«Te va ’n gelato?»Temptation Island, la sopravvalutazione della conversazione e l’unica utilità dei social

L’oratoria non è proprio il pezzo forte dei protagonisti del programma, così come non lo era di Totti e la Arcuri ai tempi del loro flirt. Per questo, va riconosciuto che i telefoni sono manna dal cielo per le coppie che non hanno nulla da dirsi e per la società

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Moltissimi anni fa, prima della separazione dei Rolex e delle borsette, prima dei libri di barzellette, prima di tutto, un agosto sui rotocalchi c’erano le foto di Francesco Totti e Manuela Arcuri, il flirt di quell’estate.

Erano già famosi, e quindi li avevamo già sentiti parlare, e sapevamo che l’oratoria non era il forte di nessuno dei due, e che probabilmente non passavano le serate in compagnia d’un qualche fratello Karamazov, o delle sorelle Brontë.

Era prima dei social, prima dello streaming, prima del mondo di oggi; era quando, in barca, o leggevi o facevi conversazione: altro non c’era. Sfogliavo i giornali, guardavo le foto, e facevo a tutti la stessa domanda disperata: ma Totti e la Arcuri, ma di cosa parlano?

Ricordo due risposte, di quell’estate. La prima è d’un tizio che mi disse: tu sopravvaluti la conversazione. La ricordo perché mi torna in mente ogni volta che chiedo a qualche adulto che s’accoppi con una ventenne di cosa diamine parlino, lui e la ventenne.

In genere l’adulto a quel punto mi guarda con uno sguardo in cui secondo lui dovrei intuire la sua incontenibile potenza erotica, che non lascia tempo e spazio alla conversazione. Però io lo guardo e penso solo che ha la mia età: come minimo gli serve il Cialis.

L’altra risposta che ricordo è quella d’un amico che ipotizzò la conversazione-tipo, senza specificare se stesse interpretando Totti o Arcuri: «Amo’, te va ’n gelato?». Mi torna in mente ogni volta che in Temptation Island compare Daniele, che poverino è romano, quindi quel poco che dice lo dice in una lingua incomprensibile al resto d’Italia, ma non lo sa (diversamente da quel che accadrebbe ad abitante d’altra regione che parlasse in un idioma locale; altrove ci si fa venire il dubbio che oltreconfine non capiscano il dialetto, a Roma no: i romani pensano che «Civis Romanus sum» sia una formula magica che funziona come il traduttore automatico di Google).

Alla prima puntata, Daniele ha avuto la fama istantanea che questo nostro tempo sbandato sa conferire a chi risulta favoloso od orrendo, scemo o intelligentissimo, purché in meno di due secondi: se posso fare di te una gif e un meme, tua è la gloria, tuo il regno, tuo il trending topic per la prossima mezza giornata.

Alla prima puntata, Daniele viene convocato in quello che in gergo temptationislandiano si chiama «il pinnettu», la scenografia in cui guardi i video della tua fidanzata che parla di te con le sue nuove amiche o con gli accompagnatori retribuiti che fanno parte del programma. Vede un video in cui la fidanzata – non esattamente Vita Sackville-West o Miriam Mafai: una preoccupata quasi solo che il tizio che neppure le piace granché non l’abbia ancora ingravidata, e lei ormai ha passato i trenta e le uova scadono – gli dà dell’«esuberante», e allora chiede lietamente a coloro che lo circondano: che vor di’ esuberante, è ’na cosa brutta?

I social, che sono pieni di gente che non saprebbe dare una definizione di «esuberante» e per la quale «te va ’n gelato?» è lo standard di conversazione, sono andati in sollucchero: finalmente uno palesemente più ignorante di noi, e irridendo il quale possiamo rivalerci delle nostre frustrazioni.

Daniele non può non fare simpatia: almeno non è convinto d’essere un intellettuale, diversamente da un’altra romana del programma che dice che lei ha due lauree prese con le «borze di studio»: un paese che laurea gente che ignora l’uso delle consonanti, cosa potrà mai andar storto.

E il problema di Daniele e della sua conversazione non è certo quello di non avere a propria immediata disposizione un’ampia gamma d’aggettivi. È che a un certo punto dice tutto soddisfatto che lì, nel programma, ha trovato «quattordici ragazze che mi apprezzano per quello che sono, al contrario della mia ragazza, come ad esempio per la mia ragazza sono un pagliaccio e qua risulto simpatico».

È che è un uomo medio di questo secolo, incapace di fare conversazione non perché scarso in quanto a lessico ma perché scarso in quanto a spirito d’osservazione e capacità d’ascoltare: se non noti la realtà abbastanza da notare che quattordici ragazze retribuite non sono la misura del tuo essere interessante, cosa potrai mai avere da dire al mondo?

Certo, diranno i miei piccoli lettori, ma c’è un metodo d’immedesimazione, con la compagnia a pagamento, che Strasberg se lo sognava: non c’è uomo che non sia convinto di piacere sul serio a quella sul cui comodino lascia i contanti. Persino il principe di Salina, che non era l’ultimo dei cretini, era convinto che quella che lo chiamava «principone» gli fosse davvero affezionata. D’altra parte, lo dice pure Rihanna nella sigla che, aprendo ogni puntata, dà la linea editoriale a Temptation: I love the way you lie.

Però Daniele e la comparsa bionda che per contratto deve essere gentile con lui, i due che cercano di fare conversazione dicendosi cose come «mi piacciono le bionde» e «a me i muscolosi e dolci», sono uno strazio che mi riporta a quell’estate lontana, quando il calciatore e l’attrice erano messi come ora lo sono quelli dentro la scenografia di Temptation Island: quando la conversazione languiva, non potevano neanche fare una storia su Instagram. Una situazione – specie se ti trovi in barca, senz’altri orizzonti d’intrattenimento – da violazione dei diritti umani: i telefoni con la telecamera avranno fatto tanti danni, ma questa Guantanamo l’hanno sanata con una velocità che Amnesty dovrebbe premiare.

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