Eravamo adultiRiepilogo sulla mania di chiedere le dimissioni nella società opinionistica di massa

Gli intellettuali, gli influencer, gli aspiranti Gabibbo e il mio fruttivendolo corrono a usare gli stessi social per dire che la Meloni si deve dimettere dopo la morte di settantadue persone. Come hanno già fatto in almeno cento altre occasioni meno gravi nell’ultimo mese

LaPresse

Riepilogando. Attribuire la responsabilità delle morti non naturali è ormai lo sport preferito degli esseri umani con connessione wifi e bisogni primari abbastanza risolti da poter passare le giornate a polemizzare: s’incolpa un concetto di fantasia quale la competitività nelle università italiane per i suicidi giovanili, figuriamoci se non cerchiamo un colpevole per il naufragio d’una barca di disperati.

Riepilogando. Le settantadue morti al largo della Calabria non si dovrebbe saper bene a chi attribuirle. Al governo che ha fatto i decreti sicurezza? Ai governi che non li hanno annullati? Al governo in carica? Indizio: trattasi di quattro governi diversi. Eppure siamo ogni volta sicurissimi delle responsabilità da attribuire – ma mica perché siamo propagandisti, eh.

Riepilogando. Giorgia Meloni, avrà agevole modo di dire chi voglia darle la colpa, andava nei talk-show a dire che le navi andavano fatte affondare, e così non sarebbero più partite: stava quindi annunciando le politiche che sta in effetti attuando. Si potrebbe però con lo stesso criterio ricordare che Meloni accusava Renzi, allora presidente del Consiglio, di strage colposa per analogo naufragio: stava quindi dicendoci che se muore una nave di disperati è colpevole chi è al governo e che quindi lei al governo non avrebbe lasciato succedesse la stessa cosa?

Riepilogando. In Italia sono morti profughi sotto governi di destra, di sinistra, e di ambo le parti. Ho come il sospetto che una soluzione semplice a un problema complesso qual è quello delle migrazioni non esista, ma per fortuna a noialtri che non governiamo nessuno chiede una soluzione, solo di tenerci pronti a strillare che è uno scandalo quando le soluzioni non vengono trovate.

Riepilogando. Quando Giorgia Meloni, ingenua come Jude Law che in Closer chiede a Natalie Portman di guardarlo negli occhi come se quella fosse garanzia d’onestà, chiede se davvero pensiamo che lei sia contenta che siano morti, quel che finge di chiedere è: «davvero mi ritenete insensibile»; quel che sta chiedendo è: «davvero mi ritenete scema».

Riepilogando. Siamo tutti abbastanza adulti da sapere che ciò che uno bercia allorché all’opposizione e in campagna elettorale non è parente di ciò che farà allorché caricato di responsabilità di governo. Siamo tutti abbastanza adulti da sapere che nessun governo vuole che gli muoiano profughi sulle spiagge: non per generosa sensibilità; egoisticamente, perché i morti diventano un problema politico. Siamo tutti abbastanza adulti, ma non lo siamo.

Riepilogando. Non riteniamo particolarmente scema la Meloni, ma non è mica quello il punto. È che abbiamo un telefono, e quel telefono è collegato al mondo senza comporre un numero. C’erano una volta i telefoni che usavi per chiamare qualcuno che conoscevi. C’erano una volta le notizie che ti andavi a cercare. Adesso nel telefono ti arriva il mondo, adesso il mondo ti riguarda anche se non hai i mezzi per affrontarlo, adesso il mondo pretende che tu abbia un’opinione su di esso, ti vibra in tasca sollecitandoti prese di posizione.

Riepilogando. Mentre sospiriamo nostalgia sui politici del Novecento, quelli che sì erano dignitosi, che sì erano perbene, che sì sapevano governare, non somigliamo minimamente all’elettorato del Novecento. Non è neppure del tutto nostra responsabilità: li avrei voluti vedere, Churchill o De Gasperi, governare un mondo con la quantità di complicazioni portate dal secolo successivo, e dovendo rispondere a un elettorato coi telefoni che vanno sull’internet e l’opinionismo di massa in servizio permanente effettivo. Berlinguer, invece di andare in spiaggia con la giacca, avrebbe aperto un chiringuito.

Riepilogando. Muoiono settantadue persone, e tutti – l’opposizione, le chattering classes, gli intellettuali e gli influencer e gli aspiranti Gabibbo e il mio fruttivendolo – corrono a usare gli stessi social per dire che la Meloni si deve dimettere, che Piantedosi si deve vergognare, che è uno scandalo. Solo che gli stessi toni e gli stessi lemmi sono su quegli stessi mezzi di comunicazione già stati usati – dall’opposizione e dagli intellettuali e dal mio fruttivendolo e da tutti gli aspiranti Gabibbo che sono ormai la maggioranza della popolazione che rumoreggia: quella silente, preziosissima, tendiamo a non conteggiarla – in almeno cento occasioni nell’ultimo mese.

Riepilogando. Se chiedi dimissioni quando una cattolica dice che purtroppo l’aborto è una scelta che le donne possono praticare, quando un sindaco dice che Elly Schlein è più cessa di Belen, quando La Russa dice che le donne di destra erano più bonazze prima; se dici più spesso «deve dimettersi» di quanto tu dica «no comment», quando poi si presenta il momento di decine di morti, quanto è ormai deprezzata una frase che dovrebbe essere dirompente quale «chiedo le sue dimissioni»?

Riepilogando: è peggiorato chi ci governa, rispetto al Novecento? Siamo peggiorati noi elettori? Un po’ e un po’?

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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