Il brillocco a chi lo doLe mille spose di Murdoch e la povera Jerry Hall rimasta sola con la sua risatina isterica

Non esiste una serie sul fantastiliardario Rupert e le sue mogli solo perché sarebbe impossibile farci entrare tutti i personaggi. Ma lui se ne infischia e continua ad andare a nozze

AP/Lapresse

Nel 1985 Jerry Hall, incinta del secondo dei quattro figli che avrà da Mick Jagger, va da David Letterman. Ha ventinove anni, ne dimostra cinquantacinque nell’aspetto e tredici nella conversazione, è una delle mezz’ore di televisione più faticose da guardare che ricordi.

Com’è possibile che questa donna con questa vita pazzesca, che racconta che doveva sposare Bryan Ferry ma Mick le faceva insistentemente la corte, poi si è trovata a una cena seduta tra Mick e Warren Beatty che se la litigavano, e Mick non vuole che viaggi troppo per lavoro, è geloso, guardami lì sulla copertina di Cosmopolitan, com’è possibile che dica tutto questo e non risulti invidiabile ma patetica?

A un certo punto, sempre ridacchiando come una tredicenne imbarazzata che non sa fare conversazione e nel dubbio ride, dice a Letterman che le sue amiche vogliono sapere se lui sposerebbe una donna che ha messo incinta, e Letterman dice certo che sì, mi parrebbe l’unica cosa che può fare un gentiluomo. Scusate se mi ripeto: è il 1985.

Mi fa impressione che sia il 1985 perché quattordici anni dopo ricordo di aver fatto una mezz’ora di radio raccontando una storia che intitolai, e vi prego di apprezzare il mio spirito di patate, “Le avventure di Mick e Jerry”. Era la storia di Jerry furibonda perché Mick aveva ingravidato una modella brasiliana, Luciana Gimenez Morad.

Di lì a poco i due si separarono, e il tribunale inglese decise che il matrimonio-contentino celebrato a Bali nel 1990 non era valido in nessun posto del mondo. Da qualche parte giurerei stesse ridendo Bianca Pérez-Mora Macias, per sempre unica signora Jagger. Erano passati quattordici anni, e il problema di Jerry era ancora che Mick non se la fosse sposata. Chissà se nel frattempo aveva imparato a fare conversazione o ridacchiava ancora.

Negli ultimi due giorni ho pensato molto a Jerry Hall perché, l’avrete letto, Rupert Murdoch si è sposato. Ognuno ha le sue perversioni: a lui piace sposarsi, ha 93 anni e questo è il quinto matrimonio. Potrebbe essere il sesto, considerato che solo un anno fa stava per sposare una che non è quella che ha sposato domenica. E qui la saga si fa appassionante.

L’alta società inglese è tutto ciò che le soap opera americane provano a emulare: un posto in cui si conoscono tutti e tutti vanno a letto con tutti. Per dire: la figlia di Murdoch è stata sposata col pronipote di Sigmund Freud. Il quale prima di lei era stato sposato con una tizia che poi ha sposato il fratello di Diana Spencer. Se incroci così i personaggi storici in una storia di finzione, ti accusano di sputare sulla sospensione dell’incredulità.

Dunque quindici mesi fa Rupert mette il brillocco al dito d’una tizia, Ann Lesley Smith, vedova d’un cantante country e pensionata dopo una carriera da igienista dentale. Lo racconta lui a Cindy Adams, la rubrichista pettegola di uno dei giornali di sua proprietà, il New York Post. «Ero terrorizzato d’innamorarmi, sapevo che sarebbe stata l’ultima volta». Ha, a quel punto, 92 anni. Devono sposarsi d’estate, ma qualcosa va storto.

Jacob Bernstein – che, poiché gli americani ogni tanto riescono a emulare le ramificazioni inglesi, è il figlio del Carl Bernstein del Watergate e della Nora Ephron di “Insonnia d’amore” – scrive sul New York Times che negli anni Ottanta Ann ha dissipato il patrimonio del primo marito, che si è presa a capelli con un’altra tizia della buona società californiana, e che ha detto in tribunale che il marito la maltrattava per farsi dare più soldi ma è stata smentita da uno psichiatra.

Dopodiché ha avuto altri due mariti e, quando il terzo è morto, le figlie di primo letto le hanno fatto causa per aver sottratto la loro parte di eredità. Insomma, Rupert dev’essersi spaventato che la signora fosse interessata ai soldi, diversamente da come accade in genere alle aspiranti mogli di fantastiliardari novantaduenni. Il fidanzamento viene rotto ma, ohibò, non era mica l’ultimo.

Di lì a poco Rupert conosce una signora russa. A combinare la conoscenza sono Wendi Deng, con cui Murdoch è stato sposato da quando aveva 68 anni a quando ne aveva 82 (chissà se Wendi pensava, illusa, d’esser la sua ultima moglie), e la figlia della futura signora Murdoch.

La figlia, Dasha Zhukova, era finora più famosa della madre, ed equipaggiata della sua stessa evidente tendenza a sposare fornai e fattorini. È stata sposata con Roman Abramovich – sì, l’oligarca: quando si sono lasciati, i giornali hanno parlato d’una buonuscita di 150 milioni di sterline – e ora è sposata con Stavros Niarchos: sì, l’erede degli armatori.

La mamma, Elena, è stata una biologa molecolare, trasferitasi nel secolo scorso dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti. Il suo primo marito e padre di Dasha, Alexander, banchiere russo naturalizzato inglese, nel 2001 viene arrestato in Italia con l’accusa, relativa ai primi anni Novanta, di traffico d’armi verso la Serbia. Gli danno l’obbligo di dimora a Torino, si stabilisce al Principi di Piemonte, Repubblica scrive in toni da monetine al Raphael che la sua suite al quinto piano costa ottocentomila lire a notte. Cioè i quattrocento euro con cui oggi prendi una singola in un tre stelle.

Quando lo avevano arrestato, in Costa Smeralda, era stata sempre Repubblica a raccontare in toni sempre per nulla populisti che «il petroliere di Mosca è stato tra i precursori dello “sbarco” di miliardari russi in Costa Smeralda. Nei primi anni era un assiduo frequentatore di uno dei più prestigiosi e cari alberghi della zona. Successivamente ha acquistato una villa dove d’estate ospita amici e uomini d’affari e dove dà grandi feste a base di caviale» (e poi cosa, le ciliegie, quanti sfregi alla miseria possiamo sopportare, non solo non dorme alla pensione Miramare ma pure il caviale).

A quel punto lui e Elena (che i giornali inglesi dell’epoca chiamano ancora Yelena, poi deve aver deciso di derussizzarsi il nome) sono già separati da un pezzo, si sono lasciati che Dasha aveva tre anni. Tuttavia tutta questa trama mi fa pensare che la ragione principale per cui “Succession” aveva dei personaggi di fantasia è che fare davvero una serie su Murdoch e le sue mogli comporterebbe un ingestibile numero di puntate solo per farci entrare tutti i personaggi.

Ma non vi sarete (anche voi) già dimenticati di Jerry. Che si sposa con Rupert nell’intervallo tra Wendi e Elena, nel 2016: tre mesi prima di compiere sessant’anni, e una settimana prima che lui ne compia ottantacinque. Una donna dell’età alla quale mia nonna aveva la dentiera ha diritto di pensare, quando sposa un ottantacinquenne, che sia la sistemazione definitiva? Che ora ci si possa rilassare?

E invece no, lui la pianta sei anni dopo. E non perché ha capito che vuole morire solo, eh: nel giro di due anni dà ben due anelli di fidanzamento a due diverse vegliarde – anche loro non intenzionate a entrare nell’età della dentiera – e alla fine si sposa di nuovo. Ora ditemi, cosa deve fare una povera bionda che ha passato la vita in ballerine per non umiliare la rockstar bassa e il fantastiliardario basso. Cosa deve fare, ora che non c’è neanche più Letterman dal quale andare a ridacchiare istericamente?

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