Nel report annuale diffuso da Assobirra, gli italiani non hanno dubbi su cosa mangiare mentre sorseggiano una pinta nel 2023. Nel faldone che traccia i principali trend brassicoli del nostro Paese, c’è infatti un sondaggio che incorona – con il 90% delle preferenze – la pizza come alimento ideale da accompagnare alla birra.
Niente di nuovo. A livello pop, il legame storico fra il simbolo della nostra cucina e una bevanda per cui non siamo così celebri nel mondo ma che vogliamo produrre sempre di più nei nostri confini resta fortissimo. Da qualche anno, però, gli italiani hanno capito che un trancio sta bene pure con altro: vino bianco o rosato (ormai lo sanno quasi tutti) e cocktail come suggeriscono gli ultimi trend.
Sdoganati, però, sono pure gli abbinamenti con le bollicine, soprattutto con quelle eleganti come lo Champagne. Con la più nobile delle bolle, il pairing può funzionare secondo gli esperti anche insieme a gusti semplici come margherita e bufala. Ma spesso dimentica la natura popolare e si concentra su condimenti gourmet.
Per gli esperti è amore a prima vista
Secondo Roberto Anesi, migliore sommelier d’Italia Ais 2017, «L’abbinamento tra pizza (al forno o fritta), focaccia e metodo classico è molto interessante ma non scontato. Con gli Champagne, vanno valutati bene gli elementi che mettiamo sopra l’impasto. Più saporiti sono gli ingredienti, più richiedono corpo» spiega lui che, trentino, promuove con vari eventi l’accostamento tra la pizza e il “suo” Trentodoc. Uno Champagne Blanc de Blancs fine, elegante e sapido sta bene ad esempio con una margherita. Se saliamo con la struttura degli ingredienti, magari ricercheremo uno Champagne dove il Pinot nero sia protagonista. Nel caso di salumi e formaggi saporiti, poi possiamo abbinare una bolla rosé».
Insomma le soluzioni sono varie e l’abbinamento funziona. Ma oltre alla corrispondenza al palato c’è anche un’operazione culturale e di marketing che guida la fortunata accoppiata.
Un aiuto reciproco
Carola Braggio, senior brand manager di Veuve Clicquot, storica maison dall’inconfondibile etichetta dorata, è spesso in tour nelle pizzerie italiane per promuovere sodalizi con le sue bollicine. Ci ha spiegato a livello di consumi che direzioni può prendere lo Champagne. Che forse qualche volta rimane ancora troppo “pettinato” – direbbero i milanesi – e che ha bisogno di allargare i contesti. Di aprirsi a situazioni più informali.
In questo percorso verso il basso, c’è l’incontro perfetto con la pizza, che diventata gourmet, si sta invece elevando e a tavola cerca un partner sempre più raffinato. «Lo Champagne – spiega Braggio – ha bisogno di togliersi i guanti bianchi e la cravatta, mentre la pizza è sempre più presente nelle guide aumentando il suo status. Il rapporto tra queste due eccellenze, una francese e una italiana, lo definirei di reciproco aiuto. C’è da dire, comunque, che questo pairing è ampiamente sdoganato e ha sempre più successo. Soprattutto in Italia, che è il nostro sesto mercato al mondo, e dove ho notato una sensibilità sempre maggiore».
Pairing di provincia?
Pizza e Veuve Clicquot non si uniscono solo nei grandi centri, ma anche nelle pizzerie di provincia. Che, ormai, possono essere dei templi di gastronomia in ricerca costante di eleganza. Francesco Saggese, della pizzeria 081 di Melegnano, non ha in carta ancora Champagne ma solo 15 etichette di vino e le birre artigianali, che vanno sempre per la maggiore.
«Io sulla pizza ho sempre bevuto Coca cola – ammette il pizzaiolo di Torre Annunziata (Na) – ma quando ho provato l’abbinamento con lo Champagne qualche anno fa mi è piaciuto subito. Ormai la pizza non è più quella di una volta, e nella sua dimensione gourmet la vedo bene con una bolla raffinata».
In una cena organizzata insieme all’enoteca Perlage e Veuve Clicquot ha voluto proporre il pairing alla sua clientela, per capire come avrebbe reagito e valutando di inserire una proposta al calice.
Ecco l’abbinamento: Veuve Clicquot Saint-Petersbourg Magnum con il cubotto di focaccia alla griglia e il vitello tonnato; Veuve Clicquot Extra Brut Extra Old Edition 3 con la rossa con Bufala; e infine il Veuve Clicquot Rosé Magnum accostato alla “Sicilia”, una pizza con crema di melanzane, burrata, gamberi rossi di Mazara del Vallo crudi, pomodori confit, basilico e olio. Per finire è stata offerto un calice di Veuve Clicquot La Grande Dame 2008 Magnum, una bolla aristocratica, elegante e delicata.
Il pairing della serata, in effetti, rispecchia perfettamente le parole di Anesi riportate all’inizio. Si parte da gusti più delicati come la focaccia che con la sua tendenza dolce si sposa bene con la bolla. Per poi arrivare una pizza finale con più struttura (crema di melanzane, gamberi, burrata) che dunque richiede un rosé. Il formato magnum usato in tre occasioni, garantisce, poi, una bolla più cremosa, soffice e avvolgente.
Bolla e pizza da condividere
La maison sta facendo un grande lavoro per suggerire gli abbinamenti degli Champagne. Già sul sito, ci sono numerose finestre che consigliano diversi accostamenti, bottiglia per bottiglia. Sui social, poi sono varie le collaborazioni e i contenuti riservati agli abbinamenti: c’è anche il pairing con l’hamburger, ma manca la pizza.
«La filosofia di cucina da abbinare a Veuve Clicquot è quella della garden gastronomy, in cui l’elemento vegetale è protagonista» spiega Braggio. «Abbiamo partecipato ad altri eventi in cui gli ingredienti sulle pizze erano le verdure. Il nostro intento è prima portare la nostra idea di cucina sulla pizza e poi abbinarla allo Champagne».
Forse la bolla francese non potrà mai essere popolare ma Braggio lancia la provocazione. «Personalmente immagino questo contesto: quattro amici a cena che vogliono passare una serata informale. Una bottiglia più le pizze tagliate a spicchi da condividere. Si crea un momento perfetto di convivialità, e nemmeno così inaccessibile a livello di prezzo».


