BiomuseologiaLe strategie per ridurre l’impatto ambientale dei luoghi della cultura

Dall’efficientamento energetico all’utilizzo di vernici nanotecnologiche, passando per l’economia circolare: la sfida ecologica coinvolge anche i musei

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La museologia del presente spinge a ripensare la valorizzazione e la gestione delle strutture museali: dalla Convenzione di Faro alla Dichiarazione di Roma, fino ad arrivare alla nuova definizione del museo redatta da ICOM a Praga alla fine di ottobre del 2022, le funzioni del museo aumentano, mettendo il visitatore al centro di ogni offerta culturale. 

È quindi importante evidenziare l’importanza di una progettualità etica e responsabile strutturata su piani di crescita sostenibile. Quello economico è il primo grado di sostenibilità: solo un museo gestito alla stregua di un’impresa privata può avere business model, strategie e piani economici fondati su segmenti di interesse e su obiettivi misurabili per tenere fede alla propria mission e alle nuove funzioni soddisfacendo le esigenze di tutti i pubblici. 

L’istituzione museale evolve e si relaziona con le nuove esigenze delle persone: le nuove funzioni esaltano il carattere sociale e olistico del museo, in quanto offre un servizio pubblico e protegge un interesse per tutti i segmenti di una comunità, facilitando l’inclusione, l’accessibilità, la salute e il benessere psicofisico. 

I musei sono, tra gli edifici che “producono” cultura, quelli che hanno un maggior impatto ambientale. Di fatto, rimangono in funzione ventiquattr’ore su ventiquattro. Quasi tutte le strutture museali di recente costruzione hanno assecondato, fin dalla loro genesi, pratiche green che le hanno rese ecocompatibili a impatto zero (o quasi). 

La vera sfida, però, è quella di ridurre in modo consistente l’impatto di quelli già esistenti: la Biomuseologia, oltre ad affiancare la Biomuseografia nel progettare strutture museali ex novo, ha come obiettivo quello di diminuire drasticamente l’impatto ambientale di strutture storiche, rispettando le linee guida del ministero della Cultura, attraverso l’efficientamento energetico, l’utilizzo di vernici nanotecnologiche, l’uso di materiali ecologici, il ricorso all’economia circolare e l’ausilio di laboratori legati al trasmettere competenze ecologiche e coscienza ambientale. 

La parola d’ordine della crescita sostenibile è “rilevare”: con la misurazione dell’impatto economico, sociale, ambientale e olistico sul territorio è possibile creare una sinergia che permette al museo di diventare un vero e proprio punto di riferimento per la comunità, oltre che strumento strategico per il marketing territoriale e potenziale punto di riferimento per le aziende della città. 

Per approfondire: La Biomuseologia. I musei e la cultura della sostenibilità (Celid), di Maurizio Vanni, 168 pagine, 18 euro