Regno poco UnitoPerché la Gran Bretagna va così male negli sport olimpici di squadra

Inglesi, scozzesi, gallesi e nordirlandesi sono spesso divisi, anche politicamente, e trasformarsi in una nazione coesa per quattordici giorni di sport ogni quattro anni è davvero molto difficile

AP/Lapresse

Alla vigilia delle Olimpiadi di Rio 2016, la domanda più cercata nel Regno Unito su Google era: perché la squadra olimpica britannica si chiama Team Gb e non Team Uk? Stando alle denominazioni ufficiali, infatti, la Gran Bretagna comprende solo Inghilterra, Scozia e Galles, mentre il Regno Unito è il «Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord»: una delle nazioni costituenti sarebbe stata quindi esclusa. Per esteso la squadra è il “Great Britain and Northern Ireland olympic team”, ma la British olympic association ormai usa stabilmente il marchio Team Gb, scatenando la rabbia dei politici unionisti nordirlandesi. Già da questa querelle sul nome, una delle tante particolarità britanniche, si può comprendere quanto sia problematica l’unione sportiva di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord in occasione di ogni appuntamento olimpico.

Il Regno Unito è infatti composto da quattro nazioni costituenti: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. La ragione per cui schiera una sola squadra per i Giochi Olimpici, mentre le singole nazioni competono separatamente ai Giochi del Commonwealth o in altre occasioni, è dovuta alle differenti strutture storiche e politiche dei vari eventi sportivi. I diversi accordi per i Giochi Olimpici sono un’eredità dell’evoluzione politica e costituzionale del Paese e il Comitato olimpico internazionale riconosce le singole nazioni costituenti come un’entità comune sin dal 1896: la Gran Bretagna è stata una delle prime squadre a competere nei primi Giochi estivi ad Atene insieme ad altri quattordici Paesi.

Se il Regno Unito funziona come un singolo Stato sovrano per rispondere a molti compiti e ruoli internazionali, la devoluzione dei poteri ai governi nazionali di Scozia, Galles e Irlanda del Nord ha però concesso loro di mantenere identità e rappresentanze distinte in alcuni eventi sportivi. Ma un Paese così diviso può trasformarsi in una nazione coesa per quattordici giorni di sport ogni quattro anni?

AP/Lapresse

I Giochi Olimpici sono ampiamente considerati l’apice dell’eccellenza sportiva e della concordia tra le nazioni, secondo i principi individuati dal loro ideatore Pierre de Coubertin, e sono anche un’occasione per celebrare l’unità e tifare per atleti e atlete che brillano sulla scena mondiale. Non stupisce però che in Regno Unito i cinque cerchi si siano trasformati in una questione identitaria: oltre alle tensioni irlandesi, in questi anni anche l’Snp, il Partito nazionale scozzese, ha contribuito a rendere i Giochi un momento di divisione.

Nel 2012, l’ex premier scozzese Alex Salmond suggerì che i cittadini dovessero supportare solo gli atleti scozzesi, gli «Scolympians». Da quell’anno, è diventata la norma per le frange più radicali parlare di un fittizio medagliere scozzese e fare distinzioni rispetto al Team Gb, negando gli stessi valori olimpici attraverso cui il Regno Unito può dimostrare di essere qualcosa di più della somma delle sue parti.

Quello di cui non si parla negli ambienti nazionalisti è che unendo le forze gli atleti possono ottenere grandi risultati, come nel caso di Duncan Scott: il ventisettenne di Glasgow è uno dei nuotatori più decorati e detiene il record per il maggior numero di medaglie vinte da un atleta britannico in un’unica edizione dei Giochi. Un risultato che Scott ha raggiunto anche grazie al Team Gb, ottenendo a Parigi la sua seconda medaglia d’oro olimpica con la squadra della staffetta 4×200 metri stile libero. I nazionalisti rivendicano Scott come un vincitore scozzese, eppure cinque delle sue sette medaglie sono state vinte in eventi a squadre, con compagni inglesi come James Guy e Tom Dean.

Presentando la rassegna parigina, la conduttrice olimpica della Bbc Gabby Logan ha detto che i Giochi di Parigi 2024 potrebbero essere un momento per apprezzare la natura «più stabile» della politica britannica (in un certo senso, anche sulla scia della vittoria laburista, con il governo di sir Keir Starmer che punta a migliorare i rapporti con le amministrazioni locali e a spingere sulla devolution per scozzesi, gallesi e nordirlandesi). Logan ha spiegato: «Quando Team Gb entrerà nello stadio, rifletterà la Gran Bretagna moderna e assomiglierà alle nostre città e nazioni […]: nella nostra squadra, vediamo l’unità del nostro Paese».

AP/Lapresse

Le contraddizioni di questa spaccatura istituzionale e sportiva diventano più evidenti quando si guarda agli sport di squadra: il caso più assurdo è stato quello della nazionale di calcio femminile britannica e della sua qualificazione a Parigi 2024. Il torneo olimpico è un evento di grande prestigio per il calcio femminile, a differenza di quello maschile: un appuntamento da non mancare, dove si affrontano le migliori giocatrici del mondo. Le quattro le nazioni del Regno Unito volevano arrivare a Parigi, ma la qualificazione ha assunto dei contorni quasi surreali, con la nazionale inglese che a fine 2023 aveva bisogno di arrivare in cima al suo gruppo della Nations League per partecipare alle Olimpiadi, ma la partita decisiva era da giocare contro la Scozia.

Allo stesso tempo, la migliore chance della Scozia di raggiungere le Olimpiadi come parte del Team Gb era perdere pesantemente, poiché l’Inghilterra aveva bisogno di quante più reti possibile per superare il turno. In quanto squadra designata dalle quattro nazioni, solo i risultati dell’Inghilterra contavano per assicurare un posto a Parigi e solo le leonesse inglesi potevano qualificarsi per conto anche delle loro rivali scozzesi. Alla fine non sono riuscite pur vincendo sei a zero, ma Scozia-Inghilterra del 2023 resta un monito sulla fragilità di questo contesto politico e sportivo.

Gli ostacoli non si fermano qui: la Gran Bretagna, ad esempio, non può schierare una squadra di calcio maschile alle Olimpiadi per non compromettere la possibilità delle singole nazioni di partecipare ai tornei Fifa e Uefa. Le grandi rivalità e le discordie tra le diverse federazioni, riguardo a quali giocatori includere nella rosa e quanto ogni nazione debba essere rappresentata, complicano ulteriormente qualsiasi decisione. Dal 1960, il Team Gb ha schierato una squadra di calcio maschile solo durante le Olimpiadi di Londra 2012, un’eccezione alla regola dato che il Regno Unito ospitava i Giochi.

Anche in caso di qualificazione, un altro capitolo riguarda la coesione stessa delle squadre: il Team Gb è una parentesi artificiale che mette in squadra ogni quattro anni sportivi e sportive che di solito non giocano insieme e che anzi sono avversari nelle rassegne per nazionali. Oltre al caso «burocratico», anche la mancanza d’intesa può incidere anche sui risultati: a Parigi si sono qualificate solo tre squadre, le due di hockey e quella di rugby femminile, che ha già chiuso la rassegna al settimo posto. A livello storico, inoltre, i risultati negli sport di squadra sono sempre stati piuttosto scarsi: non è facile ritrovarsi insieme ogni quattro anni.

X