Partire da zeroLe batterie delle auto elettriche andranno riciclate, ma in Europa ignoriamo il problema

Solo il 5% dei dispositivi a ioni di litio delle e-car viene riciclato correttamente. In Italia (e in quasi tutta l’Ue) non stiamo facendo abbastanza per affrontare un tema che entro la fine del decennio, quando le batterie installate in questi anni non funzioneranno più, presenterà un conto salatissimo. E ci obbligherà a telefonare alla Cina

Unsplash

La diffusione delle auto elettriche in Europa viaggia a una velocità diversa – decisamente più sostenuta – rispetto ai progressi in termini di smaltimento, riciclo e riuso delle batterie agli ioni di litio. Lo stop alla vendita delle auto e dei furgoni a diesel e benzina entro il 2035, che per diventare definitivo avrà bisogno di una conferma da parte del Consiglio dell’Unione europea, darà un’ulteriore spinta a un mercato già in crescita e che non può (e non potrà) fare spallucce di fronte alle sfide ambientali del nostro tempo.  

Sono emblematiche, in questo senso, le dichiarazioni di Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, a CorriereTV nel febbraio 2022: «C’è tutto un processo di seconda vita, e poi di smaltimento, che va progettato da zero: e questo non ce l’ha ancora nessuno». Parole che testimoniano quanto l’Italia e l’Unione europea siano ancora distanti dalla quadratura del cerchio. 

L’urgenza, però, è massima, considerando che i veicoli a motore a combustione interna sono prossimi all’estinzione. L’Unione europea si è posta l’obiettivo di raggiungere quota 30 milioni di auto elettriche sulle strade entro il 2030. E se nel 2020 la domanda globale di batterie si è aggirata attorno ai 282 GWh, entro il 2030 questa cifra potrebbe lievitare e raggiungere i 3.500 GWh. La produzione di accumulatori per e-car sta aumentando seguendo un ritmo annuo del +25%

Solo il 5% del litio viene recuperato
Secondo un importante studio del maggio 2021, pubblicato sull’International Journal of Thermofluids, nel 2030 ci saranno 125 milioni di veicoli elettrici in tutto il mondo, con quasi 5 milioni di tonnellate di batterie montate sui veicoli elettrici venduti entro il 2025: cifre incoraggianti nell’ottica di un abbattimento delle emissioni dirette dei trasporti, ma che presentano diversi rischi in termini di riciclaggio e di accumulo di rifiuti dannosi per l’ecosistema. 

Il problema è stato riproposto di recente dal presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, e da Edi Lazzi, segretario generale della Fiom di Torino: «Negli ultimi due anni lo abbiamo ripetuto più volte: oltre alla fabbrica delle batterie, sarà necessario scommettere sul riciclo e sul riutilizzo. Le auto elettriche non finiranno dallo sfasciacarrozze, ma bisognerà smontarle, in particolare le batterie», ha detto il 9 giugno al Corriere della Sera. 

Gli autori della ricerca sopracitata scrivono che, a livello globale, «oltre 11 milioni di tonnellate di batterie agli ioni di litio esaurite verranno gettate entro il 2030. E queste batterie finiranno nelle discariche al di fuori dell’Unione europea», all’interno dei Paesi in cui il riciclaggio delle batterie è in una fase più avanzata (come la Cina). Al momento, infatti, in Europa non esistono infrastrutture all’avanguardia in grado di abbinare i processi di raccolta e di riciclaggio di questi dispositivi. Il risultato? Secondo lo studio, solo il 5% del litio viene recuperato. E non ci sono dati per quanto riguarda il cobalto, il nichel e il manganese, ossia gli altri elementi che compongono le batterie per le e-car. Un report di Wood Mckenzie prevede inoltre che la capacità di riciclo riuscirà a superare le forniture solo nel 2030. 

«Attualmente, a livello globale, è molto difficile ottenere dati dettagliati sulla percentuale di batterie agli ioni di litio riciclate, ma il valore che tutti citano è di circa il 5%. Serve un’efficiente industria del riciclaggio nel giro di 10-15 anni, quando molte batterie non risulteranno più efficienti», spiega il professor Paul Anderson, co-direttore del Birmingham center for strategic elements and critical materials, in un’intervista alla Bbc. Una batteria a ioni di litio, al massimo delle sue potenzialità, dura dagli otto ai dieci anni: ecco perché il conto dei ritardi attuali potrebbe presentarsi – salatissimo – alla fine del decennio.  

Ciò che manca è una strategia coordinata a livello nazionale e comunitario per favorire il riciclo e il riutilizzo dei materiali che compongono le batterie delle e-car. Le sperimentazioni ancora in atto sono tante, e gli esempi virtuosi si limitano alle azioni isolate dei singoli produttori. 

Fino a circa un anno fa, in Unione europea le batterie dei veicoli elettrici rientravano nella categoria delle batterie industriali. La Commissione europea ha proposto di creare una categoria apposita (EVB) per le batterie delle e-car, e il Parlamento europeo – nel marzo 2022 – ha annunciato un piano per aggiornare la direttiva sulle batterie con l’obiettivo di «garantire che al termine del loro ciclo di vita possano essere riutilizzate o riciclate» nella maniera corretta. In più, gli eurodeputati hanno proposto l’introduzione di un’altra categoria di batterie, in grado di racchiudere quelle per le bici elettriche, i monopattini elettrici e gli scooter elettrici. Tuttavia, i negoziati con i governi sono ancora in corso.

Riciclare le batterie per proteggersi dalla crisi delle materie prime
In un periodo contraddistinto dalla crisi delle materie prime, non accelerare verso il riciclaggio delle batterie delle auto elettriche significa non solo giocare col fuoco, ma anche perdere un’occasione nel breve periodo. Attraverso il recupero degli elementi presenti all’interno dei dispositivi, i produttori possono non solo proteggersi dalla crisi degli approvvigionamenti, ma generare addirittura entrate aggiuntive.

Sull’International Journal of Thermofluids si legge che, entro il 2040, il mercato globale del riciclaggio delle batterie agli ioni di litio potrebbe valere 31 miliardi di dollari annui. Da una parte, questi dispositivi possono acquisire una seconda vita: ad esempio, tramite la loro rigenerazione e il loro utilizzo all’interno dei sistemi di stoccaggio dell’energia rinnovabile. Si tratta di un’idea perseguita dalle principali aziende e associazioni italiane del settore, che nell’ottobre 2019 hanno firmato un “Memorandum of understanding” per impegnarsi a realizzare la prima filiera italiana legata al riutilizzo delle batterie a ioni di litio. 

Dall’altra parte, spesso attraverso la pirometallurgia, i dispositivi possono essere riciclati, così da recuperare materie prime preziose. In questo modo, verrebbero ridotte le estrazioni di litio vergine e di altri metalli: un beneficio ambientale potenzialmente rilevante, perché non stiamo affatto parlando di cifre irrisorie. Entro il 2030 verranno scartate 58 milioni di batterie agli ioni di litio esaurite, e ogni unità contiene 8-15 chilogrammi di litio. La polvere nascosta sotto il tappeto inizierà presto a fare capolino, senza un cambio di marcia.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter