Sigle che salvano Cos’è il marchio ASC e perché cercarlo fa bene anche a noi

Il bollino verde acqua dell’Aquaculture Stewardship Council racchiude un impegno sempre più ampio per rendere l’acquacoltura sostenibile

Credits @ASC

Capita spesso che, pulendo un’orata, ci si ritrovi davanti a una lisca con qualche curva. Solitamente appare in corrispondenza della coda, ma può accadere che sia anche al centro della spina dorsale del pesce. Può capitare di non farci caso e continuare a mangiare. Oppure può far spuntare una domanda: esiste davvero un’orata con la scoliosi? La risposta va rintracciata nella provenienza di quel pesce che, se d’allevamento come la maggior parte dei pesci oggi sui banchi delle pescherie, potrebbe raccontare una storia non proprio amica dell’ecosistema marino. Per questo, ancora una volta, leggere l’etichetta può fare la differenza e può aiutare i consumatori a non pesare troppo sull’ecosistema.

Aquaculture Stewardship Council (ASC™) è una realtà indipendente e senza scopo di lucro nata nel 2010 nei Paesi Bassi. L’organizzazione ha deciso di incrementare il suo impegno in Italia con nuovi investimenti e nuove risorse professionali per coinvolgere sempre più la filiera dell’allevamento ittico, sensibilizzare la componente retail e comunicare ai consumatori i valori che caratterizzano e distinguono la propria certificazione.

La certificazione ASC costituisce infatti il principale schema di riferimento per l’acquacoltura responsabile a livello internazionale (l’unico conforme al codice Iseal), perché ha gli standard più solidi, con requisiti rigorosi basati su dati scientifici e misurabili da soddisfare. Tra questi c’è anche il valore legato allo spazio vitale riservato alle varie specie ittiche negli allevamenti, per orate senza più scoliosi e con una vita più dignitosa.

Cos’è l’acquacoltura
Iniziamo col definire cos’è l’acquacoltura. Si tratta dell’allevamento di diverse specie acquatiche come pesci, crostacei, molluschi ed alghe. «Si tratta del settore alimentare in più rapida crescita al mondo» spiega Desirée Pesci, market development manager Italy. Già oggi, oltre il cinquanta per cento dei prodotti ittici che consumiamo proviene dall’acquacoltura.

Con una popolazione mondiale in continua crescita anche questa industria svolge un ruolo cruciale nel contribuire a nutrire il pianeta. Infatti, secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 ci saranno 9,8 miliardi di persone sul pianeta. Ciò significa che la pressione sull’apparato produttivo alimentare aumenterà sempre di più, con un focus particolare sul settore ittico.

La pesca ha già messo in pericolo diverse specie marine. Circa il 37 per cento degli stock ittici ha già raggiunto il proprio limite biologico a causa delle pratiche di pesca distruttive e del sovrasfruttamento. Ciò significa che le specie ittiche non hanno il tempo di ripopolarsi prima di essere nuovamente pescate, provocando un alto rischio di estinzione.

Quindi «il mondo ha bisogno dell’acquacoltura per contribuire a soddisfare la crescente domanda di prodotti ittici e fornire alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo proteine sane, riducendo al contempo la pressione sulle popolazioni marine. L’acquacoltura, quindi, non è solo fonte di cibo per l’uomo, ma può anche aiutare a ricostruire le popolazioni di specie minacciate e a rischio di estinzione, a ripristinare gli habitat e a incrementare gli stock selvatici di specie d’acqua dolce e marina».

Le criticità da eliminare lungo la filiera
Come tutti i sistemi di produzione alimentare anche l’acquacoltura ha le sue controindicazioni rispetto all’ambiente. «Un allevamento mal gestito può causare l’inquinamento delle acque circostanti, danneggiare le comunità locali o non rispettare i diritti dei suoi lavoratori. Il Farm Standard di ASC affronta esattamente i potenziali impatti ambientali e sociali degli allevamenti ittici, definendo le procedure migliori per far sì che la produzione ittica sia gestita in maniera responsabile».

Quindi questo acronimo non solo garantisce che l’industria sia gestita in maniera responsabile a livello di allevamento, ma anche che ci sia un impegno per ridurre l’impatto che può avere, ad esempio, il mangime di cui i pesci si nutrono. Basti pensare che l’ottanta per cento dell’impatto climatico dell’acquacoltura proviene proprio dalla produzione dei mangimi. Circa il settanta per cento degli ingredienti è di solito composto da piante, come la soia e il mais, le quali possono essere prodotte causando ampi fenomeni di deforestazione.

«Per questo motivo ASC ha sviluppato il Feed Standard, il quale affronta in maniera olistica la produzione di tutti gli ingredienti parte dei mangimi ittici. Solo attraverso una totale trasparenza e presa di responsabilità di tutti gli attori nella filiera dell’acquacoltura, inclusi i mangimifici, si può garantire la sostenibilità dell’industria».

Perché cercare la certificazione ASC
«Il marchio verde acqua ASC garantisce al consumatore che il prodotto ittico provenga da un allevamento certificato secondo gli standard di ASC. Ciò significa che il pesce o i frutti di mare acquistati sono stati prodotti rispettando numerosi requisiti ambientali, sociali e di benessere animale».

Si tratta di standard sviluppati in maniera trasparente, coinvolgendo attori con diverse expertise: allevatori, ricercatori e scienziati, Ong, la grande distribuzione organizzata e molti altri. Per garantire l’indipendenza di ASC, la certificazione degli allevamenti viene effettuata da certificatori terzi, i quali sono accreditati a loro volta da un ente internazionale, l’Assurance Service International.

Inoltre, una volta scelto di sposare i criteri produttivi legati alla certificazione, tutte le aziende della filiera devono essere certificate Catena di Custodia ASC. In questo modo è possibile garantire la tracciabilità dei prodotti ittici con questo marchio. «Questa certificazione affronta anche aspetti relativi a possibili frodi ed errata etichettatura dei prodotti ittici, alla sicurezza alimentare ed al rilevamento degli antibiotici».

Quanto incide sul prezzo
Importanti brand del settore ittico e della Gdo collocano da tempo il marchio ASC sul packaging di determinati prodotti e presto sarà visibile sui banchi delle pescherie. Potrebbe capitare di fermarsi a comparare i prezzi di un prodotto con e uno senza questo marchio. Potrebbe capitare di vedere una differenza tra le due cifre: quello approvato ASC potrebbe anche costare di più.

Ma come ci rassicurano dall’ente: «ASC non determina il prezzo finale del prodotto. È a discrezione del brand che propone il prodotto e/o della Gdo che lo vende riconoscere eventualmente un determinato valore alla presenza del marchio verde acqua. Non bisogna comunque presumere che i prodotti con marchio debbano risultare più cari dei prodotti equivalenti senza marchio. Il marchio ASC consente ai consumatori di gustare il proprio pesce con la consapevolezza e la garanzia di conoscerne la provenienza e le modalità di produzione. Una soluzione facile e tangibile per acquistare pesce e frutti di mare salutari in modo responsabile».

X