La sfida di SchleinIl campo largo non c’è più, il Pd è il partito unico dell’opposizione

Le europee e le amministrative hanno dimostrato che c’è una sola alternativa alla destra. Questo vuol dire che la segretaria dovrà creare un programma di riforme: se sarà brava gli altri le andranno dietro

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Non è vero che domenica ha vinto il “campo largo”. Questa è un’illusione ottica o una constatazione, come dire, formale. In realtà ha vinto il Partito democratico. Il “campo largo” ormai è solo una formula giornalistica per indicare genericamente una coalizione che non è propriamente tale, diciamo che è come una galassia elettorale con un solo partito organizzato, nazionale, di massa, cioè il Partito democratico. Una coalizione vera infatti ha una propria grammatica, proprie sedi, proprie regole.

L’Ulivo era una coalizione, persino “troppo” avviluppata nelle sue dinamiche interne tanto che i partiti che ne facevano parte finivano quasi sempre per litigare, eppure quella è stata l’unica vera coalizione vincente.

Oggi invece, almeno alle amministrative, altre formazioni a parte i dem non esistono. In particolare, il Movimento 5 Stelle è politicamente ai minimi termini, tradizionalmente evanescente alle comunali e sbiadito sul piano nazionale, privo di una classe dirigente e ormai con una leadership debole e contestata. È vero che la sinistra di Nicola Fratoianni e Ilaria Salis sta vivendo un buon momento, ma Avs resta pur sempre un partitino che sul territorio e anche in Parlamento esprime poco o niente. L’ex Terzo Polo non è pervenuto: neppure a Firenze Italia Viva è stata determinante.

I sindaci eletti o sono del Partito democratico o sono indipendenti vicini al Partito democratico. La realtà è questa a livello locale e tendenzialmente anche sul piano nazionale.

Fino a due mesi fa si discettava sulla contendibilità della leadership del “campo” nella competition tra Elly Schlein e Giuseppe Conte: le Europee prima e le amministrative poi hanno posto fine al dilemma decretando il primato della segretaria del Partito democratico che adesso non ha più l’assillo di essere, come dice lei, «testardamente unitaria», anche se naturalmente dirà sempre che servono le alleanze per battere la destra eccetera eccetera: ma che può fare, Conte, se non accodarsi al Partito democratico?

Persino Paola Taverna, quella che un tempo si rivolgeva ai dem urlandogli «mafiosi» ha cambiato idea e oggi è lei a essere unitaria anche se forse non testardamente. È quello che i riformisti dem hanno sempre pensato: bisogna prima ridimensionare l’avvocato del popolo, e poi si potrà ragionare con buone probabilità che l’accordo verrà da sé.

Azzardiamo qui l’ipotesi che neppure la leader dem si attendesse un processo politico così veloce, e se questo è vero Elly Schlein, che ieri ha detto giustamente che non servono tavoli, deve cominciare a lavorare per fare del Partito democratico un partito capace di parlare a tutto il Paese con un programma di riforme: se sarà brava gli altri le andranno dietro. Bisogna aggiornare l’analisi: piaccia o non piaccia, il campo largo oggi è il Partito democratico.

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