Il tradimento degli intellettualiGli inconsci precursori del fascismo e la caduta del sistema di valori liberali in Italia

Il libro “Le delusioni della libertà” di Paolo Vita-Finzi, uscito originariamente nel 1961, inaugura la nuova collana collana dedicata ai “Liberalismi eccentrici” pubblicata dall’Istituto Bruno Leoni

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Paolo Vita-Finzi non è mai stato un intellettuale di professione, ma un diplomatico con il dono di un’eccellente scrittura. Lo si vede chiaramente in “Le delusioni della libertà”, recentemente ripubblicato da IBL Libri, che con questo titolo ha inaugurato una nuova collana dedicata ai “Liberalismi eccentrici”. Il libro, uscito originariamente nel 1961, anche se alcune pagine erano state pubblicate sul settimanale Il Mondo, nell’edizione IBL è impreziosito dall’introduzione di Claudio Giunta e da un saggio dello storico Francesco Perfetti.

Questo primo volume della collana dà immediatamente l’idea del progetto dell’Istituto Bruno Leoni: ripubblicare testi di autori definiti «eccentrici», perché non appartengono al pantheon della tradizione del liberalismo classico ma anche perché si occupano di temi e di questioni non perfettamente allineate con i temi centrali del lavoro dell’IBL.

La carriera professionale di Vita-Finzi inizia nel 1924 dopo aver vinto il concorso diplomatico, che lo porta ad entrare nelle ambasciate italiane in giro per il mondo. Nel 1938, Vita-Finzi viene costretto a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali e si trasferisce in Argentina, dove fonda e dirige la rivista Domani: strumento che gli permette di riunire importanti intellettuali sudamericani ed europei, rifugiati come lui. Dopo la Seconda guerra mondiale, ritornato alla carriera diplomatica, diventa ambasciatore in Norvegia, prima, e in Ungheria, poi.

Parallelamente alla diplomazia, Vita-Finzi si dedica alla scrittura e pubblica numerosi articoli e saggi. Caratteristiche della sua scrittura sono la qualità della prosa, la tagliente ironia e la sua curiosità, che lo spinge a porsi le domande più interessanti al momento giusto.

Gli intellettuali citati nel libro “Le delusioni della libertà” (tra cui D’Annunzio, Prezzolini, Marinetti, ma anche Croce e tanti altri), per Vita-Finzi sono responsabili di aver criticato i meccanismi della democrazia liberale, influenzati da varie ideologie, che, a destra, sostenevano l’idea dell’uomo forte e, a sinistra, mitizzavano il popolo; molte di esse legate dal culto della violenza.

Da subito, “Le delusioni della libertà” è stato riconosciuto come un’importante riflessione sul fascismo e, nonostante gli studi scientifici sul tema siano andati via via aumentando di numero, il suo valore storiografico è rimasto intatto. Attraverso i ritratti di questi «inconsci precursori» del fascismo, Vita-Finzi intende mostrare in che modo è avvenuto il «tradimento degli intellettuali», che condannando i meccanismi della democrazia liberale hanno «inconsapevolmente» aperto un varco per forme di governo autocratico. Questa è anche la ragione per cui “Le delusioni della libertà” rimane un testo attuale: è un libro sul pensiero (e sul modo di pensare) che traccia la fisionomia della classe degli intellettuali italiani e francesi vissuti tra Ottocento e Novecento. Questo «modo di pensare» presenta inoltre forti affinità tra gli intellettuali del tempo di Vita-Finzi e quelli dei nostri giorni.

Il punto focale del libro è l’analisi di una trasformazione del pensiero, che accompagna gli eventi storici del Paese. Tra questi, Vita-Finzi individua un momento chiave nella rottura della Triplice Alleanza, sostituta, sulla base di un presunto interesse popolare, dal patto di Londra, firmato da Salandra nel 1915. Secondo l’autore, l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra, e le modalità dell’ingresso, sono stati all’origine dell’ascesa del fascismo. Ironicamente, la caduta del sistema di valori liberali coincide con la rottura dell’elemento fondante del liberalismo: un contratto.

La lettura de “Le delusioni della libertà” è anche incredibilmente piacevole, con l’autore che si serve di uno stile eccelso e di varie fonti per arrivare al nocciolo del discorso in ogni capitolo. Come scrive Giunta nella sua introduzione: «Vita-Finzi adopera la biografia non per farsi forte delle opinioni altrui, ma per corroborare opinioni che ha ben chiare nella testa».

Le vite e il pensiero di questi intellettuali, pur nella loro diversità, vengono così legati da un filo rosso, che consente all’autore di esemplificare molto chiaramente le sue tesi. La lucidità d’analisi e il modo ragionato utilizzato da Vita-Finzi giungono così a descrivere con precisione un’epoca che ha dato esiti tutt’altro che razionali, con la tragedia della Prima guerra mondiale e poi del regime fascista.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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