Renew terzo polo Lista comune Bonino-Renzi, ma a sorpresa potrebbe esserci anche Calenda

Nasce formalmente la coalizione con Italia Viva, PiùEuropa, Partito socialista, Liberaldemocratici e Volt. Riaperto il dialogo con Azione, che ora dovrà decidere se entrare oppure rischiare di non superare il quorum

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La notizia di ieri è che PiùEuropa ha formalmente aderito con una larga maggioranza al patto per la lista di scopo Stati Uniti d’Europa con Italia Viva, Partito socialista, Liberaldemocratici e Volt. E questo evitando la rottura con Federico Pizzarotti e Piercamillo Falasca, grazie alla scelta di Riccardo Magi di chiedere un incontro a Carlo Calenda per capire se può riprendere un cammino comune con questa lista sotto le insegne di Renew Europe. E questa è la seconda notizia: Calenda è disponibile a incontrare Magi per parlarne.

A questo punto si aprono le danze, i problemi. I soliti sospetti che condizionano questa interminabile trattativa. A quanto ci risulta, il leader di Azione, che forse non prevedeva questo supplemento di attenzione dopo aver cannoneggiato Italia Viva per settimane, pone alcune questioni.

La prima: no a Matteo Renzi candidato. La seconda, no a persone come Totò Cuffaro, Luigi Cesaro, Clemente Mastella che non sono nel novero dei candidabili però figurano a sostegno di Italia Viva. Terza questione, no al Psi, visto che poi entrerebbe in un altro gruppo europeo (Socialisti e Democratici). Infine, no personale a Gianfranco Librandi, l’imprenditore sostenitore del progetto, accusato (ma lui nega) di essere contro gli aiuti all’Ucraina.

Se questo è il menù con cui Calenda si presenta alla discussione (al momento non è fissato nulla) il primo a respingere condizioni, proprio come metodo, è Magi. Insomma, se le cose stanno così e se non ci sarà uno sforzo di apertura da parte di tutti i protagonisti non potrà che finire male, cioè che Azione andrà da sola per conto suo.

Da parte sua Renzi incassa di buon grado la decisione di PiùEuropa. Ieri era a Torino per assistere a Juventus-Fiorentina ma si è tenuto in costante contatto con i suoi dicendo che «dal primo giorno sostengo che Calenda non andrà mai da solo perché non solo non raggiungerebbe il quorum ma non raggiungerebbe nemmeno la soglia del tre per cento e gli esploderebbe Azione in mano. Oggi però per noi non è tempo di vendetta ma di politica: non metteremo un veto su di lui, così come non abbiamo mai accettato veti».

In Azione in effetti c’è ovvia preoccupazione. Il quattro per cento sta diventando un incubo. Anche perché la scommessa iniziale di Calenda era di fare lui l’accordo con PiùEuropa, accordo che invece ha fatto Renzi, e successivamente di portare un buon pezzo di quel partito (area Pizzarotti) dalla sua parte, cosa che al momento è in stand by. Può essere che nei giorni scorsi sia Azione che i pizzarottiani fossero convinti di poter in qualche mondo bloccare tutto. È andata diversamente. La lista c’è. Per “Carlo” la porta non è ancora chiusa, molto dipende da lui.

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