Doppio (da) sognoSinner come sublimazione di Rocco Siffredi

Jannik è in semifinale. L’altoatesino vince anche con Rune, anzi stravince, come sportivo e come simbolo di mascolinità italiana (forse) ritrovata. Breve psicoanalisi tennistico-freudiana per una possibile via gentile al maschio in crisi d’identità

Lapresse

A modo loro gli uomini italiani hanno sempre avuto stima di Rocco Siffredi. E non solo per la risposta titanica che si narra abbia dato alla richiesta di Stefania Nobile di fare un porno con lui durante il Regno di Riccardo Schicchi («Lo farò a due condizioni. Solo scene anal e il ricavato alle vittime truffate da Wanna Marchi»). Ma anche perché ha sempre rappresentato dignitosamente un orgoglio mascolino italico già incartapecorito ma un tempo cantato e cinematografato senza ritegno (Madonna, Stallone ecc). Con Rocco abbiamo scavallato il millennio, ma poi? Più niente, fino a oggi che finalmente possiamo contare sull’uomo metafora erotica per eccellenza, Jannik Sinner.

È vero, serve una lettura freudiana, ma è facile: «Nessuno sa che sono sempre più deluso dal sesso» scriveva Sigmund nei taccuini segreti sfociati in “Il tennis come sublimazione del sesso”, «e che quando vado scrivendo della sessualità umana è una falsa pista destinata a distrarre l’attenzione del mondo dalla mia teoria dell’Istinto Tennistico. La grande libido del tennis finirà col togliere alla pulsione sessuale il potere che esercita sulla psiche umana, per trasferirlo su qualcosa che ha radici ben più profonde».

Dunque eccoci a Sinner, alle raccomandazioni di Alberto Tomba: «Occhio che quando sei al top ti saltan tutte adosso eh». Sinner e il sesso scatena boomerate e boiatezze che lo paragonano a Panatta playboy. Fa scaturire l’olografia peggiore sul giovin di montagna, guance rosse, sano come Heidi ma senza il nonno. E papà Hanspeter, mamma Siglinde e malghe segrete e il policentrismo sportivo Athesino. Ma anche tutta la cazzimma della generazione Z, martoriata da crisi e guerre e quindi alla guida di una rinascita fondata su «serietà e sacrificio», come dice il sociologo dello sport Luca Bifulco.

Qualità riconosciute anche a Siffredi, la cui versione giovanile vanta una somiglianza imbarazzante con il tennista. Insomma l’immaginario erotico rinasce (pur annaspando), grazie a questo atleta che sembra avere generato l’effetto di un viagra agli over 50 e a tutti quelli che si son trovati improvvisamente a gestire un’andropausa aggravata da Netflix. Nuovo idolo al punto da far impennare anche gli accessi al sito di Declathlon, sezione tennis.

Piace agli sponsor e a loro piaci se attrai. Sinner non lesina borsoni Gucci e orologi Rolex ed è perfetto per essere icona di seduzione (ma perché non si può più dire “sexy”?), così capace di con1quistare la modella Laura Margesin e però poi di influenzare l’influencer Maria Braccini. Contemporaneità e anni Novanta riassunti nell’uomo e il suo doppio.

Come tutti i fenomeni dell’attualità italiana tuttavia, anche Sinner potrebbe avere le ore contate, siamo in semifinale e l’ansia da prestazione incombe. E l’ansia da prestazione frega sempre il talento italico. E allora il match non sarà stato altro che un sogno erotico terminato con un’eiaculazione precoce. Ma sarebbe un peccato

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