Vita in appaltoLa tragedia di Firenze e una legge incapace di tutelare gli ultimi

In attesa di sapere con certezza chi porti la responsabilità dei morti nel cantiere Esselunga è utile riconoscere che il nostro sistema smette di funzionare se iniziamo a recedere rispetto ad alcuni fondamentali diritti sociali in nome del solo profitto

Lapresse

Solo fatti che ti sconvolgono possono strapparti il torpore di dosso. I morti di Firenze sono un urlo di pietra, un ceffone ai luoghi comuni, la conferma che il mercato da solo non si regola ma va regolato da un’autorità superiore perché l’etica della responsabilità abbia sempre diritto di cittadinanza.

Noi siamo dalla parte di quegli operai, l’ultimo anello di una catena strappata che il nuovo codice degli appalti ha reso ancora più logora. Bisogna parlarne, qui e ora, perché le leggi sono figlie degli uomini, e le leggi, ogni legge, determina fatti, comportamenti, conseguenze.

Di codice degli appalti mi sono occupato da viceministro del Governo Renzi, avevo io la delega a seguirne i lavori di revisione in base alle direttive europee, dunque ricordo: le polemiche, le innovazioni introdotte, i problemi. Decidemmo di semplificare le procedure esistenti e stabilimmo di rafforzare le norme che inducevano alla qualità e alla sicurezza: valutazione delle imprese negli ultimi cinque anni di loro attività, introduzione di criteri reputazionali premianti per assegnare i lavori, valorizzazione dell’alta professionalità. Di più. Cancellazione del massimo ribasso, forte e documentata limitazione del subappalto, clausole sociali certe, studiate in accordo col sindacato. Questi i punti più rilevanti.

Il governo Meloni, tramite il ministro Matteo Salvini, ha modificato quell’impianto soprattutto in due parti. Parti non marginali, decisive. Uno: è stato cancellato il divieto di aggiudicare i contratti con il criterio del prezzo più basso. Due: è riemerso il subappalto a cascata.

Non sappiamo ancora con certezza chi porti la responsabilità dei morti ammazzati nel cantiere Esselunga di Firenze, le indagini sono in corso. Questo è il tempo del lutto, non di meschine polemiche. Tuttavia nessuno può girarsi dall’altra parte, tantomeno le forze politiche e il Governo. Che il subappalto abbia generato negli anni gravi problemi nei luoghi di lavoro, fino a partorire defunti, è un fatto. Contratti spesso fasulli, sicurezza approssimativa, tendenza a massimizzare il profitto a scapito di chi si sporca le mani. Se massimo ribasso e subappalto a cascata diventano i pilastri del codice Salvini vuol dire che la memoria delle tragedie del passato è andata dispersa e il cantiere diventa potenzialmente una corona di spine. Ci saranno di nuovo morti sul lavoro ma è diabolico che vi siano perché si apre la porta a procedure che possono entrare facilmente in conflitto con la sicurezza.

Tanto più perché viviamo in una società liquida – tutto più veloce, politica e sindacato cenci bagnati, alla conquista dei soldi ma con pochi valori – dovremmo tutelare gli ultimi proteggendoli intanto da imprenditori rapaci.

Fu Ralf Dahrendorf per primo, una trentina di anni fa, a prevedere come, in questa lunga stagione, avremmo accettato limitazioni alla libertà per avere maggiore sicurezza e come, pur di avere un lavoro, saremmo stati disposti a recedere rispetto ad alcuni fondamentali diritti sociali. Siccome quella profezia si sta avverando, vi è più di una ragione per invertire la rotta se non vogliamo mettere in bocca ai pescecani i lavori più umili. Se non vogliamo rivestirci di ipocrisia, dobbiamo rammentare come ragionano alcune imprese. Sono disposte a correre il rischio procurato da comportamenti scorretti perché i minori costi di produzione consentono profitti più alti anche quando, a seguito di un controllo, scattano le sanzioni. Il gioco vale la candela. Ma se in ballo è la vita di una donna, di un uomo, non c’è rischio che tenga. La vita è sacra e la pena deve essere proporzionata al valore assoluto che ha la vita di ognuno. Tertium non datur.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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