Corona EconomyIl lavoro dei contractor nella guerra, la ripresa a rischio e i test per il governo

Nella newsletter di questa settimana: chi sono e cosa fanno i soldati privati impiegati nel conflitto in Ucraina, le conseguenze economiche tra rincari e sanzioni, la riapertura del decreto flussi per gli ucraini, i sindacati divisi e le prove di tenuta per l’esecutivo, dal catasto ai balneari

(AP Photo/Efrem Lukatsky)

IL LAVORO DELLA GUERRA: I CONTRACTOR
Li chiamano mercenari o contractor. In pratica sono i “soldati privati”, dipendenti di società di sicurezza, ingaggiati dagli Stati nelle guerre per addestrare, combattere, proteggere, prelevare ostaggi e civili. Lavoratori della guerra esternalizzati, utili a non esporre gli Stati a particolari conseguenze politiche. E proprio per questo molto utilizzati negli ultimi 20 anni, con un boom di fatturato delle società che li assumono.

Co.co.co della guerra E anche questa volta, nell’offensiva russa in Ucraina, i contractor non mancano. Milena Gabanelli sul Corriere li ha definiti «i co.co.co della guerra», soldati senza divisa ufficiale che colmano il gap tra gli obiettivi geopolitici e gli strumenti che l’opinione pubblica può accettare.

Wagner e il cuoco L’esercito di contractor russi a disposizione di Putin è quello noto come gruppo Wagner, un gruppo di ex militari attivo dalla Crimea all’Africa, dalla Siria fino al Donbass. Numerose inchieste hanno rivelato le azioni di questi mercenari, ma Mosca ne ha sempre negato l’esistenza. Secondo il Times, più di 400 mercenari Wagner starebbero operando in questi giorni a Kyiv con l’ordine del Cremlino di uccidere il presidente ucraino Zelensky e altre importanti figure governative.

  • Il nome deriverebbe dal fondatore Dmitri Utkin, ex tenente colonnello del servizio segreto militare russo, che aveva scelto “Wagner” come nome di battaglia per la sua passione per il compositore tedesco. Il gruppo, sanzionato dall’Ue per «gravi violazioni dei diritti umani», è registrato in Argentina perché in Russia i gruppi paramilitari sono vietati. Ma il maggiore finanziatore sarebbe Evgeny Prighozin, detto anche il «il cuoco di Putin» per la sua storica amicizia con il presidente russo.

Sull’altro fronte Ma ci sono anche diverse società private appaltatrici occidentali che starebbero reclutando nuovi contractor per andare a combattere in Ucraina contro Mosca. La paga è di 60mila dollari al mese, i candidati devono avere almeno cinque anni di esperienza militare nell’Europa orientale, essere abili nella ricognizione, capaci di condurre operazioni di salvataggio con «poco o nessun supporto» e conoscere le armi dell’era sovietica.

Non ci siamo ma ci siamo E come racconta il New York Times, anche se nessun soldato della Nato formalmente ha ancora messo piede in territorio ucraino, i convogli di armi e aiuti alla popolazione di fatto verrebbero consegnati da soldati in appalto agli Stati occidentali, spesso ex veterani militari della Nato che ora lavorano nel privato.

E l’Italia? A questi soldati farebbe quindi ora affidamento anche l’Italia per mettere in salvo i civili, ma anche per la consegna delle armi agli ucraini. Del resto, appena è cominciata l’offensiva russa aziende private e governi occidentali hanno ingaggiato società specializzate per garantire ai propri dipendenti un modo per uscire dal Paese.

Parola al contractor Today ha intervistato Gianpiero Spinelli, contractor pugliese, ex paracadutista oggi capo di una società, la Stam, con sede in Inghilterra. In questi giorni ha seguito l’evacuazione di oltre quaranta persone in Ucraina. «Siamo stati contattati da un’altra società che lavora per un governo straniero e abbiamo portato al sicuro due gruppi da 20 persone ciascuno», ha raccontato. Ma «non siamo mercenari», dice. «La figura del contractor è spesso “zavorrata” da questa visione. Lavoriamo a soluzioni integrate di mitigazione del rischio per multinazionali, governi, organizzazioni non governative, privati. Leggiamo i territori, ne capiamo e prevediamo le logiche. Il nostro obiettivo è mettere al riparo le persone».

  • Come lavorano Una delle prime azioni del contractor, spiega Spinelli, è quella di avviare i contatti sul territorio. «Troviamo il fixer locale e agiamo sul fronte diplomatico. Molto si basa sulle relazioni personali… È stata una fonte russa a darci indicazioni preziose per mettere in salvo le 40 unità dall’Ucraina. Soprattutto adesso che l’Italia è chiaramente opposta a Putin, l’essere italiani in sé non aiuta, i contatti personali sono fondamentali».

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IL COSTO DI UNA GUERRA
Dopo aver già stanziato 11,8 miliardi tra il taglio degli oneri e l’Iva ridotta contro il caro energia, si parla ora di un nuovo intervento del governo per evitare che l’impennata dei prezzi dell’energia – acuita dal conflitto in Ucraina – si “mangi” la ripresa. Il provvedimento dovrebbe arrivare ad aprile e non si esclude nuovo deficit, ma molto dipenderà dal quadro che emergerà dal Documento di economia e finanza (Def) che il ministro Daniele Franco dovrebbe portare in consiglio dei ministri entro fine mese. Bisognerà anche valutare quale sostegno arriverà dall’Europa.

  • Il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni dice che al momento è difficile valutare se ci sia o meno il pericolo di stagflazione reale. Eppure se «un mese fa stimavamo una crescita del 4%», ora «sappiamo che potrebbe rallentare, ma non azzerarsi».
  • Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha chiesto al governo di riscrivere il Pnrr, che rischia di essere affondato dalla crisi energetica e dalla guerra in Ucraina.

Il ricatto del gas Il conflitto riscrive la politica energetica europea e impone delle scelte all’Italia, che ora ha l’esigenza di archiviare la dipendenza delle forniture di gas dalla Russia. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è andato, non a caso, in missione in Algeria e in Qatar per stringere nuovi accordi e diversificare le fonti energetiche. E da Bruxelles il premier Mario Draghi con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato nuove sanzioni in vista del vertice europeo del 10-11 marzo a Versailles. L’arma decisiva per piegare Putin sono le sanzioni su petrolio, carbone e gas.

  • Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani dice che vuole sganciare il prezzo delle rinnovabili da quello del gas e annuncia che proporrà a Bruxelles di individuare un tetto per il prezzo del gas, al di sopra del quale gli operatori europei non possono comprare.

Made in Italy A febbraio, secondo Confindustria, si attende un calo della produzione industriale dello 0,3%, un dato che non comprende ancora gli effetti del conflitto. Le prime stime parlano di un costo delle sanzioni già pari a 3,5 miliardi, con ricadute su moda, arredamento, agroalimentare e turismo. Senza dimenticare le conseguenze dei rincari a catena delle materie prime sulle filiere industriali del made in Italy.

Paracadute europeo Mentre da Bruxelles è arrivato l’ok alla prima rata del Pnrr italiano da 21 miliardi, la Commissione Ue è corsa ai ripari e ha deciso che nel 2023 non verrà applicata la norma del Patto di stabilità che prevede una procedura severa per chi sfora i parametri del debito pubblico. È la sospensione “di fatto” del Patto di stabilità, che dovrebbe tornare in vigore il prossimo gennaio.

 

GUERRA ECONOMICA 
Ma l’invasione costa cara anche alla popolazione russa che, oltre ai lutti delle famiglie dei soldati, dovrà sopportare tagli e sacrifici in nome della grandeur putiniana. Nei negozi di alimentari i prezzi salgono e alcuni prodotti esteri scarseggiano, mentre il crollo del rublo continuerà a spingere l’inflazione nei prossimi mesi. «La guerra tassa i russi del 40%», ha spiegato il finanziere Davide Serra.

  • Sono sempre più le aziende occidentali che vanno via da Mosca: Visa, American Express e Mastercard hanno annunciato la sospensione delle loro attività in Russia. E l’agenzia di rating Moody’s ha declassato i titoli pubblici russi, indicando la crescente possibilità di default.

 

SI RIAPRE
Il decreto sui flussi migratori varato a fine 2021 potrebbe essere riaperto a causa della guerra in Ucraina e della conseguente ondata di profughi. Il ministro del Turismo Garavaglia auspica che vengano introdotte deroghe urgenti in modo da consentire il lavoro ai cittadini ucraini, viste anche le richieste in questo senso arrivate da operatori del settore turistico.

 

COSE DI LAVORO
Il Paese dei Neet 
Secondo i dati Istat, a gennaio 2022 l’occupazione resta stabile ma calano i posti di lavoro di giovani e donne, con la diminuzione dei contratti a tempo determinato. Mentre aumentano gli inattivi.

Contro l’insicurezza Il segretario della Fim Cisl Roberto Benaglia ha presentato un manifesto sindacale per incentivare le politiche attive e creare «una nuova stagione di diritti e tutele nelle transizioni lavorative».

Guerra e pace Dopo le divisioni dei mesi scorsi, anche sulla guerra in Ucraina le sigle sindacali si sono spaccate. Cgil e Uil sono scese in piazza a Roma con il movimento per la pace. La Cisl no. «Non possiamo certo riconoscerci in parole d’ordine come “neutralità attiva”», scrive il leader Cisl Luigi Sbarra. «Per tale ragione in queste ore stiamo lavorando per aprire una sottoscrizione e per istituire un fondo di solidarietà che permetta ai lavoratori, pensionati, imprese, strutture di dare il proprio contributo per la realizzazione di programmi umanitari e di aiuti a profughi e famiglie coinvolte».

 

DOSSIER CALDI
I test per il governo Dopo che l’emendamento contro la riforma del catasto proposto da Lega, Forza italia e Coraggio Italia la scorsa settimana è stato respinto per un solo voto, martedì 8 marzo in commissione Finanze si voterà un altro emendamento del gruppo degli ex Cinque Stelle. E nel corso della settimana entrerà nel vivo la discussione sul ddl concorrenza e i balneari. Salvini rilancia anche sulla flat tax e possibili incidenti si temono anche sugli appalti.

Crisi automotive A causa della crisi per l’approvvigionamento di microchip, lo stabilimento Stellantis di Melfi resterà fermo fino al 14 marzo. I sindacati sono in allarme per le conseguenze del conflitto in Ucraina, considerato anche lo stop degli stabilimenti Bmw e Volkswagen in Germania. Giovedì 10 marzo al Mise è previsto un tavolo con i ministri Giorgetti e Orlando.

Tim non convince La Borsa ha bocciato il nuovo piano industriale di Tim, “Out of the box”, presentato dall’ad Pietro Labriola. La bassa crescita e l’incertezza sulla rete unica hanno fatto perdere al titolo il 30%, ma Labriola ha rassicurato i dipendenti: «Le soluzioni esistono».

Nodo acciaio Il passaggio allo Stato della maggioranza azionaria di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, è in forte rischio. La scadenza è prevista per il mese di maggio, ma è improbabile che venga rispettata. Si studia un doppio piano B, tra cui la rinegoziazione dell’accordo o la creazione di una nuova holding. Mentre si lavora anche al riavvio dell’altoforno 5, il più grande d’Europa. E le conseguenze della guerra in Ucraina si fanno sentire anche sul comparto.

 

AGENDA
8 marzo – in Commissione Lavoro, audizione del ministro Andrea Orlando sull’attuazione del Pnrr.

9 marzo – Istat: produzione industriale a gennaio e nota mensile sull’andamento dell’economia italiana; Bankitalia: “L’economia italiana in breve”.

10 marzo – Direttivo della Bce e conferenza stampa della presidente Christine Lagarde; Audizione in Commissione Bilancio del Senato del ministro Vittorio Colao sull’attuazione del Pnrr.

11 marzo – Istat: mercato del lavoro nel quarto trimestre.

 

Alla prossima settimana,

Lidia Baratta

 

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