Gancio al mentoGentiloni contro Conte per dire a Schlein di farla finita con quest’alleanza

Il commissario europeo all’Economia smentisce il capo Cinquestelle sul pnrr, tre anni dopo che l’aveva fatto Renzi a Linkiesta Festival

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Un pugno in faccia improvviso nel bel mezzo della campagna elettorale per le elezioni Europee. Un cazzotto di quelli che fanno male, come avrebbe detto il personaggio dell’ex pugile Vittorio Gassman ne “I mostri”. Per la verità nell’attacco di Paolo Gentiloni non c’è nessunissimo scoop: che la cifra italiana del Next Generation Eu sia stata stabilita da un algoritmo e non strappata con le unghie da un sedicente eroico Giuseppe Conte lo aveva già detto Matteo Renzi due volte, prima al Festival de Linkiesta a Milano il 13 novembre 2021 ripetendo lo stesso concetto una settimana dopo alla Leopolda: quella «incredibile mole di denari che arriva al nostro Paese non è perché l’ha portata Conte. C’è un algoritmo fatto da due dirigenti olandesi in sede di istituzioni europee che hanno matchato le caratteristiche macroecononiche dell’Italia e i denari che vengono dall’Europa. Non è un merito del governo che ha fatto la trattativa, è un algoritmo».

Gentiloni ha adoperato più o meno le stesse parole nel libro-intervista scritto da Paolo Valentino, firma autorevole del Corriere della Sera, di cui ieri il quotidiano ha fornito un’anticipazione, ed è scoppiata la polemica. Perché che Renzi ne dica di tutti i colori sul capo del Movimento 5 stelle non fa notizia, ma lo è se lo fa il tranquillo commissario europeo: «Parlo delle quote di finanziamento assegnate ai diversi Paesi. Non sono state negoziate dai capi di governo. Sono state ricavate da un algoritmo che è stato tra l’altro ideato e definito da due direttori generali (entrambi olandesi). C’è un po’ di retorica italiana sul fatto che abbiamo conquistato un sacco di soldi. Non è vero. L’Italia è il settimo Paese in termini di rapporto tra soldi ricevuti e Pil. Ci sono altri che in termini relativi hanno portato a casa molto di più, dalla Spagna alla Croazia. Sempre grazie all’algoritmo».

L’accusato di «retorica» che effettivamente in questi anni si è fatto bello per la da lui sbandierata capacità di negoziare, cioè l’avvocato del popolo, molto si è risentito bollando il discorso di Gentiloni come «sproloquio». Quando invece il meccanismo per la ripartizione dei fondi era proprio quello governato da un algoritmo, come è noto da anni, e infatti nessuno aveva smentito Renzi.

La domanda dunque non è se abbia ragione il commissario europeo o l’avvocato – ha ragione il primo – ma come mai l’episodio venga rievocato adesso, cioè mentre è in corso una sotterranea ma cruciale battaglia tra Partito democratico e Movimento 5 stelle per la primazia tra i partiti dell’opposizione, cioè per ipotecare la leadership del futuribile “campo largo”. Per essere ancora più chiari, bisognerebbe chiedersi se il pugno in faccia rifilato da Gentiloni a Conte non prosegua il suo tragitto finendo per abbattersi, pur con molto meno impeto, su Elly Schlein, la leader del Partito democratico che non ha mai pensato nemmeno per un attimo di svincolarsi dall’avvocato di Volturara Appula.

Come se, insomma, la frase gentiloniana che azzera i meriti di Conte nella trattativa europea sul Piano nazionale di ripresa e resilienza contenesse anche un messaggio nemmeno tanto in codice a Schlein: non inseguire il Movimento. Perché gira gira il nervo scoperto è ancora Conte e il nodo resta sempre quello delle alleanze che dopo il “primum vivere” delle europee il Partito democratico dovrà porsi una volta per tutte.

C’è anche chi nel Pd l’ha letta in modo ancora più tranchant. Il commissario europeo all’Economia, il quale, non lo si dimentichi, tornerà presto a fare politica in Italia, ha voluto tirarsi fuori dalla parte di “federatore” che taluni gli vogliono cucire addosso: ma federarsi con chi, con quel finto negoziatore che deve solo ringraziare un algoritmo? Può darsi che siano interpretazioni esagerate. Ma intanto il pugno in faccia è arrivato a destinazione e adesso Giuseppe Conte ha un bel livido in più, in questa che per lui è già una campagna elettorale non facile.

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