Sulla scia della SpagnaÈ arrivato il momento di rendere gratuiti (o quasi) i trasporti pubblici?

Questa settimana il premier spagnolo ha annunciato che, dal 1° settembre al 31 dicembre, i passeggeri verranno totalmente rimborsati del costo degli abbonamenti ai trasporti ferroviari locali e di media distanza controllati dallo Stato. Una decisione in grado di riaprire un tema che andrebbe rivalutato, specialmente in un periodo come questo (crisi energetica, crisi delle materie prime, inflazione)

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Incentivare l’uso del trasporto pubblico è una delle strade da seguire per contrastare l’emergenza climatica, ma non solo: può essere una strategia azzeccata anche nel breve periodo, nella speranza di mitigare gli effetti della crisi delle materie prime e dell’energia. 

Utilizzare treni, tram e autobus – e lasciare l’auto in garage (o non possederla affatto) – permette prima di tutto di limitare l’impatto ambientale degli spostamenti su brevi e medie distanze, l’inquinamento e le emissioni di anidride carbonica (Co2). In Italia il settore trasporti è responsabile di circa il 26% delle emissioni totali: di questa percentuale, il 56% è da ricondurre ad automobili e motocicli privati, il 22% ad autobus e trasporti pesanti e solo lo 0,1% alle ferrovie. 

Inoltre, puntare sui mezzi pubblici – che hanno un minore consumo energetico pro-capite e costi inferiori rispetto alla macchina – contribuisce a ridurre il consumo di petrolio e carburante, i cui prezzi sono aumentati a causa della guerra in Ucraina e dell’instabilità dei mercati. Due fattori che si sono inseriti in un già fragile contesto economico dovuto alla pandemia. 

L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) e la Commissione europea, delineando una lista di azioni utili a ridurre l’impiego di petrolio e la spesa dei cittadini europei, già lo scorso aprile suggerivano di incentivare l’uso dei mezzi pubblici (rendendoli più economici) e di favorire la micromobilità (monopattini elettrici e mezzi simili) e gli spostamenti a piedi e in bicicletta: solo in questo modo si risparmierebbero circa 330.000 barili di petrolio al giorno. 

Si tratta in realtà di una quantità esigua rispetto al totale di barili di petrolio usati quotidianamente in Europa (solo in Italia, nel 2010, erano 1.528.000 al giorno), ma che può avere complessivamente un impatto più significativo se si promuovono anche altre iniziative utili, come il lavoro da remoto fino a tre giorni a settimana o i viaggi con treni ad alta velocità o notturni (invece che in aereo). 

Mezzi gratis, o quasi
Prediligere il trasporto pubblico non dovrebbe ridursi soltanto a una scelta individuale, affidata al buon senso di ciascuno. I governi devono in prima istanza rendere questa scelta possibile e vantaggiosa, investendo sull’efficientamento della rete di trasporti, e in secondo luogo incoraggiarla, ad esempio abbattendo il costo del biglietto. 

È quello che accadrà in Spagna, come annunciato pochi giorni fa dal premier Pedro Sánchez: dal 1° settembre al 31 dicembre di quest’anno i passeggeri verranno totalmente rimborsati del costo degli abbonamenti ai trasporti ferroviari locali e di media distanza controllati dallo Stato. 

La misura fa parte del piano di risparmio energetico promosso dal Paese per far fronte alla crisi e alle conseguenze della guerra in Ucraina. Non si tratta di caso isolato, sebbene raro. In Lussemburgo i trasporti pubblici sono gratuiti per tutti e a tempo indeterminato già da marzo 2020, così come in varie città europee, tra cui la capitale estone Tallinn (ma solo per residenti) e la cittadina francese Aubagne. La stessa cosa accadrà da ottobre 2022 a Malta, che diventerà la seconda nazione europea con trasporti pubblici gratis al 100%. 

In Germania si è optato per una soluzione diversa, più che altro per contrastare l’aumento del costo della vita e del carburante: da inizio giugno e fino al 31 agosto si può viaggiare su tutti i mezzi pubblici cittadini e regionali pagando solo 9 euro al mese.

La situazione italiana
Anche in Italia sono state sperimentate misure simili, ma solo a livello locale: ad esempio, a Livigno le linee di bus cittadine sono gratuite per tutti. Il tema era emerso anche durante la campagna elettorale delle primarie del centrosinistra per il candidato a sindaco di Milano nel 2016: Francesca Balzani aveva proposto di rendere gratuiti tutti i mezzi di superficie meneghini, mentre l’attuale primo cittadino Giuseppe Sala aveva criticato la proposta per via dei costi eccessivi. 

È stata Genova la prima grande città italiana a distinguersi in questo senso. Da dicembre 2021 e fino al 31 luglio 2022, l’amministrazione del capoluogo ligure ha reso gratuiti gli impianti verticali (ascensori, funicolari…) e, in alcuni orari, la metropolitana. Già nei primi quattro mesi, secondo l’amministrazione comunale, la sperimentazione ha comportato un incremento del 33,4% dell’uso degli impianti verticali e del 18% della metro nella fascia di gratuità, mentre il 25% dei passeggeri ha modificato le proprie abitudini proprio per evitare gli orari in cui si paga il biglietto.

Queste misure potrebbero essere adottate in qualche modo su tutto il territorio italiano? Ad oggi pare improbabile. Eppure, secondo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Mario Furore, l’Italia dovrebbe imitare la recente decisione della Spagna e seguire «questo modello vincente che consentirà forti risparmi energetici», ha dichiarato il 12 luglio. «La settimana prossima depositeremo gli emendamenti al bilancio generale dell’Ue per il 2023 e proporremo sicuramente di aprire una linea di bilancio europea che contribuisca a finanziare la gratuità dei mezzi pubblici negli Stati membri», ha aggiunto Furore. 

Intanto, una delle priorità italiane restano il potenziamento della rete di trasporti pubblici e un incremento della mobilità sostenibile: è uno degli obiettivi per il 2030, da raggiungere anche raddoppiando il traffico ferroviario ad alta velocità (e triplicandolo entro il 2050), aggiungendo 240 chilometri di linee tra metropolitane e filovie e rinnovando il parco mezzi. 

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