Il sonno della politicaNessuno parla di Europa né di altro, benvenuti alla campagna elettorale più noiosa di sempre

Non c’è una notizia rilevante, non c’è una proposta che attiri gli elettori alle urne. Ogni partito pensa a sé, e anche con poca fantasia

Unsplash

Poveri cronisti politici con le mani nei capelli alla ricerca di notizie. Mai vista una campagna elettorale così avara di idee, proposte, anche polemiche sensate. La “notizia” di ieri era l’amena dichiarazione di Francesco Lollobrigida, ribattezzato da Matteo Renzi “Lollocatering”, sulle cene come antidoto alle guerre. Rendiamoci conto che si vota tra venti giorni e qui non si sta parlando di nulla. Meno che mai di Europa – e purtroppo questo succede sempre – ma neppure dal punto di vista della politica interna emerge qualcosa di sostanziale che sia meritevole di un titolo di giornale, e infatti per giorni e giorni si è parlato del contenitore (il famoso duello televisivo Schlein-Meloni) che del contenuto.

La destra s’impasticcia da sola in Parlamento e tiene sul tavolo questa bomba del premierato che può esplodergli in mano come accadeva a quel personaggio dei cartoni animati, Willy il Coyote, l’unica “proposta” di Giorgia Meloni è stata quella di scrivere “Giorgia” sulla scheda, mentre le pistole caricate a salve del nuovo duo Vannacci e Salvini spaventano i passeri e null’altro; il Partito democratico prosegue nella sua marcia del gambero verso la vecchia sinistra tra il “pacifismo” di Marco Tarquinio e Cecilia Strada e la patrimoniale sempre di Strada, e chissà se questa ambiguità che Schlein chiama «pluralismo» potrà portare voti, ma poi bisognerà capire cosa farne.

Al centro, Renzi e Carlo Calenda evitano di polemizzare tra loro, ma il conflitto tra Stati Uniti d’Europa e Azione è nelle cose, a conferma che sarebbe stato meglio cercare di fare una lista unica, perché così rischiano, forse solo uno alla fine resterà vivo: basta uno 0,5 in più o in meno per salire in paradiso o finire all’inferno della politica. Alleanza Verdi-Sinistra di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli lottano per superare il quattro per cento, con Ilaria Salis l’ha azzeccata, ma questo forse non basterà, e per il resto dice no un po’ a tutto. Quanto a Giuseppe Conte, si è visto che è bravo col pallone, per il resto zero idee, come sempre.

Ora, senza fare retorica, perché lo sappiamo tutti che la posta in gioco è sul tavolo verde della politica interna, però è vero che di Europa (che tra parentesi significa anche Ucraina) non parla nessuno o quasi fino al punto che tutti i leader – tranne Renzi e Emma Bonino – una volta eletti resteranno a Roma, «stanno truffando gli italiani», ha detto ieri a una convention romana di Stati Uniti d’Europa il leader di Italia Viva.

E così non c’è una campagna elettorale di popolo o anche solo di avanguardie organizzate, ma si assiste giusto a uno scapicollarsi di candidati e addetti stampa più per fregare preferenze ai compagni di lista che per conquistare consensi al proprio partito. Come si può pretendere che in un clima stanco e senza slanci, peraltro reso mefitico dalle vicende giudiziarie di Genova, gli elettori si entusiasmino?

Probabilmente la sera dello spoglio delle schede commenteremo tutti un pessimo dato della partecipazione (salvo poi metterci tutti un minuto dopo a strologare su partiti che ormai parlano alla metà del Paese), e la solita giostra ricomincerà a girare come sempre, e di Europa (non) riparleremo tra cinque anni.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter