Legge ad FuortesLe difficoltà della Rai offrono a Meloni un pretesto per allungare le mani sulla tv pubblica

Tra viale Mazzini e Saxa Rubra le cose non vanno benissimo: la premier ora può cogliere la palla al balzo per sostituire l’amministratore delegato e aprire le danze della spartizione tra i partiti di governo

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La notizia non è che Bruno Vespa, ospite Matteo Renzi che lanciava Il Riformista, abbia fatto quattro milioni e mezzo di telespettatori. La notizia vera è che Bianca Berlinguer ne abbia fatti 836mila. Una cifra bassina ma pur sempre spropositata per l’unica trasmissione politica del servizio pubblico, questa Cartabianca che si è almeno resa conto che un furbastro come Alessandro Orsini ha stufato pure i putiniani di ogni ordine e grado, ma che non riesce a battere il diretto concorrente Giovanni Floris su una rete molto più debole come La7.

La verità è che la Rai, l’informazione Rai, continua ad annaspare nel gorgo di una inerziale soggezione dinanzi ai nuovi governanti e nella totale assenza di coraggio e creatività. Con le eccezioni che confermano la regola, s’intende: e qui ognuno può fare la sua lista persone male, ché di buono qualcosa c’è anche nei menù più indigeribili.

Il problema di fondo è che la Rai è peggiorata. Le voci di dentro dicono che è ferma. Il 26 c’è persino uno sciopero generale dell’azienda. Chi pensava che l’iniezione draghiana con la nomina di Carlo Fuortes e Marinella Soldi potesse essere una specie di perestrojka gettata nella stagnazione brezneviana di viale Mazzini oggi deve ammettere di aver malriposto le sue speranze: Fuortes non è stato il Gorbaciov della Rai e probabilmente non poteva esserlo.

Puoi dare tutti i poteri che vuoi all’amministratore delegato, ma questi si infrangeranno fatalmente contro le mura di cemento armato che cingono il potere reale, le consorterie, le abitudini, le ambizioni, i vizi, le pigrizie, gli scodinzolamenti, le ruffianerie, i trabocchetti, le miserie senza splendori dei cortigiani di Saxa Rubra. Appena il vento del 25 settembre si è avvertito tra viale Mazzini e appunto Saxa Rubra tutto è cambiato e Fuortes aveva due strade dinanzi a sé: combattere o lasciare. Non ha fatto nessuna delle due cose, ha preso tempo, tuttora sta lì in attesa di un altro incarico: ma sembra abbia le ore contate, ormai.

La notizia, sparata forse per primo dal sito La sassata di Guido Paglia, vecchia conoscenza ex missina della Rai, è questa: «Il governo ha deciso, Fuortes va sostituito».

Oggi il Consiglio dei Ministri varerà un decreto legge che consentirà di sostituire Stéphane Lissner al Teatro San Carlo di Napoli grazie a una norma sostanzialmente ad personam che fisserà a settant’anni il limite d’età per il pensionamento dei Sovrintendenti dei teatri italiani. Una norma brutale. Che a quanto ci risulta avrebbe addirittura dovuto figurare nel decreto lavoro varato dal governo il Primo maggio.

Scartata questa strada, che sarebbe stata evidentemente oltre che vergognosa anche incostituzionale (che c’entra la pensione dei Sovrintendenti con i bonus fiscali?), Giorgia Meloni non intende però aspettare ancora: la Rai deve essere sua. Adesso. Il Tg1, soprattutto. Vedremo se per il “suo” Gian Marco Chiocci o se per l’attuale direttore del Tg2 Nicola Rao.

Nella maggioranza nessuno ha avuto la forza di consigliare un metodo meno violento e forse anche destinato a sollevare nuovi problemi (con Lissner innanzi tutto) anche perché la premier fa notare a tutti che l’Azienda così non può andare avanti, il che contiene forti elementi di verità.

Per una fortunata congiunzione astrale, dunque, interessi aziendali e interessi politici convergono, e lei è pronta a tutto: con la cacciata di Fuortes la tavola verrà completamente ri-apparecchiata, e non ci vuole Sherlock Holmes per capire in quale direzione e per far comodo a chi. Dopodiché si apriranno le danze della spartizione tra i partiti di governo – c’è anche la Lega che scalpita – e all’interno degli stessi Fratelli d’Italia, il gran vassoio di miele su cui stanno accorrendo decine di mosche. Come sempre, in Rai, anzi peggio di sempre.

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