Ritratti di museGli scatti di Emma Summerton celebrano la poliedricità del concetto di bellezza

Tolto il velo dal backstage del nuovo Calendario Pirelli, in cui la fotografa australiana ha reso giustizia all’idea di corporeità che appartiene alla società odierna. Dalla modella “dalle gambe d’oro” Lauren Wasser all’attivista body positive Ashley Graham, passando per volti più “classici” come quelli di Bella Hadid e Emily Ratajkowski: ecco le protagoniste del “Cal” 2023

Preciuos Lee (courtesy of Pirelli Calendar)

Non più donne, non solo modelle, ma muse. Parte da qui la lettera d’amore della 49esima edizione del Calendario Pirelli, “Love letters to Muses”, scattato da Emma Summerton, 52enne australiana e quinta donna a firmare la direzione artistica del progetto. Prima di lei ci sono state Sarah Moon nel 1972, Joyce Tenneson nel 1989, Annie Leibovitz nel 2000 e nel 2016 e Inez, parte del duo Inez & Vinoodh, nel 2007.

Realizzato in tre giorni, tra New York e Londra (sarà presentato ufficialmente, come ogni anno, a novembre), le immagini del Calendario Pirelli 2023 ad oggi condivise mettono in mostra bellezze diverse per taglia, colore e anche predisposizioni artistiche, segnando un importante passo nel percorso di disvelamento e rivelazione di una corporeità con la quale, finalmente, la società e i mezzi di informazione fanno i conti con un certo grado di consapevolezza.

Adut Akech (courtesy of Pirelli Calendar)

Solo 10 anni fa, per “The Cal” (così è chiamato dagli addetti ai lavori, a sottolinearne lo status iconico) del 2012 firmato dall’italo-americano Mario Sorrenti, le protagoniste erano principalmente rispondenti a canoni di bellezza classici, in alcuni casi assurte a leggende, come Kate Moss, molto più spesso sinonimi di un valore estetico inarrivabile per la maggior parte dei comuni mortali. Quelli erano gli anni infelici nei quali la moda si beava di essere inclusiva se inseriva nei suoi ranghi modelle come Lara Stone, tra le protagoniste del calendario Pirelli del 2012, definita all’epoca dal fashion system come “curvy” (non certo per via di un fisico prorompente, ma solo per una misura di reggiseno che superava la prima). 

Un’annata che era la cartina tornasole dei tempi, e che ha – nel bene e nel male – cesellato il nostro immaginario estetico e il nostro rapporto con il corpo, così come hanno fatto le edizioni prima e dopo: da quella del 2009 – firmata da Peter Beard con le top Daria Werbowy, Isabeli Fontana, Malgosia Bela e Mariacarla Boscono – alle leggendarie edizioni degli Anni ‘90, con le macchine fotografiche nelle mani di Herb Ritts (1994 con Helena Christensen, Cindy Crawford e Kate Moss), Richard Avedon (1995 con Naomi, Christy Turlington e Nadja Auermann) e Peter Lindbergh (1996 con Eva Herzigova, Nastassja Kinski, Kirsten McMenamy, Carrè Otis e Tatjana Patitz).

Cara Delevingne (courtesy of Pirelli Calendar)

E per quanto sia lecito che i prodotti pubblicitari, soprattutto quando hanno la caratura del Calendario Pirelli, siano aspirazionali, spingendo il fruitore al sogno, all’esercizio libero e selvaggio della fantasia, ciò non implica che la realtà odierna non sia ugualmente meritevole di essere celebrata nella sua eccezionalità, paragonando le protagoniste a muse e archetipi. E così, Karlie Kloss, modella dal Q.I. sensazionale ed esperta di tech, si tramuta in Tech Savant, mentre Lauren Wasser, assai somigliante ad una fiera Giovanna D’Arco, interpreta “L’atleta” (la modella usa delle protesi alle gambe, amputate entrambe anni fa in seguito alla sindrome da choc tossico, e oggi si allena per la maratona di New York). 

Lauren Wasser (courtesy of Pirelli Calendar)

Non mancano le bellezze nel senso più classico del termine, da Bella Hadid (“L’elfo”) alla progenie di Kate Moss, Lila (“La veggente”), passando per due delle icone delle passerelle negli anni zero del secondo millennio: Sasha Pivovarova (“La pittrice”, un’arte che Pivovarova esercita anche nella vita reale) e Guinevere van Seenus (“La fotografa”). A guadagnarsi il titolo de “L’attivista” è Ashley Graham, una tra le prime modelle a sostenere la body positivity, capace di perforare i ranghi fino a qualche anno fa assai discriminatori delle passerelle e delle copertine. “La musicista”, invece, è Kaya Wilkins, artista con nazionalità divisa tra Norvegia e Usa. Il corpo potente di Precious Lee incarna lo spirito de “Il cantastorie”, mentre la modella cinese He Cong è simulacro della figura de “La saggia”. 

Bella Hadid (courtesy of Pirelli Calendar)

«Il “Cal” si è evoluto, riflettendo i cambiamenti culturali», ha commentato Adwoah Aboah, “La regina” di questa edizione, attivista britannica con radici ghanesi e fondatrice di Gurls Tak, organizzazione che promuove la salute mentale femminile. Un’evoluzione i cui prodromi si erano già visti lo scorso anno quando Bryan Adams, oggi fotografo ma ieri cantante, aveva immortalato alcuni suoi ex colleghi: da St.Vincent a Saweetie, passando per Cher, Normani e Jennifer Hudson. 

La foto più potente era però il ritratto in bianco e nero di Iggy Pop, completamente nudo dal bacino in su: una celebrazione di un corpo vissuto, un campo di battaglia sul quale si sono consumate “guerre” e ossessioni, con solchi profondi come le sue dipendenze, glorioso nel suo essere stato utilizzato senza alcun tipo di ritrosia o parsimonia. Un’immagine che ha contribuito ad assestare un colpo al tabù per il quale i corpi imperfetti, oltre gli “anta”, sono da coprire con una certa vergogna, quando in realtà meritano di essere celebrati. 

Emily Ratajkowski (courtesy of Pirelli Calendar)

Un percorso nel quale si è inserita anche Emma Summerton, che dopo il trasferimento a Londra ha lavorato con le più famose riviste di settore: dai Vogue americani, italiani e britannici a I-d, Self Service, Dazed & Confused, Nylon. Un racconto fotografico, il suo, che da sempre si è incentrato sui temi dell’amore, del desiderio e dell’intimità, attraverso Polaroid in bianco-nero e installazioni, come quella di Terry de Havilland Self Portraits P/E 05, andata in mostra al Comme Des Garçons Dover Street Market di Londra nel 2005. 

La “fata madrina della moda”, come la chiama teneramente il direttore del British Vogue Edward Enninful, ha quindi da sempre avuto uno sguardo peculiare sui suoi soggetti, spostando l’attenzione su un corpo che non è solo statuario – perfettamente cesellato all’esterno, ma il cui interno è raramente rilevante – tramutandolo in uno scrigno capace di contenere molteplicità, storie, lotte e ambizioni. 

«Dall’inizio del mio percorso come fotografa, sono sempre stata guidata dalla voglia di scoprire chi fosse la donna nelle mie immagini», spiega Summerton. «Da dove viene? Dove vuole andare? Chi e come ama? Cosa la spinge? Come si immagina nel mondo? Come diventa quell’idea che ha di se stessa? Mi faccio queste domande prima, e poi le proietto nella storia che sto provando a raccontare. L’intenzione è ispirare il fruitore ad aprire la mente, e sognare con me».

Ashley Graham (courtesy of Pirelli Calendar)

Un percorso che indaga l’anima usando il corpo, e che ha convinto l’amministratore delegato di Pirelli, Marco Tronchetti Provera. «Ho notato il suo lavoro perché le sue foto mettono in scena un mondo magico e sognante, ricco in colori e immaginazione», afferma Tronchetti Provera. «Vivendo in un mondo nel quale il reale e l’irreale si incrociano con sempre maggiore frequenza, mi sembrava l’artista perfetta per interpretare questo momento, e al tempo stesso fornire un importante contributo all’eredità del Calendario Pirelli».

E se reale e irreale si incontrano nel territorio immaginifico del “possibile”, tramutando il corpo in una finestra visibile su un territorio, quello dell’anima (assai meno visibile) è, ancora una volta, testimone affidabile dei tempi che corrono.

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