Orgoglio occidentaleIl caos di questi tempi impazziti è una reazione al successo del modello liberale

Più di trent’anni fa, Francis Fukuyama aveva previsto che l’umanità ha bisogno di lottare per una causa giusta, e se non può farlo perché la causa giusta ha trionfato in una generazione precedente, allora lotterà contro di essa, contro lo stato di diritto e la prosperità

AP/Lapresse

L’analisi più esatta dei tempi impazziti che stiamo vivendo dal 2016 a oggi, con l’ascesa del bipopulismo globale, la caduta delle democrazie liberali, e il ritorno degli stati imperiali, l’ha messa nero su bianco Francis Fukuyama, non oggi o ieri, ma nel 1992.

«L’esperienza suggerisce – ha scritto Fukuyama nel suo famigerato saggio “La fine della storia” – che se gli uomini non possono lottare per una causa giusta perché quella causa giusta ha già trionfato in una generazione precedente, allora lotteranno contro di essa. Lotteranno per il gusto di lottare. Lotteranno, in altre parole, per una sorta di noia: perché non riescono a immaginare di vivere in un mondo senza lotta. E se la maggior parte del mondo in cui vivono è caratterizzata da una democrazia liberale pacifica e prospera, allora lotteranno contro quella pace e prosperità, e contro la democrazia».

Non c’è niente di più preciso di quanto scritto da Fukuyama oltre trent’anni fa: la democrazia liberale e la globalizzazione hanno inaugurato l’era di più grande progresso civile e tecnologico della storia contemporanea, garantendo pace e prosperità quasi ovunque, togliendo dalla povertà estrema due miliardi di persone, ampliando la sfera dei diritti individuali ed estendendo globalmente benefici economici e sociali in regioni e continenti che fino al giorno precedente vivevano in condizioni pietose.

Ovviamente non tutto è filato liscio, e non tutto è risolto: le ingiustizie e le disparità non sono state eliminate completamente, perché si tratterebbe di un’impresa impossibile anche solo da promettere, a meno che non si tratti di millantatori tipo Giuseppe Conte e i suoi scalzacani che il 27 settembre 2018 hanno abolito la povertà (e il pudore).

Non tutto è filato liscio nel secolo liberal-democratico, ma qual è stata e qual è oggi l’alternativa alla democrazia liberale e alla globalizzazione? L’alternativa è la Cina, è la Russia, è il modello di Paese dispotico senza diritti civili e politici, senza libertà, e con maggiore povertà. L’alternativa è il panico finanziario scatenato dal ritorno al passato dell’America, un passato che nel formato originale ha portato al crollo dei mercati del 1929 e alla Grande Depressione degli anni seguenti.

Non essendoci più niente di grandioso per cui lottare, perché viviamo nell’era più ricca e avanzata della storia, e non essendoci altro per cui lottare se non le poco appassionanti ma serie riforme graduali, l’umanità tende a crearsi un nemico immaginario contro cui scaricare rabbia e risentimento, perché non riesce a vivere senza il calore di un fuoco rivoluzionario interiore, anche se questo desiderio finisce poi per scatenare una controrivoluzione reazionaria che impone una limitazione della libertà di espressione, una minaccia costante alla sicurezza e la quasi certezza del declino economico.

Non c’è alcuna razionalità in quello che sta succedendo in America e in parte minore anche in Europa con i populisti di destra e di sinistra, entrambi ovviamente trumputiniani, dalla tragicommedia dei dazi al lasciapassare alla Russia coloniale, dai ciarlatani al potere alla diffusione del caos ingegnerizzato dagli algoritmi.

L’antidoto è ritrovare l’orgoglio dell’occidente dei diritti, non perché il mondo libero abbia fatto “anche cose buone” o perché sia “perfetto”, ma perché l’occidente con mille errori e mille disparità ha comunque migliorato le condizioni di vita di miliardi di persone, al contrario dei sistemi suoi concorrenti.

Dare fuoco alla casa comune e abbattere le fondamenta della convivenza civile basata sullo stato di diritto come stanno facendo Trump, Putin, Erdogan, Orbán e i loro utili idioti occidentali che popolano in particolare il panorama pubblico italiano, non raddrizza le storture del sistema capitalistico, semmai fa prevalere l’ingiustizia e l’arbitrio.

Più che la fine storia, per tornare a Fukuyama, quella che stiamo vivendo è una scellerata corsa a tutta velocità verso il suicidio del mondo civile, alimentata dall’illusione menzognera di poter costruire un futuro capace di mondare il corpo e l’anima da ogni contaminazione e impurità.

Ma non c’è alcun significato escatologico nel rimuovere lo stato di diritto e nel sostituirlo con l’autoritarismo dei modelli dispotici, al contrario di quanto spiegano i fanatici del Make America Great Again mentre fanno crollare le Borse di tutto il mondo, e i volenterosi complici di Putin mentre la Russia bombarda i parchi giochi e gli ospedali ucraini.

C’è, invece, da fare una cosa semplice semplice: difendere lo stato di diritto dalle aggressioni interne ed esterne, e rafforzare l’alleanza contro gli stronzi.

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