Votare per KyjivL’Unione europea deve capire che in Ucraina è in corso una guerra di civiltà

Kateryna Shmorhay e Marina Sorina sono candidate nella lista “Stati Uniti d’Europa” per le elezioni dell’8 e 9 giugno. Difesa e vittoria contro la Russia, esercito comune e abolizione del diritto di veto sono solo alcune delle battaglie che vogliono portare al Parlamento europeo

LaPresse

Tra i candidati alle prossime elezioni Europee della lista “Stati Uniti d’Europa” ce ne sono due che comunicano con chiarezza quanto anche la questione Ucraina sia centrale per il progetto europeo di Italia Viva e PiùEuropa. Sono Marina Sorina, scrittrice e traduttrice nata a Kharkiv ora cittadina veronese, e Kateryna Shmorhay, operatrice socio-sanitaria, originaria della regione di Ternopil, a Ravenna dal 2006. Entrambe sono candidate nella circoscrizione Nord Est, perché è in quell’area, tra Ravenna e Verona, che il loro impegno per la diaspora ucraina si è tradotto in attivismo e impegno di comunità ben prima di febbraio 2022.

«Alla fine di questa tragedia la Storia darà la giusta valutazione a tutti coloro che hanno potuto e non hanno fatto abbastanza per fermare la morte. E da europea, da italiana, da Ucraina all’estero vorrei essere fra quelli che hanno fatto il possibile per fermare l’aggressore russo», spiega Shmorhay a Linkiesta. Kateryna detta Katya è nata nella parte occidentale dell’Ucraina nel 1976 da una famiglia già all’epoca mossa da un forte sentimento nazionale ucraino. Lo stesso che durante il periodo universitario la vide marciare per le strade di Lviv durante la rivoluzione arancione del 2004: «Respiravamo quel profumo di libertà e giustizia che avevamo sempre cercato», dice.

Marina Sorina, dopo un periodo di studio in Israele, è arrivata in Italia nel 1995 e si è laureata Lingue e Letterature straniere all’Università di Verona. Secondo lei l’Europa deve convincersi a combattere una «guerra ibrida» con la Russia. Perché la propaganda russa agisce indisturbata a tutti i livelli, dal mondo d’arte a quello della scuola. «E gli artisti che hanno posato di fronte al Teatro drammatico di Mariupol – dice – non devono avere la possibilità di esibirsi in Italia, guadagnando soldi e visibilità. Gli scrittori russi come Zahar Prilepin, schierati apertamente al fianco del regime russo, non devono essere sulla stessa bancarella degli scrittori ucraini».

Per Sorina e Shmorhay il rafforzamento della difesa comune, la creazione di un esercito europeo e il sostegno militare all’Ucraina sono interventi non più rimandabili, e su cui “Stati Uniti d’Europa” ha scelto di scommettere. Lo scopo condiviso da entrambe è quello di far capire all’Ue che pericolo dovrà fronteggiare se non deciderà di mettere al primo posto la vittoria ucraina. «La creazione di un esercito europeo comune, per esempio, non deve rimanere solo un progetto, servirà per poterci difendere da eventuali aggressioni, senza dover chiedere sempre aiuto ai Paesi più forti», dice Shmorhay.

Bruxelles ha scelto da che parte schierarsi e ha iniziato a supportare il governo di Kyjiv, ma secondo Sorina non si è ancora accorta della motivazione principale di Mosca: «Non è una guerra di conquista, è una guerra di civiltà che ha lo scopo di punire gli ucraini per la loro scelta di campo europea e di minacciare gli altri Paesi. Secondo la dittatura di Vladimir Putin, la democrazia è debole». Per Shmorhay, invece, i ventisette Stati membri non si stanno impegnando abbastanza per aiutare la resistenza ucraina: «Ogni ritardo negli aiuti militari all’Ucraina, ogni inadeguatezza costa al Paese aggredito centinaia di migliaia di vite umane ogni giorno».

Anche per questo scarso impegno da parte delle istituzioni comunitarie, secondo la lista “Stati Uniti d’Europa” servono candidati ucraini nel Parlamento europeo. «Chi meglio di loro – spiega Shmorhay – può capire cosa vuol dire morire nel nostro continente per mano di un Paese terrorista nel ventunesimo secolo? Sicuramente delle candidate di origine ucraina cercherebbero di avvertire la comunità dei pericoli che derivano dalla capitolazione di Kyjiv. Chiederebbero più sostegno, con tutti i mezzi necessari, per fermare l’aggressore russo, in modo da non dover mandare in futuro i ragazzi europei a combattere al fronte».

Proprio il diretto coinvolgimento dell’Unione europea e della Nato nella guerra, con il “via libera” del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg all’utilizzo delle loro armi anche in territorio russo, è uno dei temi caldi degli ultimi giorni. «Dal punto di visto logico è assurdo che la parte lesa non possa rispondere in modo simmetrico agli attacchi sferrati dagli invasori – sostiene Sorina –. A livello politico bisogna chiedere conto delle loro azioni alle forze politiche che continuano, nonostante tutto, a collaborare con il Paese terrorista per puro profitto o per calcolo ideologico».

Ma la decisione di Stoltenberg ha agitato la politica italiana. Alcuni partiti sono stati prudenti su questa decisione, mentre altri (come la Lega) hanno chiesto le scuse o le dimissioni del capo dell’Alleanza atlantica. Pro Ucraina, ma contro l’invio di armi. Questo è un ossimoro per Shmorhay: «Non vuoi la Pace, ma vuoi essere lasciato in pace. Ed è molto diverso. Oppure parlano tanto di pace e bisogno di mettersi al tavolo per trattare, senza avere però alcun accordo con l’aggressore che garantisca di fermare l’uccisione degli ucraini. Questa non è ambiguità? Da più di due anni di questa feroce aggressione le forze politiche non possono mantenere questo atteggiamento. O sostieni l’aggredito e cerchi di aiutarlo in tutti i modi oppure non ti importa niente di quelle vite innocenti, per vari motivi».

Ogni ritardo nell’invio di armi, ogni tentennamento, ogni dubbio significa bombardamenti russi e civili ucraini uccisi, come spiega Sorina: «Se non arrivano gli aiuti, il nemico si sente incoraggiato e impunito, allora si lancia in nuove offensive disastrose per entrambi gli eserciti. A Kharkiv hanno cominciato l’attacco psicologico, prima che militare: a fine febbraio una cara amica mi ha chiamato dicendo: “devi evacuare subito i tuoi!”, anche se non c’era ancora l’offensiva. I russi preparano il terreno con le dicerie, seminano il panico, poi attaccano, uccidendo centinaia di vite umane. E gli ucraini resistono. Certo, se la Nato fosse intervenuta subito nella primavera del 2022, il conto dei caduti ucraini sarebbe minore».

Non c’è solo l’Ucraina. Le due candidate degli “Stati Uniti d’Europa” vogliono anche cambiare la linea di Bruxelles sulla digitalizzazione della burocrazia («L’Italia può seguire le best practices applicate nei Paesi europei imparando dai colleghi – dice Sorina – come si lavora usando e-government al posto dei metodi obsoleti e farraginosi che fanno perdere tempo»), la sicurezza informatica («difesa dalle infiltrazioni propagandistiche dei nuovi regimi autoritari – afferma Shmorhay – nella vita politica e sociale della Comunità europea») e soprattutto il tema dei migranti, argomento che sta a cuore a entrambe le aspiranti parlamentari europee: «Dalla mia storia personale conosco l’emigrazione – spiega Shmorhay – e ritengo che essa, ben progettata e pianificata, possa diventare una ricchezza aggiunta per l’Ue». E Sorina aggiunge: «Dopo la vittoria di Kyjiv, vorrei occuparmi delle diaspore (non solo dell’Ucraina) nel loro rapporto con le autorità e dei flussi migratori».

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