In mostra a MilanoL’inedito sguardo femminista di Mariella Bettineschi

La dimensione corporea non ha niente a che vedere con la sua ricerca formale. Decontestualizzando e rielaborando i ritratti femminili, l’artista bresciana – in Triennale fino al 24 marzo – raggiunge sorprendenti risultati visivi

Courtesy of Triennale Milano

Ha un sostenitore per nulla imparziale questa piccola ma elegantissima mostra racchiusa nel padiglione centrale al piano superiore della Triennale di Milano. Main sponsor di Mariella Bettineschi, All in one – esposizione curata da Paola Ugolini e aperta fino al 24 marzo – è Dior. Maria Grazia Chiuri, che di questo super brand è la direttrice creativa, da tempo ha iniziato una pratica che la vede collaborare con artiste differenti per ognuna delle sue delle nuove collezioni. A Mariella Bettineschi ha affidato la scenografia dello show dedicato al prêt-à-porter autunno-inverno 2022-2023 svoltosi a Parigi nei  Giardini delle Tuileries. 

Bettineschi (Brescia, 1948), in ogni caso, non è un talento venuto alla ribalta per merito di Dior, ma piuttosto un prestito che l’arte contemporanea ha fatto al brand francese. Già nel 1988 la sua arte si era rivelata al mondo partecipando alla XLIII Biennale di Venezia. 

Courtesy of Triennale Milano

Quello di Bettineschi è indicato spesso come uno sguardo “femminista”. Ma certo, a differenza di altre colleghe della stessa generazione, questa artista non ha mai utilizzato nei suoi lavori il proprio corpo o quello di altre donne reali: la dimensione fisico-corporea non ha niente a che vedere con la sua ricerca formale. 

Un fatto non trascurabile tanto sul versante della raffigurazione artistica, quanto su quello del suo utilizzo nel campo della moda. Il suo linguaggio introduce riflessioni sulla storia dell’arte dove per lei centrale è il ritratto femminile, che si tratti di dipinti Raffaello, Leonardo, Tiziano, Ingres, El Greco o Bronzino. Decontestualizzato e rielaborato, questo genere raggiunge con Mariella Bettineschi sorprendenti risultati visivi. 

Nel padiglione che ora la rappresenta alla Triennale sono ventitré le opere esposte a rappresentare oltre quarant’anni di attività. Alla serie L’era successiva appartengono i ritratti  di “modelle” che hanno posato per celeberrimi pittori. Alle serie Morbidi e Piumari, invece, appartengono i lavori tessili dove Bettineschi utilizza organze imbottite di bambagia o di piume, che poi decora con oro colato o trapunta di ciniglia, filo di nylon o metallo. Potrebbero essere definite opere di fiber art, un ambito di intervento prevalentemente femminile e femminista? Forse, ma i lavori di Bettineschi sono sempre difficilmente classificabili.

Courtesy of Triennale Milano

Ci sono poi i Tesori, semplici carte da lucido che trattate con catramina, acquaragia e colature di pigmenti dorati a caldo – diventano materiche. Chiudono, anche se in realtà sono inserite in una intelligente sequenza, opere fotografiche dedicate a biblioteche o alla natura: appartengono anche queste al ciclo L’Era successiva, nato nel 2008, all’inizio della crisi finanziaria che ha coinvolto le economie di molti Paesi. 

Courtesy of Triennale Milano

Bettineschi da allora ha cominciato a raffigurare celebri luoghi di cultura (il Trinity College, la Biblioteca benedettina di San Gallo o la Marciana di Venezia) invasi da vapori che cancellano il centro dell’immagine. E ha proseguito raddoppiando gli occhi dei suoi ritratti per segnalarne la capacità visionaria salvifica del femminile. Per questa artista ambiente, animali, vegetali, donne e uomini sono tutti collegati in un equilibrio molto fragile. Comprendere e rispettare questo equilibrio significa entrare nell’era successiva.

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