Putin lo spacconeCosì le sanzioni sui chip mettono in crisi la macchina bellica russa

Avendo sparato più potenza di fuoco missilistica di quanto previsto, Mosca deve fare affidamento sulle scorte di munizioni obsolete dell’epoca sovietica. Ma l’Ucraina sa bene che se l’avversario riuscisse a trovare un modo per riottenere componenti high-tech (magari via Cina) le sorti del conflitto potrebbero mutare di nuovo

AP/LaPresse

Vladimir Putin fa lo spaccone sfidando l’Europa a sopravvivere senza gas, Matteo Salvini dice che non servono a niente, ma ormai che la Russia abbia sempre più problemi per le sanzioni lo dimostrano rapporti interni che vengono fatti filtrare a giornali occidentali. E, se vogliamo, anche questo è un segnale piuttosto eloquente.

Dopo che Bloomberg ha riferito di «documenti confidenziali» che rivelano come in realtà parlando tra di loro le autorità russe si mostrino estremamente preoccupate per le sanzioni, gli ultimi dati arrivano da una «lista della spesa» che è stata pubblicata da Politico, e che evidenza come Putin sia ormai costretto a fare acrobazie sempre più impegnative per procurarsi chip e componenti high-tech, la cui mancanza sta facendo evaporare il suo arsenale. «La lista visionata da Politico mostra come gli Usa e loro alleati tengano sotto controllo i colli di bottiglia attraverso cui devono passare le tecnologie che Mosca cerca».

Insomma, è per mancanza di microchip che la Russia sta perdendo la guerra. «A sei mesi dalla invasione dell’Ucraina, la Russia sta strozzandosi per il grave deficit tecnologico inflitto dalle sanzioni», scrive ancora Politico. Avendo sparato o perso in combattimento molta più potenza di fuoco missilistica di quanto inizialmente preventivato, i soldati di Mosca devono ora fare sempre più affidamento su scorte di munizioni obsolete dell’epoca sovietica, nel mentre gli ucraini accompagnano la loro controffensiva al Sud con una campagna di distruzione sistematica di munizioni e di infrastrutture chiave come i ponti.

«Secondo le nostre informazioni, i russi hanno già speso quasi la metà del loro arsenale di armi», ha detto a Politico il primo ministro ucraino Denys Shmyhal. Secondo lui, la Russia è ormai ridotta a sole «quattro dozzine» di missili ipersonici. «Sono quelli che hanno precisione e accuratezza, grazie ai microchip che contengono», ha aggiunto. «Ma a causa delle sanzioni imposte alla Russia, le consegne di queste apparecchiature a microchip ad alta tecnologia si sono fermate e non hanno modo di ricostituire queste scorte».

Ma l’Ucraina sa bene che se Mosca riesce a trovare un modo per riottenere l’accesso ai chip high-tech le sorti del conflitto potrebbero mutare di nuovo. Sta dunque mandando avvertimenti agli alleati che il Cremlino ha redatto una «lista della spesa» tale da evocare quella famosa «lista del molibdeno» con le richieste di materie prime e di materiali bellici che Benito Mussolini inviò alla Germania di Adolf Hitler come condizione per l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale.

Fu chiamata in quel modo perché, come osservò l’allora ambasciatore italiano a Berlino Bernardo Attolico, il solo tonnellaggio di molibdeno richiesto superava l’intera produzione mondiale dell’epoca. Ma è famosa soprattutto per la battuta di Galeazzo Ciano nel suo Diario: «Tale da uccidere un toro, se la potesse leggere». Se vogliamo collegare questa storia al linguaggio della Borsa, potremmo ire che qua non si tratta però di fa morire un toro, ma di far sopravvivere un orso. Il metaforico orso russo, che per alimentare il suo sforzo bellico ha bisogno di semiconduttori, trasformatori, connettori, involucri, transistor, isolatori e altri componenti, la maggior parte realizzati da aziende di Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Taiwan e Giappone.

Politico dice di aver potuto dare un’occhiata a una di queste liste. Si divide in tre categorie prioritarie: dalle componenti più critiche a quelle meno importanti. Include anche il prezzo per articolo che Mosca si aspetta di pagare, fino all’ultimo copeco.

«Sebbene Politico non sia stato in grado di verificare in modo indipendente la provenienza dell’elenco – si legge ancora tra le colonne del magazine – due esperti in catene di approvvigionamento militari hanno confermato che era in linea con altri risultati della ricerca sull’equipaggiamento e le esigenze militari della Russia».

In teoria, la Russia non dovrebbe essere in grado di acquisire la tecnologia più sensibile di queste liste. Potendo contare solo su una capacità tecnologica nazionale molto rudimentale, negli ultimi anni il Cremlino aveva fatto affidamento su fornitori da Stati Uniti, Unione europea e Giappone che dovrebbero essere fuori portata.

Anche su Linkiesta, abbiamo riportato come ormai i russi stavano ricavando chip per carri armati dagli elettrodomestici. In pratica, c’è però la possibilità che ci si metta un Paese intermedio, a acquisire tecnologie dove ai russi sono interdette per poi girarle a Putin. Tanto per non fare nomi: la Cina.

Dei 25 articoli che la Russia starebbe cercando più disperatamente, quasi tutti sono microchip prodotti da aziende Usa come Marvell, Intel, Holt, ISSI, Microchip, Micron, Broadcom e Texas Instruments. C’è poi la giapponese Renesas, che ha acquisito la IDT con sede negli Stati Uniti; la tedesca Infineon, che ha acquisito Cypress, pure con sede negli Stati Uniti; i microcircuiti dell’azienda UsaVicor; e connettori della pure americana AirBorn.

Alcuni degli articoli possono in realtà essere facilmente trovati nei rivenditori di elettronica online, ma altri sono esauriti da mesi a causa della carenza globale di microchip.

L’articolo più economico nell’elenco delle priorità principali, il ricetrasmettitore ethernet gigabit 88E1322-AO-BAM2I000 prodotto da Marvell, potrebbe essere acquistato da Mosca per 430,83 rubli al pezzo: circa 7 euro.

L’articolo più costoso, un gate array programmabile sul campo 10M04DCF256I7G prodotto da Intel, può essere acquistato a 66.815,77 rubli o 1.107 euro ciascuno, secondo l’elenco. Prima della carenza di chip, sarebbe costato meno di 20 euro. Tra le priorità medie, sono importanti la tedesca Harting e l’olandese Nexperia: quest’ultima, acquisita dalla società tecnologica cinese Wingtech nel 2019.

Il ministero dell’industria e del commercio russo sta cercando di incentivare la produzione nazionale, e le misure adottate il 23 agosto promettono abbattimenti delle tasse concessione di prestiti agevolati e la garanzia degli acquisti.

Ma – a parte che scatteranno dal primo gennaio – il problema è che in passato misure analoghe sono fallite per via della corruzione. E adesso vi si aggiunge anche la fuga dei cervelli.

Un’indagine di Reuters a agosto ha mostrato che l’equipaggiamento militare russo trovato sul campo di battaglia è ancora zeppo di componenti tecnologiche occidentali. I cinesi, secondo gli esperti, non hanno la capacità per sostituirle. Quindi, tutto dipenderà dalla capacità dell’Occidente di evitare contrabbando e triangolazioni su larga scala.