It's the economy, stupidIl capitalismo ha successo perché si adatta a ogni epoca e luogo

Rainer Zitelman, autore di “Elogio del capitalismo. Dieci miti da sfatare”, spiega a Linkiesta che a differenza del socialismo «il libero mercato è un sistema spontaneo che non è stato inventato a tavolino da intellettuali». Per questo è applicabile a qualsiasi latitudine

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Mentre lo spettro del socialismo continua ad aggirarsi per l’Europa, c’è chi come Rainer Zitelmann storico, saggista e imprenditore di successo nato a Francoforte sul Meno, si batte per difendere il sistema economico più bistrattato dagli intellettuali di sinistra. Nel suo nuovo libro Elogio del capitalismo. Dieci miti da sfatare, edito dalla casa editrice dell’Istituto Bruno leoni, Zitelmann l’apostata (perchè abbracciò la dottrina marxista in gioventù per poi ripudiarla con decisione), grande studioso dell’utopia socialista, riesce a spiegare con semplicità perché “il capitalismo ha una cattiva reputazione nonostante sia il sistema economico più di successo nella storia umana”. Attraverso poca teoria, ma moltissimi esempi storici che arrivano dritto al punto il professore smonta, dati alla mano, tutte le falsità che si dicono intorno al capitalismo. Riuscendo anche nell’intento, grazie alla sua personalità istrionica che poco si addice ad un carattere teutonico e alle sue t-shirt geniali (“Socialism kills” o “talk to invisible hand” sotto il faccione di Adam Smith), a rendere la scienza triste, ovvero l’economia, un poco più sexy. 

Nel suo libro spiega che molti falsi miti sul capitalismo derivano da un’idea ingenua sulla qualità della vita nelle epoche passate. Che ruolo gioca questa fantasia per criticare l’attuale stato delle cose?
Penso che le persone non conoscano abbastanza bene la storia e non abbiano idea di come vivevano le persone, ad esempio, trecento o quattrocento anni fa. Ma credo anche che tutte le persone istruite, come gli economisti anti-capitalisti, ammettono che ci sono stati enormi progressi avanti negli ultimi duecento anni grazie a questo sistema economico. Ho letto un libro poche settimane fa dell’economista tedesca Sahra Wagenknecht, il cui titolo è “Fine del capitalismo”. Anche lei, pur essendo una radicale di sinistra, ammette apertamente che il capitalismo è responsabile di aver portato fuori moltissime persone da una condizione di povertà. Ci sono alcuni eventi, relativamente recenti, di cui non si parla nemmeno a scuola, come il grande balzo in avanti voluto da Mao in Cina negli anni ’50 e ’60, che è stato il più grande esperimento socialista della storia e ha causato la morte di 45 milioni di persone. Ho notato che quando parlo di questo argomento in giro per il mondo, la maggior parte delle persone non ne ha mai sentito parlare. Questo è uno dei motivi per cui ho incluso il capitolo 11 nel mio libro, in cui parlo di alcuni esempi di cosa significava il socialismo nella storia. 

La continua crescita economica è compatibile con la lotta al cambiamento climatico? 
Secondo me, l’unica soluzione per affrontare il cambiamento climatico è il capitalismo, perché l’alternativa economia pianificata, non ha mai risolto alcun problema nella storia, anzi, ha creato molti problemi, soprattutto per l’ambiente. Se confrontiamo Germania Est e Ovest – che erano lo stesso Paese, con le stesse persone, la stessa lingua, ma sistemi economici diversi – si può vedere che le emissioni di CO2 nella Germania Est erano tre volte più alte rispetto a quelle della Germania Ovest. Inoltre, se paragoniamo l’indice di libertà economica dell’Heritage Foundation con il punteggio ambientale dei paesi, si può notare che quelli economicamente più liberi hanno punteggi ambientali migliori rispetto ai quelli meno liberi. Non è vero che più regolamentazioni e più governo siano meglio per l’ambiente. Ad esempio, in Germania ci sono molte regolamentazioni ambientali ma non abbiamo avuto risultati soddisfacenti nella lotta al cambiamento climatico. Il governo tedesco ha vietato le centrali nucleari, ha fatto dipendere il Paese dal gas russo e ha importato energia sporca da altri paesi, aumentando i prezzi dell’elettricità. Le imprese hanno spostato la loro produzione all’estero dove le condizioni ambientali sono peggiori. Pertanto, l’idea che il governo debba fare qualcosa per salvare l’ambiente non è sempre la risposta giusta. 

Il capitalismo è un sistema in grado di adattarsi ai cambiamenti sociali e alle nuove sfide economiche?
Negli ultimi duecento anni, il capitalismo è sempre mutato e questa è la ragione per cui ha avuto tanto successo. Al contrario, il socialismo è un sistema difficile da modificare. Si è tentato di riformarlo in molti paesi come Ungheria, Polonia e Jugoslavia, ma non ha mai funzionato. L’unico modo per far funzionare il socialismo infatti è corromperlo, come accaduto in Cina o Vietnam, dove hanno adottato una forma di economia di mercato, chiamata socialismo, ma che ovviamente non ha nulla a che fare con il socialismo originale. Il capitalismo, invece, è diverso. Si evolve costantemente ed è una rivoluzione costante, questo perché è un sistema spontaneo che non è stato inventato a tavolino da intellettuali. Adam Smith non ha scritto un libro per i politici perché lo mettessero in pratica: ha solo descritto ciò che accade nella realtà degli scambi sociali. In Cina e Vietnam, il capitalismo è nato dal basso grazie alle iniziative dei piccoli imprenditori. Quando finalmente il governo ha deciso di permettere l’economia di mercato, ha semplicemente permesso ciò che era già presente nella società, non è stato qualcosa di imposto. Gli intellettuali, in genere, preferiscono il socialismo perché in questo sistema hanno un ruolo più importante rispetto al capitalismo: hanno il compito di portare la “coscienza di classe” alle masse e di implementare le loro idee attraverso i politici. Invece, nel capitalismo, gli intellettuali non sono così importanti. 

In molti sostengono che la società capitalista abbia prodotto il culto della performatività, soprattutto nel mondo del lavoro. Non crede che questo possa avere un impatto sul benessere psicologico delle persone?
Penso che sia un modo facile di incolpare il capitalismo per i problemi del mondo. Per questo la chiamo religione politica, perché è simile al bigottismo dei contadini del passato che incolpavano il diavolo per tutti i mali che capitavano. Oggi, se fallisci o hai dei problemi puoi sempre additare il capitalismo come responsabile. Tuttavia, penso che per le giovani generazione, i problemi psicologici siano più causati dal movimento ambientalista che dal capitalismo. In Germania, ad esempio, molti giovani sono pieni di paura per il futuro del pianeta, pensando che la fine del mondo sia alle porte. Non vedo come la libertà economica possa causare problemi psicologici. Anzi, la libertà apre molte possibilità, anche se può portare ad avere paura del futuro. Tuttavia, l’alternativa sarebbe di avere un’economia pianificata e un regime oppressivo. 

Dalla sua idea di capitalismo sembra emergere una filosofia per la condotta del singolo, è d’accordo?
Credo nell’importanza delle responsabilità nella vita. Ci sono molte persone che odiano i ricchi e incolpano le persone benestanti per la loro situazione. Questo è vero, ma la domanda è: quale atteggiamento che aiuta di più? Qualche anno fa hanno messo una ghigliottina di fronte alla casa di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, come gesto dimostrativo. Questo atto non risolve il problema della disuguaglianza economica. Al contrario, ritengo che sia meglio imparare dalle persone di successo. Potremmo leggere un libro sulla vita di Jeff Bezos e chiederci: “Cosa posso imparare dal suo successo?”. C’è chi dice che il capitalismo sia il problema principale, e che non valga la pena provare a cambiare le cose. Io invece penso che sia giusto riconoscere che ci sono problemi nella società, ma che bisogna anche prendersi la responsabilità di cambiare la propria vita. Questo messaggio può dare speranza alle persone, al contrario di chi dice loro che non vale la pena provare a cambiare le cose, perché il capitalismo è troppo potente. Questo atteggiamento può solo portare alla frustrazione delle persone. 

Se è vero che i benefici apportati dal capitalismo sono così palesi perché ha una così cattiva reputazione?
Due mesi fa in Grecia c’è stato un terribile incidente ferroviario in cui sono morte cinquanta persone e c’è stata una grande protesta contro il governo capitalista. Ero in un hotel vicino al Parlamento e ho visto manifestanti di sinistra e comunisti protestare e suonare musica. Non riuscivo a capire le loro canzoni perché non conosco il greco, ma mi hanno toccato il cuore tanto erano intense. Allora, mentre li guardavo dal balcone ho pensato che loro sanno parlare ai sentimenti delle persone, mentre io ho solo i fatti dalla mia parte. Il loro metodo è molto più efficace dal punto di vista del marketing, perché sanno toccare l’emotività. Penso che i socialisti siano molto migliori di noi nel marketing e nelle relazioni pubbliche. Altrimenti non si spiegherebbe perché un sistema che ha fallito ben 25 volte nel secolo scorso e ha causato la morte di 100 milioni di persone, venga preferito ad uno che ha ridotto il numero di persone che vivono in povertà dal 90 per cento di cento anni fa al 9 per cento di oggi.

Cosa pensano gli italiani del capitalismo rispetto agli altri paesi?
L’analisi delle risposte ai sondaggi che abbiamo posto ci dicono che le dichiarazioni a favore di un ruolo più incisivo dello Stato nell’economia sono condivise nel 26 per cento dei casi, contro il 21 per cento di approvazione per le dichiarazioni a favore del mercato o della riduzione dell’intervento pubblico. Dividendo la media delle affermazioni positive con la media di quelle negative si ottiene un coefficiente di 0,81 – un coefficiente superiore a 1 significa che prevalgono le posizioni favorevoli alla libertà economica, mentre un coefficiente inferiore a 1 significa che prevalgono gli atteggiamenti contrari alla libertà economica. Seppure in diversi paesi occidentali abbiamo riscontrato un coefficiente minore a uno, abbiamo risultati interessanti e diverse tendenze in altri Stati. Ad esempio, la Polonia, un tempo uno dei Paesi più poveri d’Europa sotto il socialismo, e adesso diventata una storia di successo del capitalismo è la nazione più favorevole al capitalismo che abbiamo preso in esame. Anche la Corea del Sud e il Vietnam hanno subito riforme economiche nella direzione del libero mercato e sono ora più capitalistiche. Inoltre, l’Argentina sta diventando sempre più aperta al mercato, con molti giovani che sono a favore del liberalismo.