L’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo il nostro modo di pensare e anche nel settore della ristorazione potrebbe essere un utile strumento da utilizzare per rendere meno impattanti sul fronte del personale alcune operazioni automatizzabili, lasciandone altre nelle mani – o forse faremmo meglio a dire nell’empatia e nella passione – degli esseri umani, che avrebbero più tempo per occuparsi, per esempio, della creatività e del rapporto con il cliente. Ma come può l’AI aiutare questo settore? Per esempio introducendo innovazioni che spaziano dall’automazione delle cucine alla personalizzazione dell’esperienza del cliente. Ma se da un lato queste tecnologie promettono efficienza e sostenibilità, dall’altro sollevano preoccupazioni legate alla perdita di posti di lavoro e alla standardizzazione della creatività culinaria.
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I dati mostrano che l’adozione dell’IA nel settore ristorativo è in forte crescita
Il 73 per cento dei ristoratori italiani prevede di implementarla o potenziarne l’uso entro il 2024,
l’84 per cento utilizza software per la gestione del locale, come sistemi di cassa digitali e piattaforme di prenotazione,
il 77 per cento ha introdotto strumenti tecnologici in cucina, migliorando la qualità e riducendo i tempi di preparazione dei piatti. (I dati sono dell’Osservatorio Ristorazione).
A livello globale, si prevede che gli investimenti in IA nel settore food & beverage raggiungeranno i 43,4 miliardi di dollari entro il 2028, con un tasso di crescita annuo del 39,4 per cento.
In Italia, le startup food tech hanno raccolto oltre 167 milioni di euro nel 2023, con più di 341 imprese coinvolte (fonte: Italia a Tavola).

Come questo strumento può essere usato nel concreto ce lo spiegano alcuni – ancora pochi! – articoli della stampa estera.
Come questo di Popmenu, “AI in restaurants: 9 ways artificial intelligence is shaping the food industry”, dove si mettono in luce le reali attività che attualmente si possono affidare all’intelligenza artificiale, che è già l’oggi e che nel futuro si rafforzerà sempre di più. Il grande tema? Ottimizzare risorse, spazi, operation e personale per risparmiare tempo e denaro e incrementare i profitti. Se c’è una cosa che l’AI sa fare bene è pensare a come farci guadagnare di più.
Ma come sottolinea Forbes in “13 ways AI may impact and improve the restaurant industry”, le potenzialità dell’IA nella ristorazione sono anche di tipo diverso e riguardano la personalizzazione del servizio: assistenti virtuali possono rispondere in tempo reale, in qualunque momento della giornata, e ricordare nel proprio database tutte le caratteristiche del cliente, per un’esperienza di prenotazione completamente customizzata.
C’è anche chi utilizza l’intelligenza artificiale per creare menu e nuove ricette, come ci spiegano su Italian Food News, “Applications of Artificial Intelligence in the food industry: a competitive advantage for producers and distributors”.

Un’opportunità che ha sempre e comunque bisogno della mediazione dell’uomo e della sua sensibilità, rispetto al cliente ma anche rispetto agli ingredienti e al contesto in cui lavora. Le opportunità rimangono moltissime ma le possibilità di utilizzo devono ancora essere esplorate e messe alla prova dei fatti. Ma soprattutto devono essere accettate dall’anello determinante della catena: il cliente, che sarà sempre e comunque il discrimine su tutte le tecnologie del mondo, e avrà l’ultima parola sul loro effettivo successo.
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