Imparare dalla SpagnaLa legge dovrebbe trattare gli ecosistemi naturali come esseri umani

Nonostante l’opposizione di Vox, la laguna del Mar Menor è stata la prima in Europa a ottenere lo status di persona giuridica: davanti alla legge dovrà essere trattata come un individuo. Una buona notizia sia per la tutela del luogo, sia perché potrebbe segnare una svolta a livello continentale

La laguna del Mar Menor (Unsplash)

Da qualche settimana il Mar Menor, la laguna costiera spagnola che bagna la regione sudorientale di Murcia, è diventato il primo ecosistema a ottenere lo status di persona giuridica in Europa. Significa che il bacino d’acqua dovrà essere considerato davanti alla giustizia a tutti gli effetti al pari di un individuo o di un’impresa, e come tale potrà esercitare e rivendicare i propri diritti all’interno di un tribunale (ovviamente non potrà farlo direttamente, ci saranno delle persone che rappresenteranno i suoi interessi). Su questo, la legge dice che «consentirà a chiunque di avviare un’azione legale in suo nome». Si tratta del fenomeno dell’Environmental Personhood, che non va più considerato di nicchia. 

La proposta – frutto di un’iniziativa legislativa popolare (Ilp) partita da Teresa Vicente Giménez, professoressa dell’Universidad de Murcia e che in due anni ha raccolto più di 640mila firme – ha ricevuto il via definitivo con l’approvazione da parte del Senato spagnolo. L’iter non è stato semplicissimo per almeno un paio di motivi: l’urgenza di approvare la misura e l’opposizione da parte di Vox, il partito politico spagnolo di destra ed estrema destra e l’unico al congresso dei deputati – la camera bassa del Parlamento – ad aver votato contro. 

Uno dei rappresentanti di partito, il senatore José Manuel Marín Gascón, ha giustificato il rifiuto in questi termini: «Considero l’Ilp una sciocchezza legale e un modo dell’estrema sinistra radicale per depredare fondi». A suo parere, che dovrebbe essere più o meno quello di tutti gli altri membri del gruppo, «l’ambiente deve essere rispettato, mantenuto e curato», ma senza che le persone debbano «sottomettersi al dominio dell’ecologia». Vox ha annunciato per questo di voler intentare un ricorso per incostituzionalità della proposta.

Per il resto del Parlamento, invece, si tratta di una risposta necessaria al fallimento di tutti i precedenti governi che, pur avendo pieni poteri in materia di ambiente e pianificazione territoriale, hanno adottato soluzioni evidentemente insufficienti a garantire la salvaguardia del Menor. 

A proposito di Menor. Questa laguna costiera, che occupa un’area di circa centosettanta chilometri quadrati ed è separata dal mar Mediterraneo da una striscia di sabbia lunga ventidue chilometri e larga poco più di uno, ad oggi è sull’orlo del collasso. Il suo ecosistema, un tempo rigoglioso e vivo, sta soffrendo le conseguenze di un alto tasso di inquinamento agricolo (negli ultimi anni sono state installate decine di serre agricole) e della massiccia urbanizzazione della zona. Le aziende agricole locali sversano quotidianamente nelle sue acque grossi quantitativi di nitrati e spesso il bacino è la destinazione ultima degli scarichi delle attività minerarie. 

È evidentemente servito a poco includere la zona fra quelle aree protette appartenenti alla Rete Natura 2000, un sistema che mette in campo azioni dirette alla conservazione della diversità biologica in Unione europea per tutelare specifici habitat, specie animali e vegetali. «Quelle leggi non sono state adeguatamente applicate. Sono così delusa, così triste», ha commentato Francisca Giménez-Casalduero, ecologista marina dell’Università di Alicante.

Negli ultimi anni il Menor è stato protagonista di alcuni episodi particolarmente spiacevoli. Tra il 2016 e il 2021, ad esempio, in diverse occasioni le sue acque hanno assunto una strana colorazione verdognola, insolita per una superficie che ha sempre ammaliato per la sua limpidezza. Il fenomeno, dato da un’eccessiva proliferazione di alghe, ha causato per prima cosa la perdita della quasi totalità di vegetazione sottomarina, soffocata dal fitto manto superficiale che impedisce ai raggi del sole di passare e riduce l’ossigeno nell’acqua. 

Gli esperti (tra cui l’Associazione dei naturalisti del Sudest) hanno spiegato che in zone particolarmente inquinate è “normale” assistere ad episodi di questo tipo, le cui conseguenze intaccano anche la fauna. Nell’agosto del 2021, per lo stesso motivo, tonnellate di pesci e crostacei morti si sono riversati in massa sulle sponde sabbiose della laguna, asfissiati. 

Su questo fronte le autorità regionali e nazionali si sono spesso scontrate, accusandosi reciprocamente di non aver fatto abbastanza per evitare di arrivare a questo punto. Il governo spagnolo ha criticato l’amministrazione locale di non aver regolamentato adeguatamente l’uso di fertilizzanti e non aver vigilato sulla proliferazione di agricolture abusive. Dall’altro lato l’esecutivo di Murcia – per cui inizialmente la moria di pesci era da imputare alle alte temperature della stagione – ha più volte dichiarato di voler denunciare il ministero dell’Ambiente per lo stesso motivo. 

È chiaro che a risentire principalmente di questi continui rimpalli è la laguna. Il fatto che ora, istituzionalmente, sul fronte della tutela quest’ultima debba essere considerata al pari di un essere umano, aumenta le speranze di vederla tornare, un giorno, cristallina com’era. A rappresentarla legalmente ci saranno dei tutori, molti dei quali cittadini locali, comuni. A loro supporto, per la parte tecnica, un comitato scientifico avrà il compito di monitorare con una certa frequenza la salute dell’ecosistema. Il team di esperti sarà sovvenzionato da un investimento di quasi cinquecento milioni di euro che il governo spagnolo ha promesso di destinare nei prossimi cinque anni alla tutela della laguna.

Di esempi positivi, che fanno ben sperare, ce ne sono. Nel resto del mondo infatti, al contrario dell’Europa, non è una novità che ecosistemi come fiumi e laghi abbiano una propria personalità giuridica. L’idea di trattare la natura come un essere vivente deriva dalla tradizione di alcune culture indigene. I primi Paesi a introdurla nel proprio ordinamento giuridico, infatti, sono stati l’Ecuador e la Bolivia, rispettivamente nel 2008 e nel 2010. 

Merita una menzione anche l’esempio (risalente al 2017) della Nuova Zelanda, con il monte Taranaki, ritenuto sacro dalla popolazione maori, così come con il fiume Whanganui. Quest’ultimo è ritenuto uno dei corsi d’acqua più importanti per il Paese, soprattutto per via del suo legame con le popolazioni residenti sul territorio prima ancora dell’arrivo degli europei. Nel corso degli anni gli indigeni hanno sfruttato il fiume per trarne nutrimento e per spostarsi da una parte all’altra del Paese, mantenendo però come principio cardine il rispetto suo e della sua biodiversità. Nella cultura maori, quello di proteggere il paesaggio e gli elementi che lo compongono è un dovere di tutta la comunità.

Alla fine dei conti è questo l’insegnamento che più di tutti l’occidente – quella parte di mondo concentrata a convincersi che la natura sia lì per servirlo – dovrebbe tenere a mente. Che sarebbe bene, cioè, recuperare quella reciprocità ancestrale, quel dare e ricevere che tiene in vita gli uni e gli altri: gli uomini e la madre Terra.