
Continua a infuriare nel mondo della moda il ricambio tra i creativi, tra addii e nuovi ingressi: dopo l’annuncio di Davide Renne da Moschino, è il turno del comunicato stampa che sancisce l’addio di Nicola Brognano a Blumarine. Nominato nel 2020, il designer classe 1990 saluta così il brand di Eccellenze Italiane, holding guidata dall’amministratore unico Marco Marchi, che ha nel suo portfolio anche Liu Jo. È lo stesso Marchi a esprimere parole di stima nelle dichiarazioni ufficiali.
«Siamo molto soddisfatti del lavoro fin qui svolto da Nicola Brognano. Il designer ha saputo interpretare i codici di Blumarine, riproponendoli in chiave originale e contemporanea, facendo così rinascere l’interesse sul brand da parte di addetti ai lavori e clienti finali. Ringrazio vivamente Nicola per la grande professionalità dimostrata in questi quattro anni di proficua collaborazione».
Primo designer scelto per rinvigorire il marchio dopo l’acquisizione nel 2019 da parte di Blufin – il gruppo che lo possedeva –, il giovanissimo calabrese si era fatto notare con il suo brand eponimo, che sfilava durante la Fashion week milanese. Dopo la laurea all’istituto Marangoni di Milano, ha lavorato con Giambattista Valli a Parigi, sviluppando quel suo tratto peculiare che mescola una femminilità sfacciatamente leziosa, fatta di pizzi e perle, con un’atittude figlia dei primi Duemila. Proprio per questa sua firma stilistica è sembrato il nome perfetto per il rilancio di un brand che ha esteticamente definito quelli che gli anglofoni chiamano gli early aughts, gli anni Zero di questo secolo, grande ispirazione per la Gen Z di oggi.
«Lavorare come direttore creativo di Blumarine, che da sempre ho seguito con vivo interesse, ha arricchito profondamente la mia esperienza professionale, creativa ed umana», commenta Brognano, che continua: «Portare il brand nuovamente sotto i riflettori è stata un’occasione davvero unica ed esaltante. Ringrazio Marco Marchi per questa opportunità e il mio team per il lavoro straordinario realizzato».
Al di là delle necessarie dichiarazioni di stima reciproca e del tempismo perfetto, però, il progetto non è mai realmente decollato. Non sono bastati gli ingenti investimenti, la presenza di modelle di rilievo ad aprire e chiudere le sfilate (come nel caso di Mariacarla Boscono) e il team composto da personaggi di alto profilo nel sistema. Un esempio? La stylist Lotta Volkova, che in passato ha contribuito a creare l’immagine del Balenciaga di Demna Gvasalia.
Raccontare quegli anni, oggi assai celebrati dalla moda, e farlo registrando il passare di due decadi, non è di certo missione facile. E qualcosa, nella traduzione di quell’alfabeto romantico e lolitesco, ammiccante senza mai essere davvero provocatorio, tra golfini con bordi in pelliccia rosa e gonne arricchite di balze e plissé, si è perso.
D’altro canto il crinale che separa un’estetica così specifica – nata in quegli anni dall’estro creativo della coppia Tarabini-Molinari, da una sua imitazione il cui senso è stato frainteso – è labile. Spingere l’acceleratore sulla sessualità che trapelava in maniera soffusa, con rimandi a una provincia giocosa da cinematografia felliniana, avrà forse aiutato nella fase di rilancio, ma si è poi trasformata in un boomerang.
A pesare sono state la visione stilistica di un personaggio di peso come Lotta Volkova, incaricata di orchestrare tutte le uscite delle sfilate, e l’immagine della collezione. Far sfilare le modelle tra iniziali che prendevano fuoco e passerelle in terriccio (fall/winter 2023) in stile playa Palapa, o corredarle con ali d’angelo (spring/summer 2024) abbandonate persino dagli angeli dell’intimo di Victoria’s Secret, sposta il baricentro in un universo di significati euro-trash.
Un universo abbondantemente esplorato da brand contemporanei come Vetements, e che ha già, in effetti, fatto il suo tempo, essendo esplosa nel 2015. A chi arriverà – Blumarine non ha ancora fatto comunicazioni sul successore di Brognano – toccherà il compito di riprendere la rotta, cavalcare la contemporaneità senza deformarla, arginando nel contempo l’estro creativo fagocitante degli stylist stellari. Con la consapevolezza che Eccellenze italiane, come da dichiarazioni dell’amministratore unico Marco Marchi, ha intenzione di crescere.
«Eccellenze Italiane si pone come hub che ha come obiettivo fare acquisizioni. Stimiamo di chiudere l’anno con un incremento double-digit, ci stiamo avvicinando ai cinquecento milioni di euro che rimane il target per il 2023. L’ebitda è tornato a essere virtuoso, quindi migliorativo verso il 2021», aveva annunciato nel gennaio 2023 a Milano Finanza Fashion. Restiamo in attesa di capire a chi spetterà questo compito di non facile risoluzione.