Il dissenso di RenewRenzi anticipa la strategia di Macron contro von der Leyen

Il leader di Italia viva ha criticato la presidente della Commissione, lasciando intendere che l’accordone europeo con i popolari e i socialisti non regge più. E ora punta sui voti di Forza Italia, anche se la strada è impervia

LaPresse

Le bordate di Matteo Renzi a Ursula von der Leyen, «follower ma non leader», spezzano il movimento centripeto europeo a favore della conferma dell’attuale presidente della Commissione europea e anticipa che Renew Europe non sarà nell’accordone imperniato su socialisti e popolari, con quali conseguenze a questo punto è da vedere. Ursula già non è uscita bene dal congresso del Ppe, e un dissenso di Renew, dietro il quale si staglia l’ombra di Emmanuel Macron, potrebbe avere un prezzo serissimo. Perché nessuno può fare il presidente della Ue senza il sì della Francia. L’attuale presidente della Commissione dunque è davvero in difficoltà e non le sono arrivate buone notizie da Firenze 

È questo il fatto politico più importante scaturito dalla dodicesima edizione della Leopolda, come al solito rutilante kermesse con tanta roba ma stavolta politicamente in ombra, sovrastata dalle regionali in Abruzzo e dalla dossieropoli sulla quale comunque Renzi ha alzato i toni scrutandovi ben disegnato il morbo di un sistema democratico alla mercè di personaggi oscuri e situazioni malate. Il giallo dell’assenza di Carlo Nordio ha cosparso un po’ di pepe sulla questione, con il leader, Maria Elena Boschi e Roberto Giachetti in trincea a sostenere la necessità di una commissione d’inchiesta.

Questa Leopolda ha visto un’Italia viva che cerca di trasformare la sua condizione di solitudine in un marcato rilancio identitario, da soli contro il mondo e vediamo se ne usciamo vivi: è in questo modo che Renzi affronta le elezioni europee ben sapendo che il proporzionale esalta le singolarità. Fuori dall’accordone su Ursula, che per Renzi non ha combinato granché non riuscendo a mettere davvero in moto l’Europa come soggetto autonomo (è la critica di Renew Europe e di tutti i Democratici europei che comunque non avranno un loro spitzenkandidaten), una linea congruente a quella italiana, fuori dai due blocchi, con una marcata, marcatissima ostilità verso Giorgia Meloni e il suo governo, ma anche verso Matteo Salvini e, questo è più interessante, verso Antonio Tajani, considerato da Renzi una specie di traditore dell’europeismo di Silvio Berlusconi, figura che non a caso Francesca Pascale, presente alla ex stazione fiorentina, ha accostato a Matteo. 

È Tajani la figura da colpire, è in quella zona presidiata da Forza Italia, a quanto sembra con un relativo successo, che si devono pescare i voti contendendoli a Carlo Calenda che qui non va esattamente per la maggiore, beccandosi persino l’accusa di «misogino» da parte di Teresa Bellanova. Il leader di Iv è sicuro di superare il fatidico quattro per cento ma la strada resta sempre un tantino impervia.

La novela di Più Europa non sembra evolvere verso quell’intesa elettorale con Italia viva che pure nella formazione di Emma Bonino pare maggioritaria e non si esclude che singole personalità possano presentarsi con il Partito democratico, altre con Azione, altre ancora con Italia viva, certo non sarebbe una soluzione gloriosa ma forse in settimana si dovrebbe capire qualcosa in più. Renzi intanto è partito, da solo e contento di esserlo. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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