Punto di non ritornoSe Orbán continuerà a mettere il veto sull‘Ucraina, Meloni dovrà scegliere da che parte stare

Se al prossimo Consiglio europeo si arriverà a uno scontro con l’irriducibile premier ungherese, la leader sovranista dovrà dimostrare coi fatti che il suo sostegno a Kyjiv non è un bluff

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Le medievali catene ungheresi di Ilaria Satis non interessano Viktor Orbán, ammiratore di Vladimir Putin. Per Antonio Tajani, che si è limitato a convocare l’ambasciatore magiaro, il governo di Budapest non c’entra con la vicenda giudiziaria, ma potrebbe comunque garantire una detenzione civile alla militante antifascista italiana. Non è questa la principale preoccupazione di Giorgia Meloni. Quando incontrerà Orbán, forse mercoledì sera, in ogni caso prima del Consiglio europeo straordinario di giovedì, la presidente del Consiglio farà la mossa umanitaria di fronte all’opinione pubblica italiana, chiederà conto al suo interlocutore dei diritti di Ilaria. Tuttavia non sarà questo il punto centrale dell’incontro. Sarà la questione ucraina. Meloni dovrà convincere l’amico Viktor a non porre più il veto sugli aiuti a Kyjiv, dopo il fallimento del vertice europeo di dicembre. 

È la solita storia: lei ci prova, lo fa regolarmente, lo ha fatto in diversi dossier, anche quando si trattava di adottare una diversa disciplina sull’immigrazione che aiutava l’Italia. Senza però mai riuscire a convincere il nazionalista Orban, il quale continua a tenere in ostaggio anche la revisione del bilancio comune dell’Ue. Rischia molto perché, come scrive La Stampa da Bruxelles, i leader europei avrebbero intenzione di mettere in moto la procedura prevista dall’articolo 7 che punisce le violazioni dello Stato di diritto. Arrivando alla perdita del diritto di voto in Consiglio. Sarebbe un’azione che non ha precedenti, in effetti, ma servirebbe per mettere con le spalle al muro Orban. 

Non sembra il tipo che si mette paura, tranne se non gli venissero congelati tutti fondi europei. È l’arma letale che Meloni vuole evitare a tutti i costi. Vuole salvare il soldato Viktor da sé stesso, dalla sua politica ostile all’Europa e ammiccante verso Mosca. Alla presidente del Consiglio, Orbán serve. Da anni, da quando è stato cacciato dal Partito Popolare europeo, gli fa la corte affinché aderisca ai Conservatori. Con gli eurodeputati ungheresi di Fidesz, il gruppo di cui fa parte Fratelli d’Italia, avrebbe un peso numerico e politico non indifferente. Soprattutto dopo la sconfitta elettorale in casa degli amici polacchi del PiS. Vedremo come andrà a finire.

Se Meloni riuscirà a calmare le acque, a convincere il premier magiaro a non mettere il veto ai cinquanta miliardi di euro a sostegno all’Ucraina e dare il via libera al bilancio europeo la cui revisione, tra l’altro, serve all’Italia per avere maggiori risorse per le politiche migratorie.

Da come uscirà dall’incontro, Meloni si gioca molta della sua credibilità sul palcoscenico europeo. Se si arrivasse a uno scontro con l’irriducibile Orbán, da che parte si schiererà? Dovrà scegliere tra lui e Ursula von der Leyen. È a un bivio. Non può più fare più parti in commedia. Dovrà mostrare le carte e dire se il suo europeismo è sincero. In particolare dovrà dimostrare che il suo sostegno all’Ucraina non è un bluff. Oppure potrebbe prevalere l’interesse politico di tenersi stretto Viktor. Del resto, il 18 gennaio scorso, l’Europarlamento aveva chiesto di applicare l’articolo 7, ma votarono contro proprio gli eurodeputati della Lega e di Fratelli d’Italia. È il momento di girare le carte. Mai come in questo caso è importante sapere chi è Meloni che si gioca tutto alle Europee.