Via liberaNucleare e gas entreranno nella tassonomia Ue

Gli investimenti che rientrano in determinati criteri saranno etichettati come sostenibili. L’Eurocamera avalla la proposta della Commissione, ma alcuni Paesi e associazioni annunciano cause legali

AP/Lapresse

Per qualcuno è «una tappa importante nel percorso verso l’autonomia energetica», secondo altri la prova della sudditanza alla «lobby del fossile», un malcelato tentativo di greenwashing o un «disastro per il Green Deal. Gli investimenti di un certo tipo nella produzione di energia tramite gas e nucleare entreranno nella tassonomia europea, il sistema di classificazione delle attività economiche sostenibili a livello ambientale.

Il Parlamento europeo ha infatti respinto l’obiezione all’atto delegato della Commissione, cioè la proposta di inserimento, che ha ora la strada spianata e si applicherà a partire dal 2023. I progetti legati a gas e nucleare non sono strettamente etichettati come green, ma nella categoria degli investimenti «utili alla transizione», comunque contemplata all’interno della tassonomia.

Battaglia dialettica
La votazione sulla tassonomia era la più attesa della sessione plenaria di luglio dell’Eurocamera. Lo dimostrano le due rumorose fazioni di manifestanti accampate fuori dall’emiciclo alla vigilia e nella giornata del voto. Da una parte c’erano Greenpeace, Fridays For Future, Legambiente e altre associazioni ambientaliste, con la richiesta ai deputati di votare a favore dell’obiezione e quindi contro l’inclusione di gas e nucleare. I loro attivisti, nei giorni precedenti, avevano tentato persino di persuaderli con mail e telefonate mirate.

Dall’altra i «nuclearisti»: realtà come la tedesca Nuklearia o il network europeo RePlanet, che ritengono l’energia atomica indispensabile per eliminare i combustibili fossili. Bandiere europee e nazionali, magliette e cartelli a tema, e pure vari presenti travestiti da orsi polari, in una visione ambientalista che contempla e anzi incoraggia i reattori nucleari.

Mentre fuori dall’emiciclo un cordone di polizia separava i due gruppi, dentro eurodeputati favorevoli e contrari si sono confrontati in un lungo dibattito. La commissaria europea agli Affari finanziari Mairead McGuinness, titolare del dossier, ha difeso la proposta sottolineando che alcuni Stati membri hanno bisogno del gas come «tecnologia di transizione verso le energie rinnovabili» e che il nucleare forma parte consistente del mix energetico dell’Unione.

Sul fronte opposto, l’esponente dei verdi olandesi Bas Eickout ha provato ad arringare l’aula: «La tassonomia serve a charire quali siano gli investimenti sostenibili. Per quante distinzioni interne si possano fare, qualunque cosa che rientra nella tassonomia viene automaticamente considerata green». A suo dire, i criteri per gli investimenti sul nucleare sono stati redatti «su misura» per la Francia e la guerra in Ucraina rende ancora più necessario evitare un’etichetta sostenibile per il gas.

In realtà proprio il governo di Kiev ha suggerito al Parlamento, alla vigilia del voto, di approvare l’inclusione. «L’obiezione all’atto delegato metterebbe in difficoltà la ricostruzione post bellica del settore energetico ucraino», si legge in una lettera firmata dal ministro dell’Energia German Galushchenko e diretta alla presidente della commissione economica del’Eurocamera, Irene Tinagli. 

La produzione di energia nucleare e gas resta importante per gli ucraini, che contano di arrivare a un 50% ottenuto da fonti rinnovabili entro il 2030, ma detengono anche la seconda più grande riserva di gas in Europa: circa 1,1 trilioni di metri cubi, come ha segnalato Galushchenko.

In questo vortice di pressioni contrapposte si è svolto il voto: per respingere l’atto delegato serviva la maggioranza dell’aula, cioè 353 europarlamentari. A favore dell’obiezione si sono schierati soltanto 278 membri: quasi tutto il gruppo dei Verdi/Ale e della Sinistra, gran parte dei Socialisti e democratici, compresi i deputati del Partito Democratico, e anche qualche rappresentante di popolari, liberali e non iscritti, come la pattuglia del Movimento Cinque Stelle. 

Non abbastanza per rigettare l’atto, ma un numero sufficiente per evidenziare una spaccatura profonda all’interno della maggioranza che sostiene la Commissione europea, la seconda in un mese e sempre su temi ambientali, dopo quella fragorosa sul pacchetto Fit for 55

Fra i 328 contrari, infatti, c’erano il grosso di Partito popolare europeo e Renew Europe, così come i partiti della destra italiana: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Stesso orientamento per Nicola Danti di Italia Viva, mentre si sono astenute le due ultime fuoriuscite dalla delegazione del M5S, Chiara Gemma e Daniela Rondinelli. 

Conseguenze e minacce
L’atto delegato, comunque, non autorizza la classificazione di tutti i progetti legati a gas e nucleare, ma solo di quelli che rispettano determinate condizioni.

Nello specifico, sono concesse tre diverse tipologie di attività economiche per il nucleare e altrettante per il gas. Nel primo caso si tratta delle attività di ricerca, sviluppo e messa in atto per i cosiddetti «reattori di quarta generazione», basati su una tecnologia nucleare a fissione ancora non perfezionata.

Autorizzata pure la costruzione di nuovi reattori che utilizzino le migliori tecnologie in circolazione (di «terza generazione»), per la produzione di energia, a patto che il permesso di costruzione di questi impianti sia rilasciato dalle autorità nazionali entro il 2045.

Potrà essere considerata sostenibile anche la produzione di elettricità dalle centrali esistenti, se gli investimenti per estenderne il funzionamento verranno autorizzati entro il 2040. I progetti nucleari devono inoltre prevedere un fondo per lo smaltimento dei rifiuti di produzione e per lo smantellamento, così come delle destinazioni finali per le scorie: a quelli autorizzati dopo il 2025 servirà pure un piano dettagliato che menzioni un deposito per i «rifiuti ad alto livello di radioattività», da rendere operativo entro il 2050. 

Il gas naturale rientra nell’etichettatura sostenibile quando è utilizzato per generare energia elettrica, produrre in sistemi ad alta efficienza energia e calore, o nei cosiddetti «distretti di tele-riscaldamento o raffreddamento», particolari sistemi di distribuzione di calore nelle condutture. 

Saranno classificati solo gli investimenti nei siti produttivi all’avanguardia, che generino meno di 100 grammi di CO2 per chilowattora: solo fino al 2030 è concessa una deroga per la costruzione di centrali elettriche a gas con produzione massima di 270 grammi di CO2 per kWh o con una media annuale di 550 chili di CO2 per kWh, calcolata su 20 anni. 

Altri requisiti, cumulativi, per gli impianti a gas sono la riduzione delle emissioni nella sostituzione di una struttura precedente e la compatibilità con altri carburanti: ogni sito dovrà bruciare il 30% di gas rinnovabili o a emissioni più basse (come i biogas) a partire dal 2026, il 55% dal 2030 e il 100% entro il 2035, comportando di fatto una sostituzione completa della fonte energetica.

Criteri sicuramente stringenti, come ha sottolineato la commissaria McGuinness, ma che secondo i detrattori dell’atto delegato danno al gas una «patente» di sostenibilità fuorviante per gli investitori. 

Le loro speranze residue poggiano più sulla via giudiziaria che sulla politica. Le nuove regole della tassonomia entreranno infatti in vigore dal gennaio 2023, a meno che non vi si opponga il Consiglio a maggioranza qualificata rinforzata: uno scenario praticamente impossibile visto che dovrebbero esprimersi contro l’atto il 72% degli Stati membri con almeno il 65% della popolazione complessiva e che dieci Paesi, tra cui Francia e Polonia, hanno già manifestato il loro assenso.

I ministri dell’Energia di Austria e Lussemburgo, però, hanno già annunciato unazione legale presso la Corte di Giustizia dell’Ue e lo stesso farà lassociazione Greenpeace se la Commissione europea non accetterà una revisione dell’atto.

La «leva» giuridica potrebbe essere rappresentata dal principio «Do no significant harm» (Dnsh): secondo la legislazione europea, tutto ciò che è compreso nella tassonomia non può produrre un danno significativo agli obiettivi ambientali dell’Unione, dalla mitigazione del cambiamento climatico alla protezione degli ecosistemi. 

Dimostrare che, al contrario, qualunque investimento in gas e nucleare risulta controproducente per l’ambiente è l’obiettivo degli ecologisti. Per affossare in un aula di tribunale ciò che non è stato rigettato dall’aula del Parlamento.

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