Tributo alla resistenzaLa crudeltà dei soldati russi raccontata da chi è stata nelle loro mani

Yulia Paievska è un paramedico ucraino, ha vinto il premio Sakharov 2022 e la sua storia spiega la brutalità dell’esercito di Mosca: era stata catturata e imprigionata, poi liberata grazie a una mobilitazione internazionale. Sarà ospite venerdì 16 giugno all’evento organizzato da Linkiesta e Il Parlamento europeo a Napoli

Courtesy of Promote Ukraine

Yulia Paievska è soprannominata “Taira”, ha uno sguardo appuntito e dolce, un giubbotto pieno di distintivi, le braccia disseminate di tatuaggi. Il suo corpo sembra un tributo vivo alla resistenza, una sorta di perenne monito che si può toccare il punto più basso in qualsiasi momento della storia.

“Taira”, paramedico ucraino, usò una telecamera corporea per registrare l’operato della sua unità di soccorso durante l’assedio di Mariupol, successivamente è stata imprigionata dalle formazioni russe e poi liberata dopo una mobilitazione internazionale. Insignita del premio Sakharov 2022, è forse con la sua storia la migliore rappresentazione di come il popolo ucraino vive la guerra di invasione, su come ogni storia sia la storia di un corpo e di una lotta.

“Taira”, lei ha scelto questo soprannome da un personaggio del videogame “World of Warcraft” che ha nella grazia e nella speranza le sue caratteristiche fondative, è una guerriera che non perde l’umanità. Dopo una prigionia durissima riesce a conservare come l’eroina del videogame questi valori? Cosa ha significato per lei?
Non si può immaginare cosa significhi fare questa esperienza, essere nelle mani della Russia è talmente letale che genera rimozione perché il nostro cervello si rifiuta di credere in qualcosa di così orribile. Perché è nella natura delle persone non credere alla disumanità, alla tortura, alla fame e alla sete. Quando una prigioniera come me sopravvive alle torture può scattare un meccanismo di difesa mentale che arriva a scusare anche la Russia. Non è stato il mio caso perché avevo ben chiaro cosa stava accadendo, come e perché.

In Italia i crimini di guerra russi sono sminuiti da molti media, da molti intellettuali e giornalisti.
Amo molto l’Italia, riesco a sentire l’animo italiano, e voglio che il popolo italiano comprenda cosa significa essere nelle mani dei russi. Ad esempio cercate di immaginare che tutto ciò che avete ritenuto prezioso per voi stessi, che avete amato, venga improvvisamente disintegrato, ogni singolo istante della vostra vita stravolto. Anche i valori su cui avete poggiato la vostra esistenza sono esposti al pubblico ludibrio e distorte dal nemico. La tortura è fisica e mentale.

Non è valso a nulla il suo essere un paramedico quindi?
No, anzi. Durante tutti gli otto anni in cui sono stata sul campo di battaglia, il mio dovere professionale era salvare le vite delle persone, degli ucraini e dei russi, e ho cercato di fare del mio meglio per salvarli, non ho mai nemmeno immaginato di far loro del male e so che ogni medico che conosco farebbe lo stesso. Sono sempre stata molto orgogliosa di questo comportamento mostrato dai miei colleghi, dimostra quanto sia nobile il nostro lavoro. Quando sono stata arrestata e imprigionata, io e altri medici siamo stati accusati di cose orribili come il traffico di organi, la tortura, il non aver prestato assistenza medica ai russi. Immaginate, tutto ciò per cui ti sei tanto prodigato nella realtà viene completamente distorto tramite bugie. L’elemento peggiore è che non hanno nemmeno cercato di trovare le prove di queste azioni. Quello che hanno fatto è stato torturarti, torturarti per spingerti a fare una confessione su qualcosa che non hai mai commesso. Vieni filmato mentre ti torturano con sadismo.

Una modalità che affonda le radici nel nazismo, sembra di ascoltare le testimonianze dei prigionieri politici di Via Tasso.
Credo che sia qualcosa che proviene addirittura dal Medioevo, perché quello che ho subito l’ho letto solo nei libri di storia. Usano scariche elettriche, ferri e botte. Per farvi capire io, come molti, ero in una struttura prettamente dedicata alle torture e questa è la normalità, non l’eccezione.

Come vive un prigioniero dopo la liberazione?
I prigionieri liberati, anche dopo un anno, si trovano in condizioni orribili, davvero orribili e la riabilitazione fisica e psicologica richiede moltissimo tempo. Ho visto torturare donne e persino bambini, puoi immaginare? I russi credono di poter fare quello che vogliono perché il mondo è rimasto in silenzio per troppo tempo. Ad esempio, hanno preso i medici come ostaggi e i medici secondo il diritto internazionale non possono essere imprigionati. Le persone che salvano vite attraverso il loro dovere che vengono definite criminali.

Dialogare con lei è importante, però lascia un senso di impotenza lo confesso. Cosa può fare l’opinione pubblica europea per questa situazione?
Vi chiedo di fare un appello specifico sui civili detenuti illegalmente che sono trattenuti senza accesso ad alcun sostegno internazionale. Il Comitato internazionale della Croce Rossa non ha alcun impatto su questa situazione. Il problema dei bambini tenuti in cattività è tremendo, oltre l’orribile, perché le condizioni in cui versano sono peggiori di quelle degli schiavi.

Yulia Paievska sarà ospite venerdì 16 giugno alla Fondazione Foqus di Napoli (Portacarrese a Montecalvario, 69), la vice presidente del Parlamento europeo Pina Picierno organizza con Linkiesta un evento per parlare del ruolo delle istituzioni europee nel mondo tra conflitti, democrazia e diritti umani.

Questa è l’ultima di tre interviste de Linkiesta alle donne che combattono il regime di Putin e l’invasione russa in Ucraina. La prima è quella a Oleksandra Matvijčuk, avvocata ucraina, presidente del Centro per le libertà civili. La seconda è quella a Oleksandra Romantsova, direttrice del Centro per le libertà civili.

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