Il toro feritoLa crisi di Salvini è un problema per la Lega, ma anche un dramma per Giorgia Meloni

Il leader leghista è in picchiata nei sondaggi e questo significa, per la futura alleanza di governo, solo una cosa: instabilità. Per recuperare terreno e resistere agli attacchi interni il Capitano cercherà rivincite testosteroniche. Tra queste, la promessa della legge per l’autonomia

di Markus Spiske, Unsplash

In questi ultimi giorni di campagna elettorale gli elettori si avvicinano alle urne a fari spenti, senza sondaggi che non possono più essere pubblicati. I leader invece ce li avranno sul tavolo, potranno leggere chi sale e chi scende, verificare se veramente i derby per la testa della classifica si muovono a favore di questo o quel partito. E, paradossalmente, ci sarà chi auspica di non stravincere troppo a discapito degli alleati. Ovviamente non stiamo parlando di Enrico Letta, che questo problema non c’è l’ha. È Giorgia Meloni, che teme il tracollo di Forza Italia, di Noi moderati e soprattutto della Lega, non perché questo possa farle sfumare la vittoria e l’ingresso a Palazzo Chigi. Guarda all’immediato futuro, quello in cui dovrà gestire una maggioranza e un governo che spera duri una intera legislatura. E senza alleati in salute è convinta che possa durare qualche annetto e non di più.

Se poi nel Carroccio dovesse aprirsi il vaso di Pandora della successione alla segreteria, sempre a causa di un pessimo risultato elettorale, sono veri guai. Il sondaggio pubblicato dal Gazzettino di Venezia sul Veneto dà Fratelli d’Italia al 30,4% e la Lega al 14,4%.

Ecco, se questo dato fosse confermato in una Regione dove il Carroccio ha sempre mietuto voti nell’ordine del 30-40% e Luca Zaia viene per seconda volta con l’iperbolico risultato del 76,8% (non è un refuso), allora tutto può succedere. Può succedere che i sondaggi prima e le urne dopo le potrebbero dire che la “bestia” è ferita a morte. E si sa che il toro grondante di sangue dalle banderillas punta al torero con tutta la potenza e la rabbia residue che ha in corpo.

Meloni dovrebbe fare salti di gioia e la soddisfazione di avere fregato alla grande Salvini è tutta sua, dopo che lui ha sempre cercato di schiacciarla come una formica. Eppure un toro così malridotto, che cerca inutili rivincite testosteroniche, che si aggira nei corridoi di Palazzo Chigi, è un pericolo per il primo governo italiano a guida destra sovranista. Senza considerare che di problemi veri la nuova premier ne avrà tanti altri.

Bene per gli oppositori vari ed eventuali, che potranno aspettare sulla riva del fiume l’implosione del centrodestra al governo. Male, malissimo, per Fratelli d’Italia, che ieri hanno letto con grande attenzione l’intervista, guarda caso, del governatore Zaia sul Corriere della Sera. Un avviso chiaro ai naviganti. «I nostri alleati chiariscano la linea sull’autonomia prima del voto». Non gli basta un “ni”, vuole un impegno formale di Meloni ad approvare una legge quadro pronta, che può essere già approvata dal Consiglio dei ministri e discussa in Parlamento. «Non c’è più nulla da studiare: chi è contro l’autonomia è contro la Costituzione», avverte Zaia.

L’avvertimento è sicuramente rivolto agli statalisti di Fratelli d’Italia, ma abbiamo più di una semplice sensazione che il destinatario sia anche Salvini. È come se il doge di Venezia gli avesse detto: «ehi, mona, già hai portato la Lega ai minimi storici in Veneto, vedi di non farti fregare anche questa volta che ritorni al governo: porta l’autonomia a casa». E non è un caso che il destinatario dell’avviso abbia assicurato che al primo Consiglio dei ministri l’autonomia verrà approvata.

Abbiamo chiesto agli addetti ai lavori se così sarà e la risposta non è stata proprio rassicurante per i leghisti. Senza dubbio l’autonomia è centrale nel programma di governo, ma non è la priorità delle priorità. Spiegano che va inserita in un pacchetto di riforme, in un paniere dove ci sarà il presidenzialismo equilibratore e la riforma della giustizia. Campa cavallo. E poi, anche la legge quadro sull’autonomia, che Zaia definisce pronta («non c’è più nulla da studiare»), di qualche «ritocchino ha bisogno». I Fratellastri d’Italia di Salvini e Zaia pensano che bisogna registrare meglio gli interessi delle Regioni del nord con quelle del sud. Non è solo una questione di soldi ma anche di competenze esclusive dello Stato e concorrenti.

Quando Giorgia pensa a quello che l’aspetta con Matteo veramente si mette le mani tra i capelli. E respira profondamente.

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