Querele temerarie Il referente di Hamas in Italia mi chiede trecentomila euro perché lo avrei diffamato

Mohammed Hannoun è il leader di varie associazioni pro-Pal e ha avviato un procedimento di mediazione perché si sente diffamato e vittima di una campagna stampa aggressiva. Ma le notizie scritte son tutte vere

AP/Lapresse

Per una volta scrivo di una vicenda che mi riguarda e che ci riguarda, Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione di Solidarietà con il Popolo Palestinese, ha avviato le procedure per intentare contro il sottoscritto una causa civile per diffamazione con un procedimento di mediazione in cui mi chiede trecentomila euro come risarcimento per tutti gli articoli e i post che ho scritto su di lui a partire dal 2021.

La particolarità di questa azione è che il referente di Hamas nel nostro Paese e tra i vertici europei dell’organizzazione, secondo il Dipartimento del Tesoro statunitense, non cita in giudizio anche i direttori e i quotidiani dove ho scritto nel corso di questi anni gli articoli (La Repubblica e Linkiesta) ma agisce in sede civile solo contro di me, esponendomi ovviamente a un procedimento da affrontare da solo e a mie spese, senza poter contare sulla manleva dei quotidiani.

Le notizie che ho riportato e che riguardano l’architetto Mohammed Hannoun hanno una caratteristica importante: non sono illazioni, non sono ricostruzioni, ma sono fatti certificati e avvenuti.

Iniziai a scrivere di Mohammed Hannoun nel lontano ormai 2021 sul quotidiano “La Repubblica” diretto da Maurizio Molinari, dove ho raccontato della chiusura di un conto Unicredit (con relative segnalazioni all’anti-riciclaggio) intestato all’associazione di Hannoun.

Da quel momento in poi, altri istituti di credito in tempi diversi hanno chiuso i rapporti con Hannoun e la sua galassia associativa, avvenimenti di cui ho dato puntualmente notizia perché raccontavano un modus operandi di cui le organizzazioni sospettate di attività terroristiche si avvalgono per finanziasi, utilizzando contenitori che ufficialmente hanno per scopo la beneficenza ma che in realtà raccolgono fondi per attività illegali.

In virtù di un’inchiesta internazionale da parte dei servizi di intelligence di numerosi Paesi europei (Francia, Olanda, Belgio Germania e Regno Unito), molti appartenenti alla galassia associativa di Hannoun sono stati indagati e messi in carcere con le accuse di finanziamento ad Hamas e di sostegno alle organizzazione del terrore.

C’è da ricordare che lo Shin Bet e il Ministero della Difesa israeliano, nella primavera del 2023, hanno trasmesso al Governo italiano la richiesta di congelamento di beni per Mohammed Hannoun e le sue associazioni, trasmettendo le evidenze investigative e gli scambi di denaro tra le associazioni italiane ed entità legate ad Hamas.

Questo provvedimento andava a consolidare quanto lo stesso Mohammed Hannoun ha sempre rivendicato nel corso della sua storia politica, ovvero di essere uno spin off operativo del gruppo terrorista in Europa. Non sono rari gli scatti che ritraggono Hannoun e il defunto leader islamista Ismāil Haniyeh.

Tutto questo avveniva prima del pogrom del 7 ottobre, e del successivo conflitto tra Israele ed Hamas; da quel momento in poi l’architetto genovese è divenuto il terminale organizzativo delle piazze per Gaza in tutto il Paese, aumentando il proprio indotto di donazioni e la sua esposizione pubblica.

In più occasioni, per aggirare la chiusura dei conti bancari, si è rivolto a persone a lui vicine per raccogliere donazioni e trasferirle per canali informali alle organizzazioni palestinesi.

Gli ultimi due atti che abbiamo raccontato anche su queste pagine riguardano invece l’inserimento di Hannoun e della sua onlus all’interno della black list del Dipartimento del Tesoro americano, che lo accusa di aver fatto transitare in dieci anni almeno quattro milioni di dollari verso Hamas, atto che ha fatto aprire un’inchiesta dalla Procura di Genova che ha acquisito le evidenze investigative statunitensi.

Infine, il 16 novembre del 2024, all’architetto palestinese è stato notificato un foglio di via da parte della Questura di Milano per aver elogiato la caccia all’ebreo avvenuta ad Amsterdam in occasione della partita Ajax-Maccabi Tel Aviv.

È evidente che Hannoun questo lo sappia, così come il suo legale, è evidente che sappia anche che delle quattro querele che ha annunciato nei miei riguardi solamente di una ho ricevuto richiesta di elezione di domicilio, e dopo qualche mese la richiesta di archiviazione da parte del gip, è evidente che lo schema che Hannoun rincorre è quella della criminalizzazione del giornalismo che per una volta apre la finestra anche sul mondo del terrorismo islamista nel nostro Paese.

Da parte mia, con consueta fiducia nel mio lavoro, aspetto con ansia la possibilità di un pubblico dibattimento con Hannoun, perché come dice la senatrice Liliana Segre «sono tempi di antisemitismo sfacciato, ma non occorre avere paura».

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