Citizen PanelI cittadini Ue chiedono una nuova politica migratoria e una forza armata congiunta

Dalla riunione di Maastricht per la Conferenza sul Futuro dell’Europa emergono 40 raccomandazioni. Tra le proposte ci sono la riforma del sistema di Dublino, la creazione di un contingente militare comune e di un eco-score per calcolare l’impronta ambientale di ogni prodotto

AP/Lapresse

Si sono riuniti a Maastricht, il luogo dove 30 anni fa è stato firmato il Trattato sull’Unione europea, con l’obiettivo di riformarla: i cittadini del Panel 4 della Conferenza sul Futuro dell’Europa hanno discusso i temi della migrazione e dell’Unione europea nel mondo. Il risultato è in 40 raccomandazioni che saranno discusse nella sessione plenaria del Parlamento europeo. Come e forse più che negli altri due Citizens’ Panel svoltisi finora, le proposte si inseriscono quasi tutte nel solco di iniziative già avanzate dalla Commissione o discusse dall’Europarlamento.

Esercito europeo no, contingente militare sì
Se la città del Limburgo evoca un momento cruciale nella storia comunitaria, la location prescelta non è suggestiva tanto quanto l’Istituto universitario europeo di Firenze o il College of Europe e il Palazzo della Cultura e della Scienza di Varsavia, utilizzati per gli altri Panel.

Il Mecc di Maastricht è un anonimo centro congressi che affaccia su un’autostrada, relativamente lontano dal centro cittadino: un edificio sicuramente diverso dall’Istituto europeo di amministrazione pubblica, inizialmente individuato come struttura ospitante.

Nei suoi ampi corridoi la minaccia di una guerra ai confini dell’Europa domina i discorsi dei 161 presenti (23 si sono collegati da casa, per un totale di 184 partecipanti sui 200 complessivi). L’attualità stringente della situazione al confine fra Russia e Ucraina nutre il dibattito sul ruolo geopolitico dell’Unione, proprio come auspicato dall’Alto rappresentante per gli Affari Esteri Josep Borrell. Dalle raccomandazioni approvate emerge una volontà diffusa di concedere più poteri, in questo campo, alle istituzioni europee.

Uno dei punti più significativi riguarda l’idea di un esercito comune, da tempo oggetto di un complesso dibattito in ambito comunitario. I cittadini raccomandano la creazione di una «Forza Armata Congiunta dell’Unione europea», usata principalmente per scopi difensivi. A questo contingente militare dovrebbe essere precluso «qualsiasi tipo di azione aggressiva» e ogni dispiegamento di truppe fuori dai confini dell’Ue potrebbe avvenire solo in circostanze eccezionali e sotto mandato dell’Onu.

I cittadini hanno validato la proposta con il 73% di «sì», poco sopra la soglia minima del 70% dei voti espressi, necessaria per includere una raccomandazione nella lista finale. Bocciata, invece, una richiesta simile: la creazione di «Forze armate congiunte dell’Unione europea», risultanti dall’unificazione degli eserciti nazionali nell’ottica di un’«architettura di sicurezza più efficiente».

Questa opzione, che sembra avvicinarsi di più all’idea di un esercito vero e proprio che inglobi quelli dei 27 Stati, ha ricevuto il 68% dei voti positivi: a conti fatti, tra le due «raccomandazioni gemelle» c’è una differenza di pochissime persone a favore o contro.

Per rafforzare la dimensione esterna dell’Unione, comunque, è importante modificare il processo decisionale, che per i cittadini dovrebbe prevedere voti a maggioranza qualificata invece che all’unanimità, salvo che al momento di ammettere nuovi Paesi o modificare i principi fondamentali dell’Unione. Ma anche ridurre le importazioni di petrolio e gas: si suggerisce a tal proposito di migliorare trasporti pubblici ed efficienza energetica, utilizzare i rifiuti per produrre energia ed «esaminare seriamente la questione del nucleare».

Bisogna inoltre sovvenzionare attraverso sussidi le produzioni strategiche, come le tecnologie mediche o i semiconduttori, già al centro di un piano specifico della Commissione.

Il commercio con i Paesi terzi dovrebbe sempre includere una prospettiva etica, con una black list di aziende che sfruttano il lavoro minorile e merci importate conformi a standard di sostenibilità. Una raccomandazione passata con il 73% dei voti chiede di introdurre un eco-score, cioè un punteggio calcolato in base alle emissioni climalteranti derivanti dalla produzione, dal trasporto e dal contenuto di ogni prodotto.

«Teniamo molto a questo punto: sarebbe un’innovazione importante perché permette ai consumatori di capire in poco tempo quali acquisti sono più ecologici», spiega a Linkiesta Sara Filicetti, cittadina bresciana che ha partecipato alla stesura della proposta.

Politica migratoria, anno zero
La metà delle raccomandazioni approvate sono connesse al tema della migrazione e le indicazioni in arrivo da Maastricht saranno probabilmente gradite a Bruxelles. I cittadini chiedono infatti «una revisione completa di tutti gli accordi che regolano l’asilo e l’immigrazione in Europa», sostanzialmente l’obiettivo del Pact on Migration.

Per il pacchetto migratorio proposto dalla Commissione europea a settembre 2020 c’è anche un endorsement diretto da parte dei partecipanti, che lo giudicano «un buon inizio» in un’altra raccomandazione, approvata con il 90% dei consensi. Nel testo si chiede di sostituire il sistema di Dublino per assicurare un’equilibrata distribuzione delle persone migranti nell’Unione.

Solidarietà fra i Paesi europei e standard comuni per le condizioni dei richiedenti asilo sono le linee guida di diverse altre proposte, che spesso tendono a sovrapporsi nell’elenco finale. Per la gestione degli arrivi ai confini esterni dell’Unione europea, dovrebbero essere rafforzati i mandati dell’Agenzia europea per l’asilo e di Frontex, con la Guardia di frontiera autorizzata a intervenire in tutti gli Stati membri (oggi sono i governi nazionali a deciderlo) e però sempre sottoposta a controlli e verifiche «per evitare comportamenti inappropriati».

Approvata anche l’idea di istituire centri di accoglienza specifici dedicati ai minori non accompagnati, così come la richiesta di armonizzare le condizioni lavorative all’interno dell’Unione europea, dagli stipendi agli orari di lavoro. In questo modo, secondo i membri del Panel, si limiterebbe la «migrazione economica interna» fra gli Stati europei, che sottrae importanti risorse umane ad alcuni di loro.

Fra le sei raccomandazioni rimaste fuori dalla lista definitiva, invece, ci sono un protocollo d’azione per espandere la definizione di «rifugiati» alle vittime dei cambiamenti climatici e una direttiva europea contro i «quartieri-ghetto», che nelle intenzioni dei proponenti doveva vietare una concentrazione di più del 30% di extra-comunitari in ogni singola zona abitata del territorio europeo.

Quest’ultima proposta ha generato parecchie critiche fra i partecipanti italiani, nel complesso molto sensibili al tema della discriminazione nel contesto migratorio. «C’è stato anche qualche momento di tensione, perché un connazionale sosteneva la necessità di sigillare le frontiere e lasciare in mare le persone migranti: sono visioni completamente diverse dalle mie», dice a Linkiesta Mara Caccavallo, un’altra cittadina che ha preso parte in presenza all’incontro.

Proprio dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa potrebbe arrivare quella «pressione impossibile da ignorare» necessaria per costituire una gestione delle migrazioni a livello comunitario, sostiene il deputato belga Guy Verhofstadt, uno dei tre co-presidenti del Comitato esecutivo: «Nel primo Consiglio europeo a cui ho partecipato da Primo ministro del Belgio, nel 1999, si parlava di una politica migratoria europea. Dopo più di vent’anni ancora non ce l’abbiamo e la crisi dei rifugiati ne è una conseguenza».

Ma prima di arrivare sul tavolo della Commissione e delle altre istituzioni, le raccomandazioni dei cittadini devono passare attraverso la sessione plenaria della Conferenza, in programma a marzo al Parlamento di Strasburgo. Qui gli 80 delegati dei quattro Panel discuteranno con 108 eurodeputati, 108 parlamentari nazionali, tre commissari europei, 54 tra ministri e sottosegretari e 68 rappresentanti locali, delle parti sociali e della società civile. Non poche teste da mettere d’accordo, in vista della relazione finale.