Il risveglio dell’animaLa prima volta a Milano del maestro della videoarte Bill Viola

In occasione dell’apertura al pubblico della mostra, abbiamo incontrato la curatrice Kira Perov, moglie dell’artista e direttore esecutivo del Bill Viola Studio con sede a New York

Catherine's Room (Kira Perov © Bill Viola Studio)

Si intitola, semplicemente, con il suo nome: Bill Viola, la mostra milanese che – da venerdì 24 febbraio fino al 25 giugno – ripercorre alcune tappe fondamentali del viaggio lungo quarant’anni di un maestro della videoarte. A Palazzo Reale ci si potrà immergere nell’atmosfera unica di quindici opere iconiche, nate dall’incontro tra un appassionato di musica elettronica con il Rinascimento italiano e la cultura orientale. 

Lavori che indagano le infinite possibilità della psiche e dell’animo umano attraverso elaborate rappresentazioni teatrali ed elementi simbolici come il fuoco e, soprattutto, l’acqua. Come in Ocean Without a Shore, opera nata nel 2007 a Venezia nella chiesetta sconsacrata di San Gallo che descrive una soglia metaforica del momento di transizione in cui la vita diventa morte. O, ancora, il video-dittico di proiezioni su lastre di granito nero Man Searching for Immortality/WomanSearching for Eternity del 2013, che raffigura l’intensità della trasfigurazione del fuoco e dell’acqua accanto a opere raramente esposte in Italia, come The Quintet of the Silent

Bill Viola porta a Milano, città dove (nonostante sia stato spesso in Italia) espone per la prima volta, alcune delle sue opere più iconiche. Quale percorso offre la mostra?
I visitatori inizieranno il loro viaggio con le opere della celebre serie Bill’s Passions, trovandosi subito faccia a faccia con la rilettura dell’idea di umanesimo espressa dai pittori rinascimentali italiani. Una serie di video che si ispirano agli antichi e che, al rallentatore e attraverso immagini, luci e suoni, catturano e amplificano dettagli di emozioni umane impossibili da vedere in tempo reale. Qui tutto rallenta (compresi gli spettatori) per raggiungere una comprensione più profonda dei temi delle opere: nascita e morte. O nascita/morte/rinascita.

Man Search (Kira Perov © Bill Viola Studio)

Il rapporto tra Bill Viola e l’arte del passato è forte e sorprendente, per il medium digitale e immateriale utilizzato da Viola. Quali sono le opere e gli autori che lo hanno ispirato?
Dipende. In Emergence, opera video del 2002, si ispira alla Pietà di Masolino da Panicale dipinta nel 1424 per la chiesa di San Giovanni Battista a Empoli. L’affresco raffigura Cristo che risorge dal sepolcro, assistito dalla Madonna e da San Giovanni, mentre il video mostra le immagini di un giovane che, allo stesso modo, sta sorgendo non da un sepolcro ma da una cisterna traboccante d’acqua. Elemento sacro che, in questo caso, rappresenta entrambi gli estremi della vita e della morte, dell’annegamento e della nascita: Bill Viola non era tanto interessato al contenuto cristiano dell’immagine, quanto all’idea che la vita possa essere due o più cose allo stesso tempo.

In questo complicato momento storico, tra migrazioni, riscaldamento globale, politiche crisi, guerre, quale dovrebbe essere il ruolo e il contributo dell’arte?
Nessuno può ignorare i gravi problemi globali di cui sentiamo parlare nei notiziari di ogni giorno. Tuttavia, questi non sono gli argomenti su cui Bill ha scelto apertamente di concentrarsi. Il suo lavoro, al contrario, offre una liberazione da queste preoccupazioni quotidiane e guarda soprattutto all’interiorità, alla sua personale esperienza di sostegno, empatia e compassione. Tuttavia, un pezzo in mostra milanese può essere considerato un commento diretto alle forze incontrollabili che influenzano le nostre vite, mi riferisco al diluvio improvviso e terrificante che è al centro di The Raft (opera del 2004), un lavoro che ci ricorda che l’umanità può lavorare insieme per sopravvivere all’imprevisto naturale come alle catastrofe politica. 

(Kira Perov © Bill Viola Studio)

Non stupisce perché Bill Viola ha sempre lavorato su temi fondamentali e fondativi dell’essere umano. Da dove ha origine questo interesse? Sono tracce di una ricerca filosofica o più religiosa?
Bill ha attinto da molte fonti diverse per conoscere la vita e trarne ispirazione per il suo lavoro, e tutte hanno un significato globale, indipendentemente dalla cultura o dalla religione da cui provengono. Le sue opere si concentrano più su esperienze umane universali. Per esempio, ama citare Chuang Tzu, filosofo cinese del IV secolo a.C., che ha scritto: «La nascita non è un inizio; la morte non è una fine». Ma, soprattutto, come ha sempre detto Bill, il suo pensiero è concentrato sull’arte, perché «l’arte è il risveglio dell’anima».

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