Intelligente ma non si applicaIl potenziale inespresso dell’Italia nelle rinnovabili è più evidente che mai

Nell’ultimo anno, il contributo delle fonti pulite al sistema elettrico italiano è cresciuto dell’1,58%. Un immobilismo dovuto anche (e soprattutto) a iter burocratici obsoleti e farraginosi: più del 70% dei nuovi progetti eolici e fotovoltaici è ancora in corso di autorizzazione

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Si investe. Si annuncia. Si esulta. Ma i progetti, spesso, non partono e rimangono impantanati nella tristemente celebre burocrazia italiana. E anche nelle esitazioni delle amministrazioni territoriali, a volte condizionate dalla pressione dei comitati che si oppongono alla realizzazione di impianti rinnovabili nelle aree con un particolare interesse naturalistico e paesaggistico. Il risultato è che, nel nostro ventoso e soleggiato Paese, la transizione verso le fonti energetiche pulite sta procedendo lentamente, senza progressi incoraggianti nell’ultimo periodo. 

Dall’ultima edizione di Comunità Rinnovabili, il rapporto di Legambiente che analizza lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei Comuni italiani, emergono numeri inquietanti e in grado di dimostrare che siamo ancora lontani da un buon livello di indipendenza dalle fonti fossili (spesso provenienti dall’estero). In Italia ci sono sono 1,35 milioni di impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici, per un totale di 60,8 Gw di potenza complessiva, di cui solo 1,35 Gw installati nel 2021. 

E non è tutto, perché nel 2021 il contributo delle fonti rinnovabili al sistema elettrico italiano è cresciuto dell’1,58% (115,7 TWh) rispetto al 2020: quasi il nulla. La stima di Legambiente è che, continuando con questo ritmo (0,56 Gw installati in media negli ultimi tre anni) l’Italia impiegherà 124 anni per raggiungere un obiettivo stabilito per il 2030, ossia quello dei 70 Gw di nuovi impianti a fonti rinnovabili. 

Crescono gli investimenti, ma i progetti rimangono bloccati 
Secondo Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, il governo dovrebbe concentrarsi «sulla semplificazione dell’iter autorizzativo e sulla certezza delle regole per consentire alle aziende del settore di investire 80 miliardi di euro e realizzare in 3 anni 60 Gw di nuova potenza (è la proposta di Elettricità Futura, principale associazione del mondo elettrico italiano, ndr) in grado di sostituire il 70% del gas russo». Solo così, a detta sua, sarà possibile cambiare registro «per risolvere l’incomprensibile ostracismo di uffici ministeriali, Regioni, Comuni, sovrintendenze, comitati cittadini e di alcune sigle ambientaliste». 

Nel 2021, secondo l’Irex Annual Report 2022 della società di consulenza energetica Althesys, le imprese italiane hanno investito 13,5 miliardi di euro nelle energie rinnovabili: +48% rispetto al primo anno di pandemia da coronavirus. Parallelamente a questi dati incoraggianti, però, notiamo che il 71,2% (188 su 264) dei nuovi progetti eolici e fotovoltaici su scala industriale risulta ancora in corso di autorizzazione. Solo il 18% delle nuove iniziative ha avuto luce verde, per un totale di circa 1,4 Gw autorizzati contro gli 8,2 Gw ancora in balìa della burocrazia e dei problemi logistici/tecnologici/infrastrutturali del nostro Paese. 

Secondo i dati comunicati da Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, da maggio 2020 a maggio 2022 sono arrivate 688 richieste di autorizzazione per progetti nelle rinnovabili, e ne sono state soddisfatte 170. Un ritmo nettamente più sostenuto rispetto al periodo 2013-2019 (155 su 244), ma ancora non sufficiente. È come se avessimo una bicicletta luccicante e iper-moderna, senza la catena in grado di far muovere il mezzo.  

E ancora: stando ai numeri resi noti da Terna, società italiana operatrice delle reti di trasmissione dell’energia elettrica, nei primi dieci mesi del 2021 erano ben 1.439 le domande non ancora approvate per l’allacciamento alla rete elettrica di impianti basati sulle rinnovabili (974 per il fotovoltaico e 465 per eolico). Dal 2018, richieste del genere sono aumentate del 297%. 

«Dobbiamo liberare il potenziale delle rinnovabili. L’aumento di capacità rinnovabile registrata è in buona parte ancora sulla carta e, se messa a terra, dimostrerebbe che, con meno freni e ostacoli, si potrebbero realmente raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e di supply security», ha detto l’economista Alessandro Marangoni – che è anche membro del Renewable industry advisory network dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) – durante la presentazione dell’Irex Annual Report 2022

L’inefficienza delle rete elettrica italiana e la burocrazia
Da una parte, come Roberto Cingolani, c’è chi sostiene che la nostra rete elettrica non sia in grado di gestire l’installazione di “tante rinnovabili in poco tempo”. In un question time alla Camera nella prima metà di maggio, Cingolani ha spiegato che la maggior parte dei progetti nel campo delle rinnovabili è concentrata al sud Italia (dove sole e vento abbondano), ma la necessità di consumo si concentra al nord: trasportare questa elettricità «porterebbe a una congestione impossibile della rete, e non meno del 45% dell’energia generata sarebbe inutilizzabile», spiega il ministro.

La colpa è anche attribuibile allo scarso numero degli accumulatori, ossia quei sistemi di storage a batterie capaci di immagazzinare l’energia elettrica prodotta dagli impianti eolici, solari e così via. Secondo Cingolani, servirebbero 48 Gwh di batterie, per un costo totale di 15 miliardi di euro. 

Dall’altra parte, però, chi opera nel settore dell’energia non ha tempo e voglia di aspettare: «In Italia abbiamo una rete che è tra le più avanzate al mondo e nei prossimi tre anni contiamo di investirci altri 10 miliardi di euro. Questi soldi, accoppiati a uno stato della rete più che adeguato, ci consentono di dire: ben vengano i 60 Gw (l’obiettivo del governo in linea con la proposta di Elettricità Futura, ndr). Anche subito», ha detto Nicola Lanzetta, direttore generale del Gruppo Enel a QuiFinanza

Resta il fatto che l’iter autorizzativo per l’installazione di impianti eolici e solari è lungo e farraginoso, e in periodo di guerra in Ucraina appare più urgente che mai snellire le procedure. Elettricità Futura sostiene che il governo Draghi debba emanare una sorta di decreto “sblocca autorizzazioni”, così da consentire di installare i tanto agognati 60 Gw di rinnovabili nei prossimi tre anni. 

In Italia, prima di iniziare i lavori per installare un impianto per le fonti energetiche green, serve la cosiddetta Autorizzazione unica. Per ottenerla, però, possono passare anni: «Il richiedente è chiamato ad allegare alla domanda una lunga lista di documenti, alcuni dei quali necessitano del ricorso a consulenze terze, esaminati poi in sede di conferenza di servizi con il coinvolgimento di rappresentanti degli enti territoriali e delle autorità competenti. Per avere un’idea dei tempi necessari al suo ottenimento, in Puglia, agli inizi del 2018, servivano circa tre anni per la concessione di un’Autorizzazione unica», scrive il sito web La Voce

Un paper recentemente pubblicato dal Dipartimento di scienze per l’economia e l’impresa dell’Università degli studi di Firenze ha mostrato il potenziale impatto di alcune semplificazioni autorizzative (già sperimentate in passato da nove Regioni): introducendo queste regole più snelle, si verificherebbe un incremento medio del 29% di potenza da rinnovabili installata.

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