Un anno difficile La Commissione prevede che il 2023 europeo inizierà in recessione

Bruxelles si aspetta due trimestri negativi consecutivi quest’anno e una crescita dello 0,3 per cento l’anno prossimo. L’Italia meglio della Germania, grazie all’opera di Draghi

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La parola più temuta il commissario all’Economia Paolo Gentiloni la pronuncia quasi subito nella sua conferenza stampa, forse per togliersi il pensiero. «Recessione tecnica», cioè due trimestri consecutivi di decrescita del prodotto interno lordo, che l’Unione Europea nel suo complesso e molti Stati membri sperimenteranno a cavallo tra quest’anno e il prossimo. Le previsioni d’autunno della Commissione delineano un quadro leggermente migliore delle precedenti per il 2022, ma decisamente più fosco per il 2023.

Un anno difficile
La sofferenza delle economie europee era attesa, a causa soprattutto della guerra in Ucraina e delle sue conseguenze sui prezzi dell’energia. Ma se lo scorso luglio gli uffici della Commissione immaginavano un aumento del Pil all’1,5 per cento nell’Ue per l’anno prossimo, a quattro mesi di distanza questa stima scende allo 0,3 per cento, poco sopra la linea di galleggiamento.

Tre Paesi membri, poi, vivranno un anno con il segno meno: -0,6 per cento per Germania Svezia, -0,3 per cento per la Lettonia. Berlino avrà, insieme a Stoccolma, la peggiore performance, mentre Italia e Francia faranno poco meglio: 0,3 per cento e 0,4 per cento. Pochi i Paesi con una crescita sostanziosa, tra cui spiccano Grecia (3,8 per cento) e Malta (2,8 per cento).

La spiegazione fornita da Gentiloni per la contrazione dell’attività economica poggia sull’aumento dei prezzi, che riduce il potere d’acquisto delle famiglie disincentivando i consumi. Quando l’inflazione allenterà la presa, presumibilmente la prossima primavera, l’Europa dovrebbe tornare a crescere. Ma senza troppo slancio: il sollievo arriverà soltanto nel 2024, quando le previsioni indicano una crescita all’1,6 per cento per l’Unione e all’1,5 per cento per l’Area Euro, con tanti Paesi sopra l’uno o i due punti percentuali (1,1 per cento per l’Italia).

Proprio il 2024 vedrà un calo netto dell’inflazione rispetto agli anni precedenti: il «picco» è atteso alla fine di quest’anno e porterà il tasso complessivo nell’Unione al 9,3 per cento e nell’Area Euro all’8,5 per cento. La discesa sarà graduale: 7 per cento e 6,1 per cento nel 2023, prima di arrivare al 3 per cento e 2,6 per cento, livello più vicino all’obiettivo della Banca centrale europea di mantenere l’inflazione stabile al 2 per cento nel medio periodo.

Anche in questo caso le previsioni sono peggiori delle precedenti: la revisione al rialzo, spiega la Commissione, riflette soprattutto l’aumento dei prezzi del gas e dell’elettricità, che trascinano con sé tutti gli altri. E, ha avvertito Gentiloni, riempire gli stoccaggi di gas nel 2023 potrebbe essere più difficile di quest’anno, per ragioni che definisce «ovvie»: mancheranno i flussi dalla Russia e il costo del combustibile di diversa provenienza dipende da fattori difficilmente prevedibili ora.

La «mappa dell’inflazione» comunque è molto disomogenea: quest’anno si va dal 5,8 per cento della Francia fino agli alti tassi dei Paesi baltici (19,3 per cento il tasso dell’Estonia). Nei prossimi due esercizi annuali queste differenze si assottiglieranno, mentre la traiettoria di riduzione dell’Italia sarà abbastanza in linea con quella complessiva: un picco dell’8,7 per cento ora, una riduzione al 6,6 per cento nel 2023 e una più marcata al 2,3 per cento nel 2024.

L’Italia in attesa di giudizio
Per il nostro Paese, il responso della Commissione non è particolarmente negativo. Il +3,8 per cento del 2022 è un sensibile ritocco al rialzo rispetto alla stima precedente (2,9 per cento), grazie soprattutto alla robusta crescita dei primi tre trimestri dell’anno. Il «sorpasso» sui livelli economici precedenti alla pandemia è avvenuto già in primavera e anche le misure adottate dal governo Draghi per contenere i prezzi dell’energia hanno contribuito alla crescita, scrive la Commissione.

Il calo per il 2023, invece, è piuttosto contenuto: +0,3 per cento, in linea con la media Ue, rispetto al +0,9 per cento che ci si attendeva la scorsa estate, anche se la risalita comincerà solo nella seconda parte dell’anno.

Contrastanti le aspettative su deficit e debito: Il disavanzo annuale toccherà il 5,1 per cento quest’anno e il 3,6 per cento l’anno prossimo: la sospensione del Patto di stabilità fino alla fine del 2023 e crescita consente di sforare la quota del 3 per cento; ma i problemi potrebbero ripresentarsi nel 2024, quanto il deficit italiano dovrebbe attestarsi al 4,2 per cento e non è ancora chiaro quali saranno le regole fiscali comunitarie in vigore.

Sicuramente, sarà necessario proseguire sulla strada che porta alla riduzione del debito pubblico. La traiettoria dell’Italia si iscrive in questa direzione, pur in maniera molto lenta: nel 2024 si dovrebbe arrivare al 142,6 per cento del Pil, due punti percentuali in meno rispetto a quest’anno, ma sempre la seconda quota più alta dell’Unione, dopo la Grecia.

Tutte queste previsioni, comunque, si basano su un assunto pericolante: il fatto che non avvengano significativi cambi di rotta a livello economico dopo l’elezione del nuovo governo, come si legge nel capitolo dedicato all’Italia del documento completo della Commissione.

In questo senso, ha specificato Paolo Gentiloni rispondendo a una domanda in conferenza stampa, il giorno del giudizio vero e proprio arriverà a dicembre. Entro fine mese, infatti, le autorità italiane invieranno a Bruxelles il progetto aggiornato di legge di bilancio, che sarà al vaglio della Commissione: obiettivo è un «buon mix tra cautela fiscale e investimenti in crescita e sviluppo», che Gentiloni invoca ma che toccherà al governo italiano delineare concretamente.