Pericolo balticoLe elezioni generali e lo spettro del populismo in Lituania

Il 13 ottobre Vilnius andrà alle urne per votare il nuovo parlamento. Secondo alcuni sondaggi, il Partito Socialdemocratico, finora all’opposizione, è il favorito. Sulle liste ci sarà anche il gruppo di Zemaitaitis, un candidato che si è recentemente distinto per posizioni antisemite e ambigue verso la Russia

Il presidente lituano Gitanas Nauseda (AP/Lapresse)

Domenica 13 ottobre in Lituania si terrà il primo turno delle elezioni parlamentari per il rinnovo dei centoquarantuno membri del Seimas, l’Assemblea monocamerale della Repubblica Baltica (il secondo turno è in programma il 27 ottobre). Un sondaggio dell’Istituto Baltijos Tyrimai dà in testa il Partito Socialdemocratico (21,9 per cento), finora all’opposizione, davanti all’Unione della Patria-Democratici Cristiani (12,5 per cento), schieramento di centrodestra e principale partito del governo.

Si attesterebbe attorno all’undici per cento dei consensi, invece, il partito populista Alba di Nemunas, guidato da Remigijus Zemaitaitis, quarantadue anni, noto in patria per aver fatto commenti antisemiti e per la sua ambiguità in merito all’invasione russa dell’Ucraina. Il suo programma è poco politico, e include misure interne populiste analoghe a quelle introdotte in Polonia da Diritto e Giustizia e in Ungheria da Fidesz. «Uomo del popolo e non da sale riunioni», come l’ha definito chi lo sostiene, Zemaitaitis ha iniziato la sua campagna elettorale sulla spiaggia di Palanga, una località turistica sulla costa baltica, per poi proseguirla nei villaggi più periferici del Paese.

Stando a un sondaggio dello scorso agosto, Zemaitaitis è il secondo politico di cui i lituani si fidano maggiormente, dopo il presidente Gitanas Nauseda. Per un Paese che negli ultimi anni ha registrato un aumento dell’antisemitismo tra la popolazione ed è stato tra i più strenui sostenitori di Kyjiv, questa non è proprio una buona notizia.

La chiamata alle urne del 13 ottobre è il terzo appuntamento elettorale del 2024 per i lituani. Gli aventi diritto della Repubblica Baltica hanno votato il 26 maggio per il loro Presidente – confermando con il 75,29 per cento dei voti il capo dello Stato uscente, Nauseda –, e il 9 giugno per la nomina degli undici europarlamentari. Come osservato da diversi esperti, l’elevato numero di elezioni in poco meno di un semestre potrebbe avere delle ripercussioni in termini di astensionismo, considerando anche la scarsa affluenza alle urne registrata negli appuntamenti di maggio (48,99 per cento) e giugno (28,94 per cento).

Le scorse elezioni parlamentari, che si sono tenute nell’ottobre del 2020, sono state vinte dall’Unione Patria-Democratici Cristiani, un partito di centrodestra che ha formato un governo di coalizione con il Movimento Liberale e il Partito della Libertà, sotto l’egida della prima ministra Ingrida Šimonytė. In questi quattro anni, l’esecutivo di Vilnius ha confermato l’impegno del Paese nei confronti dei valori dell’Unione europea e ha portato avanti relazioni difensive con i partner della Nato, supportando la difesa dell’Ucraina dall’aggressore russo.

A differenza di quanto accade generalmente in altri Stati europei, in Lituania sono le persone che vivono nelle aree urbane a risultare più vicine alle proposte della destra, mentre quelle che abitano nelle zone rurali sono più propense a dare il loro voto a sinistra. Per questo motivo, mentre a Vilnius e in altri grandi centri è l’Unione Patria-Democratici Cristiani ad avere più elettori, nelle piccole località prevale il Partito Socialdemocratico. 

Ed è proprio questo schieramento che potrebbe agguantare la vittoria al prossimo appuntamento elettorale, stando al sondaggio sopracitato. A far pendere l’ago della bilancia verso il gruppo all’opposizione, spiega Associated Press, sarebbero fattori come le severe misure anti-Covid (nonché la mancanza di sostegno alle aziende in difficoltà nel periodo pandemico) e l’afflusso migratorio dalla vicina Bielorussia, effetto delle politiche anti-Ue del leader autocrate di Minsk Alexander Lukashenko, fedele alleato di Vladimir Putin.

Dopo la sconfitta del 2020, quando aveva conquistato solo il 9,58 per cento, il partito di Vilija Blinkeviciute potrebbe ora ottenere il 21,9 per cento delle preferenze, superando il nuovo partito dell’Unione dei Democratici “Per la Lituania” (12,8 per cento), l’Unione della Patria-Democratici Cristiani (12,5 per cento), l’Unione degli agricoltori e dei Verdi (11,6 per cento), l’Alba di Nemunas (11,1 per cento), il Partito Laburista (7,7 per cento) e il Movimento Liberale (5,7 per cento). In lizza ci sono in totale diciannove partiti e diciotto candidati indipendenti, ma solo in sette dovrebbero riuscire a superare la soglia di sbarramento del cinque per cento di voti a favore.

In caso di vittoria, il Partito Socialdemocratico si troverebbe di fronte al problema di rimediare un alleato per avere la maggioranza in Parlamento. Il connubio con i Verdi è da escludere: nel 2017 questa alleanza aveva provocato l’uscita dal gruppo di Blinkeviciute di alcuni membri, che avevano fondato poi il Partito socialdemocratico del lavoro. Così come non può essere preso in considerazione un avvicinamento allo schieramento di centrodestra al governo, l’Unione della Patria-Democratici Cristiani, per via della lontananza di visioni politiche.

Plausibili, invece, dei flirt con l’Unione dei Democratici “Per la Lituania” e con il Movimento dei Liberali, che passerebbe così con lo schieramento rivale. Nella lista dei papabili alleati al futuro governo di centro-sinistra, quest’estate compariva anche Alba di Nemunas, il partito populista fondato fondato Remigijus Zemaitaitis, che negli ultimi anni ha fatto molto parlare di sé per via di dichiarazioni antisemite e posizioni ambigue nei confronti della Russia. A inizio settembre Blinkeviciute ha però chiuso le porte a Zemaitaitis, dicendo che «aveva superato il limite» e che «dovrebbe scegliere le sue parole con maggiore prudenza».

Nel maggio del 2023, Zemaitaitis ha pubblicato su Facebook dei commenti antisemiti, corredati da un motto denigratorio nei confronti degli ebrei (una traduzione: «un ebreo salì su una scala e cadde per sbaglio; ragazzi, prendete un bastone e uccidete quell’ebreo»). È stato immediatamente espulso dal partito conservatore ed euroscettico Libertà e Giustizia di cui era membro. Pochi mesi dopo, a novembre, ha dato vita ad Alba di Nemunas, un partito che si presentava come di sinistra, liberale e cristiano.

A gennaio 2024, Zemaitaitis ha negato che la Shoah fosse avvenuta, infrangendo così il giuramento come deputato e violando la costituzione lituana. Tre mesi più tardi ha dichiarato con una mail alla Commissione elettorale le sue dimissioni da membro del Seimas, anticipando il voto di condanna della Corte costituzionale. A maggio si è candidato per la presidenza e ha ricevuto il 9,33 per cento delle preferenze al primo turno, ottenendo un discreto quarto posto.

Se l’antisemitismo di Zemaitaitis è conclamato, più sfumata e, per certi versi, contradditoria è la sua posizione in merito alla Russia. Qualche mese fa, in un’intervista a un giornale lituano, aveva dichiarato: «Non vedo la Russia come una minaccia [per la Lituania]. Apprezzo i politici russi, mentre ritengo che alcuni oligarchi, con le loro decisioni e le loro finanze, siano una minaccia nazionale per noi». Al tempo stesso, però, ha dimostrato di non avere grandi simpatie per Putin. Recentemente, commentando la notizia della demolizione di una scuola palestinese da parte dello Stato ebraico, ha paragonato il presidente israeliano Benjamin Netanyahu all’omologo russo che sta conducendo un’invasione in Ucraina.

Di fronte all’ambiguità delle posizioni su Mosca di Zemaitaitis, molti politici hanno proposto di formare un “cordone sanitario” per impedire al leader di Alba di Nemunas di entrare in carica. «La retorica antisemita è ciò di cui il Paese ha meno bisogno, così come le posizioni ambigue sulla guerra in Ucraina», ha dichiarato Viktorija Cmilyte-Nielsen, leader del Movimento Liberale.

Un appello a cui ha fatto eco Andrius Kubilius, deputato al Parlamento europeo e prossimo commissario europeo di Vilnius: «La radicalizzazione politica è in atto in tutta Europa, e la Lituania non fa eccezione, ma le prossime elezioni generali rappresentano un pericolo reale per il futuro del paese. […] Le forze pro-Europa devono unirsi e impedire a questo partito di arrivare al potere».

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