Chandrayaan-3L’India torna sulla Luna, a differenza della Russia

Dopo il fallimento del 2019, il gigante asiatico riesce a toccare il Polo Sud del satellite della Terra: lo stesso a cui mirava la Roscosmos. Luna-25 è costata due volte più della missione di New Delhi

(ISRO via AP)

È indiana la prima missione spaziale a raggiungere il Polo Sud della Luna, finora inesplorato e ritenuto ricco di ghiaccio. Si chiama «Chandrayaan-3», significa «veicolo lunare» in hindi e sanscrito. Il numero tiene la contabilità delle missioni: quella precedente, Chandrayaan-2, si era schiantata nel luglio 2019. La prima risale invece al 2008, aveva trovato le prove dell’acqua congelata.

(AP Photo/Mahesh Kumar A.)

Per il gigante asiatico, il successo di ieri è una riscossa, celebrata per le strade con le bandiere e immagini del primo ministro etno-nazionalista Narendra Modi, tanto più a tre giorni dal fallimento della sonda russa, Luna-25, su cui tanto aveva investito la propaganda di Vladimir Putin. Per dire, la rampa di lancio al cosmodromo di Vostočnyj era listata con la «V» e la «Z», simboli infami di quella che il Cremlino chiama ancora «operazione militare speciale». 

Putin si è congratulato con l’India, anche a nome della Roscosmos, l’agenzia spaziale i cui vertici sono scelti per l’affinità ideologica imperialista più che per i meriti scientifici. Lo schianto del 20 agosto lo dimostra: invece di riportare Mosca sulla Luna, dopo i ripetuti rinvii del passato, sono andate a sbattere anche le ambizioni spaziali del regime. Per la cronaca, nel 1976, la missione sovietica era riuscita.

Tornando all’India, il lander (di nome «Vikram») ha sbarcato un rover a sei ruote («Pragyan») sulla superficie selenica. I robot hanno già inviato le prime immagini. Analizzeranno il suolo lunare fino a una profondità di dieci centimetri. Chandrayaan-3 era stata lanciata il 14 luglio dall’Andhra Pradesh, arrivando nell’orbita lunare il 5 agosto. Priva di equipaggio, non ha forzato i tempi, a differenza di Luna-25, i cui resti giacciono a poca distanza. 

A New Delhi la missione è costata 6,1 miliardi di rupie: settantacinque milioni di dollari, quindi meno della metà dei duecento milioni spesi dal Cremlino. «L’India è sulla Luna», ha potuto pronunciare il capo dell’ the Indian Space Research Organization (Isro). A differenza del 2014 (Marte) e del 2019, Modi non era presente sotto ai monitor, ma in Sudafrica per il vertice Brics dove Putin ha sbraitato l’ennesimo comizio contro l’Occidente e dove è avvolta nel mistero l’assenza di alcune ore del presidente cinese Xi Jinping. 

Il traguardo verrà probabilmente ammantato nella campagna elettorale del primo ministro, che è al potere dal 2014 e cerca un terzo mandato l’anno prossimo. Negli anni ha cercato di accostare la sua immagine a quella dell’India come potenza in ascesa dal punto di vista economico, diplomatico e tecnologico. Non a caso, ha salutato il successo come l’atto di nascita di una «nuova India»

(AP Photo/Rajesh Kumar Singh)

Un Paese forse più assertivo anche sul piano globale, dopo una storica “equidistanza” tra Stati Uniti e Cina e una neutralità durante la guerra in Ucraina fondata sull’acquisto a prezzo scontato di petrolio russo. L’Isro ha un budget di 1,5 miliardi di dollari, ma la space economy indiana ne vale già almeno sei e il suo valore dovrebbe triplicare entro il 2025. Insomma, mentre se ne defila uno, dal passato a suo modo glorioso come la Russia, c’è un nuovo contendente nella prossima corsa allo spazio. 

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