanitaria. Alle richieste di informazioni, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e quello del Consiglio europeo Charles Michel hanno risposto in maniera ufficiale, spiegando di aver rispettato gli standard di trasparenza previsti anche nei periodi più difficili.

Tuttavia, proprio la presidente von der Leyen è stata di recente criticata dal mediatore europeo per essersi rifiutata di rivelare il contenuto di alcuni messaggi scambiati con l’amministratore delegato di Pfizer sulla compravendita dei vaccini anti-Covid. Il gabinetto della presidente ha motivato il rifiuto con il fatto che i messaggi di testo telefonici non rientrano nelle lista delle prove documentali di cui è necessario tenere traccia stando alle regole interne della Commissione, ma Emily O’Reilly ha chiarito che «quando si tratta del pubblico accesso ai documenti, è il contenuto a contare e non il mezzo di comunicazione».

Non solo Covid-19
Sempre nell’ambito della crisi pandemica, sono state inoltrate richieste anche all’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e alla Banca europea per gli investimenti (Bei). Nei confronti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) è stata invece aperta un’indagine sulla raccolta e la diffusione dei dati legati alla diffusione del Covid-19.

I dossier su cui ha vigilato il mediatore sono molteplici, come spiega a Linkiesta l’eurodeputata di Europa Verde Eleonora Evi, titolare della relazione al voto in Parlamento. Davanti ai colleghi, Evi ha espresso apprezzamento per il lavoro di Emily O’Reilly e auspicato un budget maggiore per il suo ufficio.

Uno di questi è l’accordo commerciale Ue-Mercosur, che la Commissione ha negoziato con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay e che dovrà ora essere approvato da Consiglio ed Eurocamera. Secondo il mediatore europeo, però, non è stata redatta una «valutazione d’impatto per la sostenibilità» prima di concludere l’intesa, un dettaglio non trascurabile per Evi: «La Commissione ha violato le sue stesse linee-guida e l’articolo 21 del Trattato sull’Unione europea, che impone di assicurare sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale».

Un altro richiamo concerne la decisione della Commissione di affidare uno studio sull’integrazione degli obiettivi ambientali, sociali e di governance nelle norme bancarie dell’Unione alla società d’investimenti BlackRock.

Quest’ultima ha ingenti interessi finanziari nel settore dello studio, cosa che potrebbe provocare «un conflitto di interesse tale da incidere negativamente sulla sua capacità di eseguire l’appalto» o «esercitare influenza sulle attività di regolamentazione del settore».

In questo caso il mediatore non ha riscontrato gli estremi di «cattiva amministrazione» secondo le norme vigenti, ma ha richiesto alla Commissione una maggiore attenzione nelle verifiche previe all’assegnazione e un aggiornamento nelle sue linee guida sugli appalti. «Anche un caso di conflitto d’interessi soltanto possibile rischia di danneggiare la credibilità dell’Unione», ha detto O’Reilly durante il dibattito all’Eurocamera.

La Commissione è l’istituzione monitorata più di frequente dal mediatore europeo, ma gli altri organi e agenzie dell’Unione non sono esenti da critiche. A Frontex, ad esempio, sono stati chiesti lumi sul meccanismo di denuncia per violazioni dei diritti umani previsto dal mandato della Guardia di frontiera, a seguito di una richiesta presentata da Amnesty International: cosa succede ai denuncianti sottoposti a rimpatrio forzato, quali sono le possibilità di ricorso, come Frontex monitora le denunce contro le autorità nazionali e quale sia il ruolo, in tutto questo processo, del Fundamental Rights Office, l’ufficio di Frontex incaricato della cosa.

In questo caso, il watchdog dell’Unione europea mette in dubbio la piena conformità delle operazioni di gestione delle frontiere ai diritti fondamentali e alla legislazione comunitaria.

L’Autorità bancaria europea (Abe) è stata criticata per aver consentito al proprio direttore esecutivo di assumere l’incarico di amministratore delegato presso la Association for Financial Markets in Europe, un’associazione privata che rappresenta banche e altri enti finanziari: un caso classico di revolving doors, quella dinamica per cui politici e funzionari comunitari passano con agilità dal pubblico al privato, conservando rilevanti informazioni e competenze acquisite.

Secondo il mediatore, l’Abe avrebbe dovuto revocare immediatamente l’accesso del direttore esecutivo alle informazioni riservate una volta venuta a conoscenza della situazione e in futuro dovrebbe comunque fissare criteri per vietare ai suoi dirigenti di ottenere incarichi privati alla scadenza del mandato. Anche la Banca europea per gli investimenti (Bei) è finita in tre indagini: una questiona il rifiuto di concedere l’accesso del pubblico ai verbali delle riunioni su un progetto nel settore delle biomasse; le altre riguardano le informazioni ambientali fornite sui progetti finanziati dall’istituto.

Se molte raccomandazioni ottengono gli effetti sperati, ci sono aspetti della vita comunitaria in cui il mediatore europeo fatica ad incidere. Uno di questi è il metodo di lavoro del Consiglio dell’Unione, un vero e proprio cruccio per Eleonora Evi.

«Ancora una volta l’Ombudsman ha criticato la mancanza di trasparenza nelle riunioni fra i rappresentanti degli Stati: non c’è accesso alle informazioni sui lavori preparatori né si può sapere in via ufficiale quali posizioni assumono i Paesi sui vari temi», afferma l’eurodeputata.

Per il momento il Consiglio ha accettato di fornire maggiori informazioni al pubblico sui cosiddetti «triloghi», i negoziati con le altre istituzioni riguardanti proposte legislative. Verranno pubblicate relazioni sullo stato di avanzamento, il calendario delle riunioni e il mandato affidato dagli Stati ai negoziatori del Consiglio. Un primo passo avanti verso l’obiettivo della trasparenza totale, ancora molto lontano per l’Unione europea.