Il dito e la lunaL’ostruzionismo sulle coppie omosessuali e i diritti (negati) dei bambini

La polemica sulla gravidanza per altri nasce da alcune idiozie proposte dalla maggioranza di destra, incapace di immaginare un percorso legislativo logico e sensato che, al netto di tutte le sfumature di natura politica, riesca a tutelare i più piccoli

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L’ultima polemica italiana è la gravidanza per altri. Tutto è scaturito da due iniziative della maggioranza di governo: la contrarietà a recepire un regolamento europeo che impone agli Stati membri il mutuo riconoscimento degli atti pubblici in materia di filiazione e la circolare del ministro Matteo Piantedosi con la quale si vuole vietare ai sindaci di registrare i figli delle coppie omosessuali. Senza girarci troppo intorno, possiamo dire che l’obiettivo di entrambi i provvedimenti è quello di discriminare e velleitariamente impedire che le coppie omosessuali possano avere figli.

L’allarme lanciato dalla maggioranza, dicono, è contro la gravidanza per altri e per questo hanno presentato una proposta di legge per bandirla e sanzionarla su tutto il «globo terraqueo». Peccato che nel mondo reale non sia possibile sancire unilateralmente un reato universale e scaturire da esso una giurisdizione universale. Perché un reato possa essere universale ogni Paese dovrebbe riconoscerlo come tale e perseguirlo. Quindi la proposta di legge firmata da Fratelli d’Italia è un’idiozia.

Altri affermano invece che, pur essendo contrari e volendo configurare la gravidanza per altri come reato, di gravidanza per altri non bisogna parlare perché non è all’ordine del giorno; concentriamoci quindi solo sulla garanzia dei diritti dei bambini, non importa di chi siano figli.

Ma nel caso in cui si voglia riconoscere i diritti di quei bambini e qualificare al contempo la gravidanza per altri come reato, sia in Italia sia all’estero, sanzionandola con multa e detenzione, allora bisognerebbe chiedersi come si possano riconoscere i diritti di quei bambini: registrandoli all’anagrafe e accompagnando contemporaneamente i loro genitori in carcere? Se affermiamo di riconoscere pieni diritti alle persone omosessuali, perché vietiamo loro, e ai single, l’accesso alla fecondazione medicalmente assistita e all’adozione?

Se invece prendiamo come esempio una coppia italiana, eterosessuale, sposata che ha un figlio attraverso la gravidanza per altri all’estero: quando la coppia torna in Italia per trascrivere l’atto di nascita, l’ufficiale all’anagrafe farà un’indagine per stabilire se quel figlio è nato secondo i crismi della legge e nel caso sanzionerà i genitori o lo registrerà come figlio della coppia? Ancora una volta sembra evidente l’ostruzione nei confronti di chi non sia eterosessuale.

A mio avviso, i distinguo che si fanno riguardo tutte le tecniche di procreazione assistita, gravidanza per altri e genitorialità dovrebbero essere chiarite in un confronto politico onesto. Il dibattito pubblico è affollato di persone che tengono a farci sapere come la pensano, da che parte penda il loro bilancino morale. A volte proteso nella convinzione che ciò che è possibile sia automaticamente un diritto, altre verso quella per cui il diritto debba rimanere ancorato ad un non precisato stato di natura, per cui, se biologicamente non puoi mettere al mondo un figlio devi accettare di non poter essere genitore.

In questi ragionamenti è prevaricante l’«io». Quello che «io» farei, quello che «io» giudico bene o male. Si può pensare che la politica è altra cosa dalla tua personale morale? Il compito della politica e del diritto è governare i fenomeni sociali assicurando la libertà individuale in un quadro equo di diritti e doveri che assicurino il rispetto dei principi di etica pubblica.

Allora la questione di fondo, è andare a vedere cosa ci sia dietro questo volontà comune di rispettare i diritti dei bambini. Pensiamo che pagare per avere un figlio che ci somigli almeno in parte sia nostro desiderio e quindi nostro diritto? Pensiamo di dover pagare meno un ovocita di una donna nera rispetto al più costoso ovocita di una donna bianca (come giustamente faceva notare la ministra Eugenia Roccella a una Lucia Annunziata scatenata in diretta Rai)? Pensiamo che il mezzo non sia importante quanto il fine di avere un figlio che ti somigli (diciamoci la verità, vogliamo tutti figli che ci somiglino come pure faceva notare il presidente del Senato Ignazio La Russa)? La gestazione può essere per una donna una scelta oggetto di una transazione? La procreazione può essere equiparata ad una prestazione retribuita? Perché una donna non può procreare per altri ma la tata che lavora da noi ha potuto lasciare i suoi figli a Manila per prendersi cura dei miei a Bruxelles? Posso essere libera di usare il mio utero per un atto di amore e solidarietà verso una coppia a me cara impossibilitata ad avere un figlio? Posso io decidere cosa fare del mio corpo senza dover subire paternalismi maschili?

Mi sono sempre posta molte domande sulla gestazione per altri e le ho poste ad amici omosessuali che hanno avuto figli attraverso gravidanza surrogata in Canada e negli Stati Uniti. Li ho bombardati di domande e di dubbi miei, consapevole di quello che per me ha significato diventare madre e mettere al mondo i miei figli.

Alla fine, ho preso atto di un dato oggettivo, e cioè che l’uomo, in quanto maschio, non coglie il senso e la grandezza del mettere al mondo un figlio. In quei racconti, in quelle risposte, la donna che aveva permesso loro di diventare padri era un’incubatrice, una portatrice, del tutto marginale nel determinare quella vita che invece, secondo loro, è nata dal loro esclusivo desiderio scritto nel patrimonio genetico del bambino.

Ho anche scoperto che quella madre surrogata è una donna che continua a far parte della loro famiglia, della vita di quei bambini e quella che io giudico inconsapevolezza quasi irrispettosa verso le donne che si prestano alla gravidanza per altri, diventa in realtà un rapporto d’amore che allarga la famiglia e i punti di riferimento di quei bambini

Anche io ho molte reticenze sulla gestazione per altri e ammetto di essere gelosa della capacità di mettere al mondo un figlio. Sono gelosa e mi sento offesa quando tutto questo viene ridotto a servizio da pony express davanti a un desiderio considerato più importante della vita che porti in grembo per nove mesi. Sono gelosa della maternità. E non mi faccio problemi a dirlo, soprattutto se la forza del corpo femminile è sminuita alla funzione di contenitore. Ma di nuovo, di quello che penso io chi se ne importa. Torniamo a questi bambini che aspettano diritti e annessi documenti.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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