Il Democratic National Committee (insomma, il Partito democratico americano) ha aperto i suoi lavori con il presidente uscente Jamie Harrison che spiega le regole dell’elezione del suo vice: «Le regole specificano che quando abbiamo un candidato o un funzionario di genere non binario, l’individuo non binario non viene considerato né maschio né femmina, e i restanti sei funzionari devono essere equilibrati in termini di genere».
Possiamo dire che la nuova frontiera dell’analisi della sconfitta è che non c’è stata nessuna sconfitta. Quod me nutrit me destruit, conosciuto ai più come tatuaggio sul basso ventre di Angelina Jolie, spero venga impresso all’ingresso delle Botteghe Oscure americane. Ciò che mi nutre è ciò che mi distrugge, e infatti a un certo punto, in questa riunione democratica, sono arrivati gli attivisti climatici di “Sunrise Movement” che continuavano a interrompere chiedendo: cosa pensate di fare coi milionari? Boh, non saprei, forse derubarli? Forse pagare la cauzione a Luigi Mangione?
Se fossi un’analista di costume direi che, dopo il fallimento delle lotte per i diritti civili umiliati e trasformati in performance artistica, è arrivato il momento moda dei diritti sociali. Sfilate operaie, reel proletari, redistribuzione dei macha latte, internazionalismo e rivoluzione. Ieri, dopo che Trump ha avuto il suo momento from the riviera to the sea con Gaza trasformata in Santa Margherita Ligure, il primo pensiero della brigata della complessità è stato contro i ProPal che non hanno votato Harris perché secondo loro era troppo morbida con Israele.
Il New York Times ha pubblicato un sondaggio, e in questo sondaggio il signor Muhammad Khan, trentenne di Filadelfia, musulmano, dice di aver votato Trump per via del sostegno di Joe Biden a Israele. Sarà contento il signor Khan di poter alloggiare prossimamente nella pensione Miramare a Gaza. «Alla richiesta di identificare le priorità più importanti del Partito Democratico, gli americani hanno spesso elencato l’aborto, L.G.B.T.Q., diritti umani e cambiamento climatico», scrivono nell’articolo.
Una volta ho detto che il voto a Trump era un voto contro la politica DEI (diversity, equity, inclusion) e mi è stato risposto che stavo facendo i ghirigori su un piatto rotto. Dicevano che le persone avevano votato Trump per l’economia, che è quello che scrive anche il Nyt. In politica conta la percezione, dice l’analista democratico Adam Jentleson, e la percezione è che ai democratici «interessino di più le istanze degli attivisti che i tavoli della cucina».
Il concetto di percezione, che in Italia trova tantissimi ammiratori, è anche l’ultimo rifugio degli incapaci. Il voto a Trump è in quattro righe dell’articolo che vorrebbero dire un’altra cosa: «La maggior parte dei democratici, inclusa l’ex vicepresidente Kamala Harris, non ha discusso dell’identità di genere. Ciò è venuto dai repubblicani, che hanno alimentato i timori sulle donne transgender che giocano in squadre sportive femminili e sui minori che ricevono cure mediche transgender».
Questa non è percezione, questo è quello che è successo durante l’amministrazione Biden. Non ce lo siamo immaginati, è successo davvero. Tre erano, e sono, i principi non contrattabili: spazi per sole donne (carceri, centri antiviolenza, reparti ospedalieri etc.), minori, sport. Per il resto, vivano tutti felici e non binari. Quello di cui sono sicura è che anche farsi i debiti da studente per poi arrivare al punto in cui a passarti davanti in qualche fila è uno che non è lì per merito, ma per nascita, o per posa, è economia.
È economia lavorare per una vita, una vita che rimane miserabile, e rimanere invisibili perché bisogna celebrare gli uomini stunning and brave che vanno nel bagno delle signore. È economia votare per quello che ti odia piuttosto che per quello che non ti parla. E io questo lo capisco, perché non sono un’analista, ma una che oggi preferirebbe farsi tagliare una mano piuttosto che votare. Ciò che ha radicalizzato le persone tanto da preferire uno che ha seppellito l’ex moglie in un campo da golf a una irrilevante è stato il fatto di non vedersi. Oltre a Lia Thomas. Mettersi in macchina la carcassa di una balena decapitata è meno strano e pericoloso del dare ormoni ai bambini, mettere uomini in prigioni femminili e far gareggiare maschi negli sport femminili. Forse, Donald Trump era il male minore.
Ho anche un’altra teoria. È la stessa teoria che ho sul secondo portiere in una squadra di calcio: a logica, quando il primo se ne va, il secondo dovrebbe diventare titolare, e invece quasi sempre rimane secondo portiere. Quello del secondo portiere è un lavoro o è un’idea? Allo stesso modo, se sei vicepresidente degli Stati Uniti d’America, rimani vicepresidente degli Stati Uniti d’America.
Penso che i democratici non abbiano fatto nulla per vincere perché era necessario che arrivasse uno a ripulire il casino che avevano combinato. Nessuno candida un’antipatica, perché nessuno vota un’antipatica, anche se sei un genio o sei la meno peggio. Capisco non sia una analisi degna della brigata della complessità, ma pure quella da un po’ di tempo è diventato l’ultimo rifugio degli incapaci.