Stretto necessario Cinque tappe per conoscere Messina

Cinquantasei chilometri di costa, una cultura gastronomica che è sintesi della sua posizione strategica, all’ombelico del Mediterraneo, strizzata tra due mari e i monti Peloritani. Nel corso dei secoli, chiunque passasse dallo Stretto, attraccava a Messina lasciando o portando nuovi sapori e conoscenze. Adesso viverla come meta di passaggio impoverisce città e viaggiatore

Messina, Foto AdobeStock

Alle dodici di ogni giorno, compresi quelli più caldi dell’anno, c’è un rito che cattura l’attenzione di chiunque si trovi in centro e che è per Messina un momento di identità, tradizione, memoria e spettacolo. La città, al centro esatto del Mediterraneo, onora le sue giornate mettendo in moto quello che è definito il più complesso orologio meccanico e astronomico del mondo. Un’attrazione che racconta storia, religione e allegorie che hanno dato forma e identità al territorio.

Messina, Cristo Re, foto di Alessio Cannata

Mentre il campanile suona e molti in piazza Duomo assistono con il collo stirato verso l’alto, se il vento è a favore e non è una di quelle torride giornate di Scirocco, il suono arriva anche qualche centinaio di metri più in là, verso il mare, dove orde di turisti estivi automuniti sbarcano al porto, frettolosi di imboccare la tangenziale in direzione della Sicilia vera, quella con il barocco, i palazzi storici, i mercati popolari, e, ahinoi, lungo quelle strade circondate da una natura che oggi è totalmente annerita dai fuochi estivi.

La fretta di arrivare in quella Sicilia è così tanta che Messina è spesso osservata solo dai finestrini delle auto: i viaggiatori sentono di aver concluso la visita già dal traghetto, da cui osservano il panorama di questo capoluogo di provincia interamente affacciato sul mare. Ma se non si può dire di conoscere Bologna se si percorre la A1 da Milano a Napoli, allora non si può dire di conoscere Messina se si passa per prendervi il traghetto.

Messina, vista dal Duomo, foto di Alessio Cannata

Questa città non è un panorama, non è solo un porto da e per il Continente o le Eolie e nemmeno un imbocco autostradale. È la città di Antonello – le cui opere sono ospitate al MuMe insieme a quelle di Caravaggio -, è una delle città più antiche d’Italia che è stata ricostruita interamente nel Novecento, dopo uno dei terremoti e conseguente tsunami più devastanti della storia d’Europa, e che ora sembra – si spera, almeno – stia innescando una marcia verso una rigenerazione urbana importante che vede, in primis, il progetto del ponte, supportato da altri ambiziosi progetti come il MAXXI Med, il polo museale sui linguaggi dell’arte contemporanea sotto la guida del MAXXI di Roma.

Foto AdobeStock

È una città rinata più volte, e che nelle sue rinascite ha provato a mettersi alle spalle il passato costruendosi diversa dalla Sicilia a cui ci hanno abituato. Non c’è segreto a Messina, non c’è mistero: le strade sono tutte larghe al punto da fare entrare ovunque il sole e qui il mare si vede anche dal centro città.

A dire il vero, il mare qui si tocca, perché il bagno puoi farlo senza andare oltre il Comune. È una città alla quale dovreste regalare almeno una giornata del vostro tempo, giusto per godere della bellezza a ritmo di tipicità che sono messinesi, prima ancora che siciliane.

La granita
Se non siete abbastanza curiosi da fermarvi per un tour in città (mi dispiace sinceramente per voi, ma se rinsavite scrivetemi pure in privato, vi aiuto volentieri), sarete abbastanza ravveduti da fermarvi per mangiare la granita.

Le chiacchiere stanno a zero: Messina è la patria della granita panna e brioscia. Questi tre elementi, quando fatti bene, regalano un gioco di consistenze e temperature al palato che, personalmente, trovo una delle cose commestibili più emozionanti su questo pianeta in estinzione. Tanto di cappello anche alla versione catanese, ben diversa e altrettanto lodevole. Non è più tempo di farsi le guerre tra città, ma valorizzarsi e migliorarsi come sorelle.

Foto di Alessio Cannata

Ci sono bar con granite eccellenti a poca distanza dal porto, dalla stazione ferroviaria e dagli svincoli autostradali del centro, basta solo fare una piccola deviazione e cercare parcheggio: che non sia in doppia fila, per favore, perché il traffico è una delle piaghe di questo Comune dai viali insolitamente larghi, ma non abbastanza da parcheggiare come se l’auto si fosse fermata all’improvviso.

Trovare la granita perfetta in zona comoda non è facile, perché molti dei locali con granite eccellenti sono spesso in periferie distanti anche quindici chilometri dal centro città, ma di granite ottime è pieno ovunque. Dal Bar Eden, che ha aperto da non molto tempo un altro locale a due passi dal Duomo proprio grazie al successo delle sue granite, a due punti di riferimento storici del centro città: Doddis, poco distante dalla statua del Nettuno e la passeggiata al mare, e Pasticceria Irrera che, nonostante la presenza in numerose guide gastronomiche, negli anni ha sempre perso un pezzo del suo lustro e della sua eleganza, ma mantiene il gusto di una buona granita.

Foto di Alessio Cannata

I gusti più tipici di granita messinese sono limone, gelsi, fragola, cioccolato e, soprattutto, caffè. Per quest’ultimo è solito fare la richiesta di “mezza con panna”: un bicchiere metà granita caffè e metà panna montata da accompagnare con la brioscia col tuppo (qui raccontavo come affrontare la granita). La panna nella pasticceria messinese meriterebbe un articolo a parte: chi dice «non amo la panna sui dolci» dovrebbe prima provare quella usata in questa punta di Sicilia.

Eden Bar
Corso Cavour, 127 – Messina
(a 400 metri da piazza Duomo e 1,2 chilometri dall’imbarco aliscafi per le Eolie e dal porto storico)

Ritrovo Doddis
Via Garibaldi 414 – Messina
(a 1,2 chilometri dagli imbarchi Caronte&Tourist e 800 metri dallo svincolo autostradale Messina Boccetta)

Pasticceria Irrera
Piazza Cairoli – Messina
(a 700 metri circa dalla stazione Centrale e stazione Marittima)

Trattoria Don Nino – Pesce stocco a ghiotta
La memoria storica di Messina è stata profondamente danneggiata dal terremoto del 1908 che ha raso al suolo la città e decimato la popolazione. Pochi sono i ponti con le tradizioni antiche, comprese quelle gastronomiche, che sono rimaste legate a un filo che non è stato sufficientemente rinforzato negli anni.

Messina soffre di gravi disturbi della memoria, ha dimenticato di essere stato uno dei porti più importanti del Mediterraneo. Non è tanto la pesca, infatti, ad aver creato la cucina messinese, quanto il suo porto e lo scambio merci con tutte le latitudini.

Lo stoccafisso è un esempio che ancora resiste nell’identità gastronomica locale, specie nella cucina domestica. Proprio questo pesce arrivava dalle imbarcazioni dei mari del Nord e la sua tradizione si è tenuta viva anche dopo il sisma, grazie al soccorso delle squadre navali nordeuropee che sfamarono molti messinesi proprio con lo stoccafisso. Questo è un altro bellissimo esempio di tradizione gastronomica presente in Italia, ma non italiana di nascita.

Don Nino è una trattoria di cucina totalmente casalinga. Un locale che potremmo serenamente definire brutto ma autentico. È qui che si viene a mangiare insalata di pesce stocco, pesce stocco a ghiotta, e margherita con il sugo della ghiotta.

Sì, perché seppure lo stoccafisso venga cucinano in molti modi, quello con la ghiotta rappresenta la città: un sugo fatto di cipolla, sedano, capperi, olive verdi in salamoia e patate che vive nella versione bianca o rossa, con il pomodoro. È un secondo piatto, ma parte del sugo ricavato è perfetto per condire il primo, preparato con un formato di pasta che qui è riconosciuto come Margherita, il resto d’Italia lo chiama spaccatella o messinese. Una pasta a forma di C scavata all’interno, eccezionale anche con altri condimenti.

La gestione da Don Nino è familiare, cortese e completamente senza fronzoli: tovaglie di carta, piatti della tradizione locale e, su richiesta, le mezze porzioni. Fate una verticale di pesce stocco, con vino della casa e andrete via felici, avendo speso davvero poco.

Trattoria Don Nino
Viale Europa 36 – Messina
(a circa 1,5 chilometri dal porto storico e dalla stazione Centrale)

Una lanna di focaccia tradizionale
Come quasi ogni provincia italiana, anche Messina ha la sua focaccia. Una lanna, cioè una teglia di circa quaranta per sessanta centimetri, è la dimensione tipica di preparazione di questo lievitato fatto in rosticcerie, panetterie e focaccerie di tutta la città.

Foto di Alessio Cannata

È una focaccia alta circa un dito, condita con acciughe, indivia riccia (a Messina chiamata comunemente scarola), formaggio tipo tuma e pomodoro rigorosamente fresco. A caratterizzarla, oltre agli ingredienti, è il modo in cui viene consumata: è un tipico street food da mangiare direttamente nei locali o da asporto, magari in spiaggia o a casa.

Si vende a peso e viene tagliata al momento in strisce sottili (immaginate la dimensione di un telecomando), da consumare fumante. Solitamente, cinquecento grammi a persona è lo standard. Assistere a scene di messinesi che girano con enormi vassoi all’ora di cena è la norma.

Tra le tante focacce, quella di Francesco Arena rappresenta un punto fermo su cui fare benchmark. Mangiatela accompagnata da una fredda birra del Birrificio Messina che no, non è Birra Messina, ma quella fatta davvero in città.

Panificio Focacceria Francesco Arena
Via Tommaso Cannizzaro, 137 – Messina
(a 800 metri dal porto storico, dall’imbarco aliscafi per le Eolie e dalla stazione Centrale)

L’occasione di una pizza eccellente
Se la proposta fine dining è ancora debole in riva allo Stretto, non si può dire nulla sul versante pizza, che con L’Orso, premiata dalla guida delle migliori pizzerie d’Italia del Gambero Rosso, ha portato una ventata di eccellenza in città. Una pizza memorabile, in un locale che ha saputo guardare oltre, mantenendo un forte legame con il territorio senza rinunciare alla ricerca di ingredienti di grande qualità.

Certo, da turisti a Messina, mangiare la pizza potrebbe sembrare un’occasione sprecata, ma non se si sceglie una pizzeria rara come questa che, in estate, si trasferisce al mare chiudendo temporaneamente la sede principale. Notevole anche la versione più street food con L’Orso in teglia.

L’Orso c/o Blanco Beach Club
Via Consolare Pompea, 506 – Messina
(a 5 chilometri dall’imbarco traghetti Caronte&Tourist)

L’Orso in teglia
Viale San Martino, 172 – Messina
(a 1,1 chilometri dal porto storico e Stazione Centrale)

Il fine dining in senso Stretto
La scena gastronomica messinese non è abbastanza matura, considerando la grandezza della città e la sua storia. Certo, forse vivere in un territorio che ha in sé Taormina, Milazzo e le Eolie ha tolto risorse che avrebbero potuto far sviluppare meglio la ricerca gastronomica peloritana, ma forse c’è stata anche una scarsa attenzione al bello e al buono, da queste parti e negli ultimi decenni.

Qualcuno difende il fortino, e lo fa in una posizione privilegiata, quasi dentro la falce del porto naturale di Messina. Al Marina del Nettuno, lo chef Pasquale Caliri spende ogni energia per valorizzare la cucina del territorio ed elevarla a fine dining. Spaghetto di carruba e ricciola al Bbq sono alcuni dei piatti dei menu degustazione dai prezzi interessanti e che finiscono sempre, of course, con un cannolo.

Se siete così fortunati da essere in vacanza in barca, potete attraccare davanti al ristorante. È facilmente raggiungibile anche con i mezzi dotati di ruote, e potrete cenare con vista Stretto di Messina.

Marina del Nettuno Yacthing club
Viale della Libertà, Batteria Masotto – Messina
(al porto turistico, a 1,5 chilometri dal porto storico, dalla stazione Centrale e dal porto di imbarco dei traghetti Caronte&Tourist)

Non è finita qui. Andate alla ricerca delle altre ricchezze di gusto che rendono Messina molto più speciale di quanto uno sguardo superficiale e orientato al cliché sia capace di fare: bruciatevi il palato con il ripieno bollente di un pitone fritto, fatevi servire in pasticceria un paio di palle di Bianco e nero e lanciatevi verso un cannolo ripieno di crema gianduia, una variante di cannolo altrettanto elegante quanto la ricotta e tipica di questa provincia. No “crema cioccolato”, ma gianduia.

Andate a cercare i vignaioli che producono Faro Doc e non mancate di stappare una bottiglia di Rosato Bonavita, da accompagnare alle cozze e alle vongole che vengono allevate a Torre Faro, nella periferia più marinara della città. Fatevi servire una birra dello Stretto sporcata di granita limone – una radler messinese! – e trovate qualcuno che vi faccia mangiare le braciole (di carne o di pesce spada) e le costardelle fritte, un pesce dello Stretto che fa la sua (sempre più timida) comparsa nei mesi estivi.

Birra dello Stretto, Foto di Alessio Cannata

Ora, non fatevi più dire che a Messina non c’è niente: è la frase tipica di chi non ha nemmeno cercato. Scendete da quel traghetto e fatevi un giro nella città dello Stretto.

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