Quando la pubblicità era arteAnche il cibo è stato futurista

La mostra “Sete di Futurismo, fame d’America” racconta l’universo creativo di Fortunato Depero con un focus sul cibo e riti della tavola. Ospitata alla Stazione Frigorifera Specializzata di Verona e curata da Federico Zanoner e Luca Bochicchio, resterà visitabile fino al 1° marzo 2025

Installation view: “Fortunato Depero. Fame di Futurismo, sete d’America”, a cura di Luca Bochicchio e Federico Zanoner, EARTH Foundation 2024, Foto Nicolò Lucchi
Installation view: “Fortunato Depero. Fame di Futurismo, sete d’America”, a cura di Luca Bochicchio e Federico Zanoner, EARTH Foundation 2024, foto Nicolò Lucchi

«Nacqui a Fondo (Val di Non) Trentino nel 1892. Altipiano di prati e selve oscure di larici ed abeti. Vallata di castelli e santuari. Padre nato spazzacamino e vissuto gendarme e carceriere: ciglia e baffi ispidi ed irti, si commuoveva per un nonnulla, religioso. Madre cuoca tutt’occhi e tutto cuore. Discolo, fui spedito in un collegio tedesco a Merano: mangiavo male e non mi piacevano i tedeschi. (…) Studiai di malavoglia. Disegnavo, dipingevo, modellavo, scolpivo con passione precoce e tumultuosa frenesia di autodidatta».

Così si raccontava lo stesso Fortunato Depero, artista, designer e illustratore che grazie al Futurismo è riuscito a superare i confini tradizionali dell’arte, aprendo le porte alla pubblicità e al design contemporaneo. È proprio da questa sua incontenibile creatività e “sete di Futurismo” che nel 1919 scaturisce l’idea per la Casa d’Arte Futurista Depero a Rovereto, una fucina d’arte totale. Qui prendono forma centinaia di progetti pubblicitari, tra cui l’allestimento del Cabaret del Diavolo a Roma nel 1922 e la decorazione del Bar Bristol a Merano nel 1924, tutti caratterizzati da una spiccata audacia visiva e un’inesauribile vena ludica. Nei suoi scritti, Depero definisce gli industriali come i nuovi papi e mecenati degli artisti, e il cartellone pubblicitario come l’equivalente moderno del quadro sacro, affermando che ogni opera pubblicitaria «DEVE-DEVE-DEVE essere originale, inventata, rara, cazzottatrice, sorprendente, deve agganciare, fulminare il passante distratto e frettoloso, deve essere improvviso e imprevisto».

Plastico pubblicitario Campari Depero
Fortunato Depero, Costruzione pubblicitaria Campari (Plastico pubblicitario Campari) (1926),Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Fondo Depero

Con il desiderio di raccontare la poliedricità del suo percorso nasce la mostra “Fortunato Depero. Sete di Futurismo, fame d’America”, visitabile fino al 1 marzo 2025 negli spazi della Stazione Frigorifera Specializzata di Verona. Organizzata da Earth Foundation in collaborazione con il MART, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, e l’Università di Verona l’esposizione, curata da Federico Zanoner e Luca Bochicchio, offre un approfondimento sui temi legati al cibo e ai luoghi della sua consumazione.

Temi che Depero esplora dagli anni Dieci agli anni Cinquanta, collaborando con numerose aziende, anche molto diverse tra loro, come Verzocchi, Richard Ginori, San Pellegrino, Alberti e Rimmel. È con Campari però che instaura il sodalizio più significativo, durato fino agli anni Trenta. Per la ditta milanese realizza schizzi, collage, plastici pubblicitari e, tra i lavori più celebri, “Squisito al selz”, che nel 1926 presenta alla XV Biennale di Venezia definendolo un «quadro pubblicitario», e la bottiglia del Campari Soda, con la sua iconica forma di calice rovesciato. Proprio con questo oggetto di design – divenuto simbolo del rito quotidiano e italiano dell’aperitivo – Depero riesce a sintetizzare il principio futurista della connessione tra arte e vita.

Fortunato Depero La rissa rustica, (1936), Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero
Fortunato Depero, La rissa rustica (1936), Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero

La mostra si sofferma su un anno in particolare, il 1928, quando Depero arriva a New York assecondando la “fame d’America” che lo assilla da anni. Immerso nell’atmosfera dei fast-food, del proibizionismo e dei catering organizzati sui piani alti dei grattacieli, l’artista incontra non poche difficoltà nel conquistare il mercato artistico statunitense. Se artisticamente le sue opere non ottengono il successo commerciale desiderato, tramite le illustrazioni riesce invece a instaurare collaborazioni prestigiose con riviste del calibro di Vogue, Vanity Fair e The New Yorker, a progettare scenografie per il Roxy Theatre e a decorare interni e spazi legati alla ristorazione. Quando torna in Italia nel 1930, Depero si appassiona ancora di più al tema del cibo, che affronta in due modi: reinterpretandolo, su ispirazione delle ricette futuriste di Filippo Tommaso Marinetti e Fillìa, o proponendo scene e atmosfere osservate a lungo nelle osterie trentine, dal carattere più tradizionale.

A questo periodo fanno riferimento anche una selezione di arazzi realizzati nel 1938 per il Vi.Bi.Bar di Bolzano e il focus sul “buxus”, materiale da rivestimento utilizzato per pannelli pubblicitari e decorativi che nel 1940 è protagonista dell’allestimento progettato per la Bottega del Vino a Trento. Il percorso si conclude con gli anni Cinquanta e una panoramica sulle ultime collaborazioni pubblicitarie di Depero, come quella con le Cantine Cavazzani e Braibanti, azienda produttrice di macchinari per la lavorazione della pasta.

Installation view: “Fortunato Depero. Fame di Futurismo, sete d’America”, a cura di Luca Bochicchio e Federico Zanoner, EARTH Foundation 2024, Foto Nicolò Lucchi
Installation view: “Fortunato Depero. Fame di Futurismo, sete d’America”, a cura di Luca Bochicchio e Federico Zanoner, EARTH Foundation 2024, Foto Nicolò Lucchi

Si giunge così al termine di un viaggio attraverso l’immaginario deperiano, scandito da tappe inedite o poco esplorate. Un percorso che racconta come un artista abbia saputo fondere avanguardia e quotidianità, trasformando il cibo e i suoi riti in un potente mezzo di narrazione visiva.

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