Rovelli eticiLa guerra, il gatto di Schrödinger e lo stupido cinismo degli intelligentissimi

Un mistero più insondabile dell’origine del cosmo: che gli avranno fatto di male gli ucraini? Perché davanti alle notizie dei massacri, al grande scienziato, e a tanti altri illustri intellettuali come lui, viene fatto di replicare con le più infantili ripicche dai tempi di specchio-riflesso? Un’ipotesi

di Saad Ahmad

Nei giorni in cui ognuno di noi inorridisce davanti alle immagini delle città ucraine distrutte, e da ultimo anche dinanzi all’orrore di un ospedale pediatrico bombardato, sulla pagina Facebook di Carlo Rovelli, fisico di fama internazionale, compaiono una serie di post, in inglese, accompagnati da foto di diverse città in macerie, che cominciano tutti allo stesso modo: «Un’immagine di Kiev devastata dai russi. Ah no, scusate, mi sono sbagliato. Questi erano gli americani a Hiroshima». E poi la Nato a Belgrado. E poi gli americani in Afghanistan. E così via.

Quando li ho visti, lo confesso, per prima cosa ho pensato a un furto di identità, a un account apocrifo, a un hacker o a un collaboratore ubriaco. Così sono andato a controllare sul profilo twitter, dove ho trovato questo, sempre in inglese: «Putin è disgustoso: come osa invadere un paese e uccidere degli esseri umani? Solo gli americani hanno il diritto di farlo regolarmente!».

Il mio stupore è stato tale che per un momento ho seriamente pensato che qualcuno avrebbe dovuto avvisarlo, che evidentemente il professor Rovelli aveva un serio problema con la difesa della sua immagine da account fake o pseudo-parodistici su ogni possibile piattaforma.

Stiamo parlando infatti dello scienziato che in uno dei suoi ultimi libri, “Helgoland” (Adelphi), descrive il famoso paradosso di Schrödinger come un apologo su un gatto che «è sveglio e insieme addormentato» (dopo essere stato chiuso in una scatola con una boccetta di sonnifero azionata da un meccanismo quantistico) e accompagna alla descrizione la seguente nota: «Nella versione originale la boccetta conteneva un veleno, non un sonnifero, e il gatto non si addormentava, moriva. Ma non mi piace scherzare sulla morte di un gatto». Testuale. Giuro. Pagina 64.

È davvero difficile credere che la stessa persona, in un testo di fisica, sia pure divulgativo, faccia tutto questo casino perché non gli piace «scherzare sulla morte di un gatto» e poi sulle sue pagine social faccia del sarcasmo di quel genere, obiettivamente non raffinatissimo, sulla morte di migliaia di uomini, donne e bambini.

Si può escludere che un uomo di tale intelligenza e di tale sensibilità, se fosse stato davanti ai superstiti di un ospedale in macerie, davanti alle donne incinte portate via in barella, avrebbe mai fatto una sola di quelle battute, arguzie, considerazioni sarcastiche o come le vogliamo chiamare. Eppure, avendole scritte, ripetutamente, sui social network, un po’ è come se lo avesse fatto (a meno che non siano tutti account falsi, ipotesi che continuo a prediligere, nel qual caso sarei ben lieto che questo articolo servisse ad avvisarlo). Di qui la domanda: lasciando da parte la sensibilità, come è possibile che un uomo della sua intelligenza, e di un’intelligenza particolarmente portata proprio per il ragionamento astratto, non sia in grado di compiere questa elementare operazione di astrazione, immaginando l’effetto delle sue parole all’esterno, in un momento simile?

Che mai possono avergli fatto di così terribile gli ucraini, per giustificare il fatto che davanti a immagini strazianti come quelle che abbiamo ogni minuto sotto gli occhi a lui venga l’irresistibile desiderio di prendersela con chi li difende, e di farlo con la più infantile, la più risibile, la meno elaborata delle ripicche dai tempi di specchio-riflesso? Come può un uomo in grado di capire tante più cose della maggior parte di noi, a proposito della natura dell’universo e delle sue leggi più misteriose, non capire una cosa così ovvia?

Forse tutto questo – e i molti altri casi che si potrebbero citare, perché di intellettuali che facciano affermazioni del genere non scarseggiamo, purtroppo – è la dimostrazione che nella nostra vita quotidiana il paradosso di Schrödinger ha molte più ripercussioni di quel che potremmo pensare. Dunque non solo il gatto può essere contemporaneamente vivo e morto – pardon, addormentato e sveglio! – ma anche l’uomo apparentemente più sveglio può essere al tempo stesso il meno sveglio di tutti.