Reazione a catena Sul fronte del grano

Prezzi dei cereali ai massimi storici, mangimi per allevamenti sempre più scarsi, molini italiani in crisi. La Guerra tocca noi e i nostri comparti industriali più di quanto pensiamo. Intanto, sono sempre più le iniziative solidali promosse da esponenti del settore enogastronomico a sostegno dell’Ucraina

Che il grano sia al centro del conflitto ormai ci è chiaro. Mosca e Kiev, insieme, producono quasi un quarto del frumento mondiale e le tensioni nella regione minacciano di rallentare gli approvvigionamenti, facendo volare i prezzi. Il Cremlino può riequilibrare le perdite economiche (grazie alla Cina), ma solo a spese dei Paesi importatori, cioè noi.

I prezzi del frumento e dei cereali sono ai massimi storici e questa notizia non fa che complicare gli scenari mondiali, già in grande crisi. E purtroppo incide anche sulle nostre dispense e sulla nostra spesa quotidiana.

Nei giorni scorsi per la prima volta dall’inizio della guerra il prezzo del grano è sceso dell’8% in un solo giorno e si sono ridotte anche le quotazioni sul mercato di mais (-2%) e soia (-0,2%) destinate all’alimentazione animale, nonostante il permanere delle tensioni internazionali con lo stop alle esportazioni deciso dall’Ungheria e dall’Ucraina e le difficoltà dei trasporti dal Mar Nero dovute al conflitto tra Russia e Ucraina.

Ma la situazione non migliora comunque. Il distributore ucraino di un celebre Molino italiano scrive una mail straziante, per comunicare che cessa le sue attività: «Abbiamo lavorato con voi per molti anni e abbiamo sempre sentito il tuo impegno e supporto. Con una guerra devastante senza precedenti della Russia di Putin contro l’Ucraina, abbiamo dovuto interrompere la nostra attività poiché ad oggi è impossibile gestirla. I nostri dipendenti a Kiev si sono trasferiti in luoghi sicuri e alcuni sono riusciti a lasciare l’Ucraina. Per ora sono al sicuro e speriamo per il meglio. Ho fatto tutto il possibile per aiutare finanziariamente e con l’evacuazione, ma le mie risorse stanno finendo e vi chiedo aiuto».

La mail prosegue chiedendo ospitalità per i dipendenti profughi dell’azienda, aiuto per portare i profughi fuori dall’Ucraina o una donazione per un sostegno finanziario. Intanto il grano non arriva, o arriva a singhiozzo, e le attività sono sempre più caotiche, gettando nello sconforto chi da anni sta coltivando rapporti e li vede svanire da un’ora all’altra, senza possibilità di replica. Mancano anche l’olio di mais e di girasole, e al supermercato – in Italia – è razionato: non più di due bottiglie a spesa. Le scorte stanno terminando, come ci confermano alcune aziende interpellate.

Ma è il mangime per gli animali uno dei problemi più grandi: la maggior parte di quello che usiamo proviene dalle zone in Guerra e non arriverà più, a breve. Con la decisione dell’Ungheria di ostacolare le esportazioni nazionali di cereali, soia e girasole, in Italia è a rischio un allevamento su quattro. Abbiamo due mesi di tempo per trovarne altro, è il monito che proviene dagli allevatori.

Perché questa Guerra tocca tutti noi, ed è molto più vicina di qualunque altra. Come dimostra la testimonianza di Riccardo Felicetti, CEO dell’omonima azienda che produce pasta in Val di Fiemme, e che su instagram posta il deposito in fiamme di uno dei maggiori distributori ucraini di prodotti italiani: «Quel che resta del magazzino del nostro cliente a Kiev. Se 2000 km sembrano molti, se le trasmissioni televisive non sono sufficienti, questa singola immagine ci spinge dentro questo assurdo conflitto». Nel deposito non solo pasta, ma anche tanto vino italiano, colpito anch’esso da questo sciagurato bombardamento.

Nel frattempo, è sempre il grano il protagonista delle tante iniziative di solidarietà che continuano a crescere: come il pane blu e giallo inventato da Matteo Cunsolo, Maestro Panificatore de La Panetteria di Parabiago, Presidente dell’Associazione Panificatori di Confcommercio di Milano e Province e Segretario Richemont Club Italia, che ha voluto dedicare il pane con la bandiera dell’Ucraina e la scritta “Peace” donando un messaggio di pace e avviando una raccolta fondi a favore del popolo Ucraino.

E la solidarietà non si ferma anche sul fronte degli chef. I tragici avvenimenti che stanno sconvolgendo il mondo intero sono ora la “causa scatenante” di Italia Keeps On Cooking for Ucraina: si chiama così l’ultima evoluzione del progetto social, ideato nel 2020 dal team dell’agenzia Alessia Rizzetto PR & Communication, e nata inizialmente con l’intento di sostenere il comparto della ristorazione in seguito alle chiusure forzate imposte dalla pandemia. Oggi nella sua declinazione che vede i grembiuli dei partecipanti tingersi di giallo e blu mira a promuovere una raccolta fondi a sostegno del popolo ucraino, con una maratona di lezioni di cucina online via Zoom.

L’attività vedrà coinvolta una selezione di chef di tutta Europa che, tra sabato 12 e sabato 26 marzo, dedicheranno un’ora del proprio tempo per condividere con il pubblico una loro ricetta facilmente replicabile a casa. Per partecipare virtualmente alle speciali lezioni basterà effettuare preventivamente una donazione online alla Fondazione Soleterre, che da oltre 15 anni lavora per la tutela e il riconoscimento del diritto alla salute nel suo significato più ampio in Italia e nel mondo e la cui priorità è in questo momento quella di fornire cure e assistenza ai bambini ucraini malati di cancro e alle loro famiglie.