Dittatori sulla LunaIl programma spaziale russo era in panne e da adesso sarà subalterno a quello cinese

La visita di Putin e Lukashenko al cosmodromo di Vostochny dovrebbe segnare una nuova fase dell’esplorazione cosmica del Cremlino. In realtà Mosca ha smesso da tempo di essere una superpotenza nel settore e si è legata ai progetti di Pechino, con cui vorrebbe costruire una base lunare

AP/Lapresse

Fascisti sulla Luna. Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko celebrano in un cosmodromo in costruzione il volo di Jurij Gagarin. Rispolverano la retorica sull’isolamento, oggi imposto dalle sanzioni per l’invasione dell’Ucraina, che non ha fermato le imprese sovietiche. Quella che sognano loro è sbarcare sul satellite del nostro pianeta. Il programma spaziale russo dipendeva dall’Occidente: ora si salderà sempre di più a quello cinese, diventandone subalterno, come sul piano geopolitico. Con Pechino, il regime progetta un insediamento sulla Luna. È la militarizzazione dello spazio.

Putin era alla prima uscita da Mosca dall’inizio dell’“operazione speciale”, la formula con cui la propaganda del Cremlino si riferisce al genocidio e ai crimini di guerra. Per l’occasione Lukashenko, dittatore della Bielorussia satellite, l’ha raggiunto a Vostochny, che significa “Est”, perché si trova nell’estremo oriente della Federazione. Il cosmodromo è ancora un cantiere, lì vicino sorgerà una città, Tsiolkovsky, intitolata al padre della missilistica sovietica. Si potrebbe sorridere sulla propaganda da umarèll, se uno dei due non avesse la bomba atomica.

Putin ha invitato Minsk a partecipare ai lavori, ha impartito istruzioni all’agenzia spaziale Roscosmos perché addestri personale bielorusso a volare su navicelle russe. Non è difficile immaginare Lukashenko in tv, a scandire con la solita stecca l’avanzata nel sistema solare, invece della mappa novecentesca dell’Ucraina.

La realtà è che Putin sta delocalizzando i lanci per sostituire il sito storico di Baikonur, in Kazakistan: la nuova base sarà interamente in territorio russo. Mosca disponeva già di un avamposto spaziale sul circolo polare artico, Plesetsk. Vostochny ha il vantaggio di essere vicino alla Cina, con cui la cooperazione aumenterà sempre di più.

Il Cremlino promette di allunare entro fine anno, ma la missione è così datata che ha lo stesso nome di quando l’hanno progettata astrofisici e ingegneri dell’Unione sovietica. Si chiama “Luna 25”. Il lancio era previsto nel 2016. Poi nel 2018. Poi nel 2021. Al di là delle photo opportunity scenografiche, i continui rinvii non si addicono a una superpotenza spaziale. «Lavoreremo con quelli, tra i nostri partner, che vorranno collaborare con noi», ha detto Putin al cosmodromo. Non sono pochi, ma le parole erano indirizzate a Europa e Stati Uniti.

Dopo essersi sfilata da “ExoMars”, che avrebbe dovuto mandare un rover su Marte, l’Agenzia spaziale europea (Esa) ha sospeso le relazioni con Roscosmos anche per la Luna. «L’aggressione della Russia all’Ucraina e le conseguenti sanzioni – si legge in una nota – costituiscono un fondamentale cambio di circostanze e rendono impossibile all’Esa implementare la cooperazione lunare che era stata pianificata». Entrambe le missioni sarebbero dovute partire entro fine anno. Il rover europeo stava per essere spedito a Baikonur quando le truppe di Putin hanno iniziato a bombardare Kiev.

Rispetto ai fasti dell’epoca della corsa allo spazio, la Russia ha perso terreno. Da tempo studia la successione delle Soyuz, ma il modello Oryol non sarà pronto prima di fine decennio. Come veicoli, le Soyuz sono una garanzia di affidabilità e un pezzo di storia dell’esplorazione spaziale, ma non sono esattamente l’ultima frontiera. La prima ha volato nel 1967, sono state modernizzate una decina di volte e la versione più recente, la Soyuz MS, risale al 2016.

Le Soyuz rappresentavano l’ascensore degli astronauti verso la Stazione spaziale internazionale (Iss). Il prossimo equipaggio arriverà in orbita su una navicella Dragon della SpaceX di Elon Musk. Come ha raccontato Samantha Cristoforetti nella conferenza stampa della missione Minerva, le Soyuz sono più veloci, ma richiedono interventi manuali in caso di anomalie e costringono a viaggiare immobilizzati. Grazie a SpaceX, gli Stati Uniti hanno terminato il contratto con Roscosmos per questi «passaggi», che fruttavano ai russi 90 milioni di dollari per ogni astronauta imbarcato.

Dopo l’allineamento sulle fake news, l’alleanza tra Cina e Russia si cementa sullo spazio. Non sono suggestioni, l’ha fotografato un report della Defense Intelligence Agency (Dia) americana. In queste ottanta pagine è monitorata la crescita del materiale che le due autocrazie hanno messo in orbita: +70% negli ultimi due anni, +200% tra il 2015 e il 2018. È espansionismo orbitale. La base lunare che Pechino e Mosca vorrebbero completare entro il 2035, poi, servirà a sfruttare le risorse minerali del satellite.

Circa il 40% delle rocce della Luna è composto da ossigeno: in laboratorio sono stati scoperti metodi per estrarlo da lì, invece che trasportarlo dalla Terra. Il vento solare ha depositato idrogeno, elio e altri elementi sulla regolite, la polvere lunare. Tra i frammenti che si devono a questo flusso di particelle, c’è l’Elio-3, un isotopo molto raro sul nostro pianeta: è considerato tra i possibili combustibili dei reattori a fusione nucleare del futuro.

In quel documento della Dia, traspare preoccupazione anche per gli arsenali, verso scenari di guerra nell’universo, il cosiddetto «space warfare». La Cina, seconda industria spaziale al mondo dopo gli Stati Uniti, ha testato un missile ipersonico che, secondo gli americani, potrebbe essere usato per colpire i loro satelliti, su cui transitano le comunicazioni militari e i dati per il puntamento di precisione dei razzi.

Pure la Russia ha sperimentato, a novembre 2021, un sistema antimissilistico contro un satellite, distrutto in migliaia di detriti che hanno messo in pericolo la stazione spaziale internazionale. Anche se il Cremlino è più indietro dei cinesi, dispone già di armi terrestri laser per disturbare o distruggere satelliti in orbita. L’Iran e la Corea del Nord stanno cercando di dotarsi di tecnologie simili. Inquietano i riferimenti di Putin al nucleare: nel passato sovietico, un satellite con reattori atomici cadde sul Canada nel 1978.

Come per l’economia, dove il sistema cinese CIPS si candida a sostituire lo SWIFT da cui sono state bandite alcune banche russe, i legami scientifici misurano il sistema di alleanze di un paese. Di fatto, oltre a Pechino, anche i governi di India e Sud Africa non hanno ancora interrotto la partnership con Mosca. La Comstech di Islamabad, che riunisce i ministri dei 56 paesi dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) sta negoziando un accordo di cooperazione scientifica con Mosca.

Di fronte a queste minacce, la Space Force voluta da Donald Trump sembra l’unica eredità del presidente golpista recepita da Joe Biden. L’amministrazione democratica, anzi, l’ha potenziata. Il nuovo braccio delle forze armate riceverà 24,5 miliardi di dollari, il 40% più dell’anno scorso: un budget paragonabile a quello, da 26 miliardi, della NASA, che però esiste da sessant’anni. I tempi sono cambiati. Rispetto a quell’epopea, è diverso anche lo spirito.

«Lo spazio non è un posto così utopico e rivoluzionario – ha spiegato a Fortune lo storico dell’Università di Chicago Jordan Bimm – è un posto dove tutti i nostri problemi sulla Terra sono riprodotti o amplificati». Mentre viene messo in dubbio il futuro di quel monumento alla pace, tanto da venire candidata al Nobel nel 2014, che è la Stazione spaziale internazionale, i cosmonauti sono pronti a traslocare sulla base orbitale della Cina.

Nel 1975, una navicella del programma Apollo e una Soyuz sovietica si agganciarono. «Piacere di vederti», disse in russo l’astronauta americano Thomas Stafford. «Il piacere è mio», gli rispose in inglese il cosmonauta Alexei Leonov. Poi una storica stretta di mano nello spazio, in piena Guerra fredda. Oggi sarebbe impensabile.